Hallstatt dal puzzle alla realtà

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Anni fa avevo un puzzle. Anzi, diversi decenni fa a pensarci. Per completarlo ci misi settimane perché i colori del lago e quelli del cielo mi sembravano gli stessi. Trovare una collocazione per tutti quei pezzettini di case di bambola non fu facile. Una volta finito lo incorniciai e lo tenni in cucina ogni giorno, senza sapere se fosse o meno un luogo reale, forse costruito apposta per farci un puzzle. E quell’immagine è rimasta lì, ben chiara ma sconosciuta a lungo, almeno fino a che non ho iniziato a viaggiare (e a usare internet). Ora quel borgo montano ha un posto nella carta geografica e una nazione. Lungo la strada che costeggia il lago ci ho pure passeggiato e mi sentivo esattamente dentro al mio puzzle. Ogni cosa era uguale, non era variato nulla, perfino i fiorellini sui balconi dello stesso colore. Io sono cambiata, gli anni sono cambiati, perfino la cucina non è più la stessa, ma quell’immagine che avevo davanti, dai tempi dei compiti delle elementari è sempre lì, identica. Esiste ed ha un nome. Hallstatt.

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Nel centro dell’Austria. E l’Austria è il centro d’Europa. Hallstatt è letteralmente occultato dalle montagne tutte intorno, inizi a vederlo solo quando sei già arrivato. Ti appare subito nel suo profilo più celebre, quello da souvenir o da foto ricordo. Ed è un incanto. Tutta la regione del Salzkammergut ha dei laghi limpidissimi, con acque che ricordano il mare. In realtà non è un centro abitato recente, né vecchio di qualche secolo, insediamento umano già dalla preistoria e legato nel tempo alle attività minerarie e al commercio del sale. La sua storia è antichissima ma il motivo per cui tutti vengono quì è proprio questa linea di case che termina con quel campanile a punta. Un’immagine iconica e uno sguardo appagante che da solo ripaga del viaggio.

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Come si raggiunge questo angolo di paradiso?
Da Salisburgo è necessario fare una sosta a Bad Ischl per salire sul treno turistico, che lascia dall’altra parte del lago, e poi attraversare con il battello per trovarsi finalmente nella “riva giusta”. Meno suggestivo in macchina, lungo una vera a propria foresta e curve a gomito (almeno per l’ultimo tratto, seppur la strada sia larga e sicura).

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Dopo venti minuti (se non più) di contemplazione generale del paesaggio, iniziamo a camminare tra i vicoletti. Baite montane a più piani con balconi (credo affittate ai turisti che si godono il sole), abitazioni più semplici o altre decorate in modo alquanto kitsch, tipo ricoperte da pecore di pelouches (troppo anche per essere un negozio di souvenirs), o altre che mostrano attrezzi da legnaiolo e riserve di tronchi sistemati a mosaico. E le immancabili case colorate che sembrano fatte di zucchero.

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E a proposito di zucchero…

Ci fermiamo in pasticceria. Tappa obbligatoria in ogni mattina di viaggio in Austria (e perché i pomeriggi no?). Le torte austriache sono le più buone e belle al mondo, con colori abbinati, creme vellutate e strati così perfetti che paiono frutto di complessi esami di ingegneria. Ogni konditorei nasconde nel suo laboratorio misteriosi strumenti della perfezione che non ci è dato conoscere. Non riesco a immaginare come mano umana possa crearle a partire da ingredienti del supermercato quindi preferisco pensare che nascano così, sotto i cavoli, già incartate, tagliate e pronte per essere messe in vetrina. Dal momento in cui varco la frontiera austriaca (ma volendo anche tedesca o polacca), l’espressione “vado a prendere un caffè” si traduce automaticamente con “entro e mi sparo almeno una di quelle torte, se non due, meglio tre”.

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Carichi di panna nello stomaco entriamo nella chiesa gotica, ma è abbastanza essenziale, dentro regna il bianco come molti altri luoghi sacri della mitteleuropa. C’è pure una specie di museo di ossa (umane) decorate di non so quale epoca e moda. Lo evito di netto perché ho appena mangiato, mi sembra pure un po’ di cattivo gusto, ma vedete voi. Non visitiamo niente in particolare ma andiamo in giro di quà e di là, guardandoci intorno, sporgendoci fino alla riva dove sembra che le case terminino direttamente sull’acqua. Alla fine il paese si vede tutto in un paio d’ore, pur contando le varie soste cibo, bagno e foto. E’ piccolo, ma è di un carino tremendo, la natura è incontaminata, l’acqua del lago purissima e l’aria profumata (complici anche i balconcini fioriti che rilasciano sostanze odorose sopra la testa neanche fossimo per il centro di Grasse).

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Fuori tutto tace ma dentro le montagne sono una specie di groviera perché utilizzate come miniere già dall’alba dei tempi. I primi uomini di Hallstatt furono minatori e tutto il passato gravita attorno all’estrazione dei minerali e del sale, ora la vocazione primaria sembra invece essere quella turistica. Così dopo millenni cambia anche il motore dell’economia locale. Gli abitanti non sono nemmeno un migliaio, ma i turisti? Molti di più. E li trovi ovunque, alla fermata del bus, sul trenino che ritorna a Bad Ischl, seduti sulla piazzetta o in giro, a fare foto ovunque. Ci sono tanti asiatici e tutti con espressioni stra-felici. Chissà se anche loro da piccoli avevano quel puzzle in cucina. Immagino di si.

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