Il centro storico di Bruges e peccati di gola

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Città d’acqua, città di fascino. Anche se a volte stringendo c’è poco da vedere  i centri storici attraversati canali hanno sempre un richiamo speciale. Oltre che essere una delle ormai famose Venezie del Nord Bruges è la città più carina e turistica del Belgio, per vederla basta un giorno e una lunga passeggiata a piedi, tra localini accoglienti, salici piangenti, anatre che giocano e cigni che si fanno osservare. I battelli scivolano lenti, popolati da turisti che scattano foto mentre attraversano ponti coperti d’edera. 

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Quello che oggi è un centro bomboniera un tempo era una frenetica città commerciale dove si incontravano mercanti e uomini d’affari, arrivano merci da altre regioni d’Europa e del mondo. Un ricordo della dominazione spagnola, e del vecchio impero dove non tramontava mai il sole, è esposto in tutte le vetrine : il cioccolato. Il cibo degli dèi arrivava in dosi massicce dal Sud America, pronto ad essere lavorato per dilettare le corti europee. I cioccolatini in Belgio sono una vera arte, e con tutta probabilità i migliori del pianeta. Le vetrine sono boutique d’alta moda, e lo paiono anche i prezzi. Ogni pralina è sistemata con cura, con un allestimento che ricorda i gioielli. Un attimo di piacere, solo pochi secondi, ma impacchettato e venduto con stile.
Guai a scegliere i cioccolatini di fretta! Ci vuole tempo e concentrazione. Non se ne prendono a caso nè si puo’ chiedere … “me ne dia due o tre”. Che cosaaa? “O due O tre”. Considerateli oggetti di valore e trattateli come tali.

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Bruges ha un centro piuttosto piccolo e si raggiunge facilmente in treno da Bruxelles in un’ora. La stazione è vicinissima al centro, separata giusto lo spazio di una passeggiata. Si può visitare con una gita di un giorno andata e ritorno dalla capitale belga.  Oltre a ruscelli e canali d’acqua scorre anche la birra, fiumi di birra, anzi, un birradotto con tanto di tubature che si intrecciano per gran parte della città. Ma cosa si viene a vedere a Bruges? In breve, i paesaggi urbani, i contrasti tra casette di bambola e acqua, gli edifici barocchi con le torrette appuntite, le carrozze con i cavalli, le finestrelle fiabesche con tendine di lino stirate come io non riuscirei mai a fare (neanche in un’altra vita). Un saliscendi di ponticelli, archetti in mattoni e cassette della posta e maniglie dalle forme bizzarre. La città è piccola e delicata. Si incontrano anche tanti negozi tematici, quello solo per la casa, solo per il giardino, solo di giocattoli vintage, solo di nastri, solo di dolci, cappelli o articoli di Natale (venduti ed esposti tutto l’anno).

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A parte la birra, la cioccolata e l’odore di patatine fritte pressoché ovunque (infatti mi sento a casa), Bruges è famosa per la lavorazione dei merletti. Una moda che solo di recente ha iniziato a scomparire dalla lista dei desideri femminili e dai cassetti. Le artiste del Pizzo delle Fiandre realizzano ancora oggi questi preziosi decori per gli abiti, come un tempo solo due lavorazioni sono ammesse, quella ad ago e quella a fuselli, e tutto rigorosamente a mano. I pizzi richiedono molte ore e sono ancora un bene di lusso che non tutti acquistano e indossano. Io mi limito a dare un’occhiata al museo, dove tra l’altro possono anche insegnarti a realizzare qualcosa (certo se già hai delle basi minime per partire, e non è il mio caso). La velocità e la precisione delle signore sono impressionanti. Anche se non si è appassionati vale la pena entrare per cercare di capire questo fenomeno di marketing del passato. Come mai proprio quì? E quale fu la strategia che rese il pizzo un bene così desiderabile? Si tratta di un artigianato profondamente legato alla storia locale (Carlo V impose di svolgere questi lavori in tutti i conventi delle Fiandre) e del costume. Negli anni, ma anche nei secoli a venire, avere intarsi in pizzo nei propri vestiti non era solo un vezzo, rappresentava uno status, era un biglietto da visita. Ce l’hai? Conti. Non ce l’hai? Non sei nessuno.

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Da una parte i battelli turistici, dall’altra le biciclette, le uniche intruse sembrano le macchine. Nella Piazza del Mercato si vedono come un ventaglio di carte tutte le diverse tipologie di casette fiamminghe. Quelle con i gradini, con le onde, con le punte e anche con “le orecchie”. Oltre alle architetture stravaganti, torri, chiese e il palazzo del comune, la piazza principale ospita anche diversi carretti di street food (e i relativi odori da mangiami – mangiami) Non possono mancare le celebri patatine fritte (che dovrebbero chiamarsi Belgian fries e non più French) accompagnate da decine di salse a scelta.

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Ma c’è un luogo che ricerco per diverse ore invano. E’ la stessa immagine che ho visto spesso nelle cartoline e nelle guide, si vede una torre e delle casette che si specchiano nell’acqua. Altri cento posti simili ma nessuno uguale, fino a che non mi ritrovo davanti al luogo esatto. Stranamente mi sembra un po’ così così. Lo avevo immaginato più carino, in realtà non è brutto ma nemmeno stupendo. Il tempo un po’ grigio in Belgio è piuttosto frequente, la campagna piattissima con solo qualche alberello è il paesaggio che si osserva ininterrottamente dal finestrino del treno. Le città sono sempre ben inserite nel paesaggio e circondate di verde, le biciclette abbondando così come i parchi. Lascio la colpa alla giornata grigia. Il cielo lattiginoso e una frequente pioggerella non mi hanno fatto amare fino in fondo Bruges, che forse senza ombrello mi avrebbe fatto un altro effetto.

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