Danzica, storie di Rinascimento e rinascita

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Danzica è una regina. La regina del Baltico e forse la più bella città polacca. Divisa tra terra e mare, potenza marinara e fulcro della Lega Anseatica, porto strategico protagonista di una contesa che corre indietro nei secoli. Le architetture, la geografia, gli edifici antichi e la storia di questo luogo sono un tutt’uno. Forse oggi non se ne parla così tanto ma questa città è stata protagonista della storia del Novecento, secolo incredibile, sorprendente quanto terribile. Uscì dalla Seconda Guerra Mondiale a brandelli, distrutta e ferita nel profondo. Come la Fenice è rinata dalle sue ceneri e tornata al suo antico splendore. Oggi è una città di pace e simbolo delle ferite rimarginate. Visitatela e scoprirete un luogo incantevole con architetture che ricordano i Paesi Bassi e le Fiandre. Girate per le botteghe di ambra, perdetevi tra i vicoli di case nobili dai tanti colori ma soprattutto scartate ogni pregiudizio sui sapori forti del nord perché in Polonia… si mangia da dio!!

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Prussia, Germania, Polonia, dominio dei cavalieri teutonici, città indipendente, tedesca sotto l’assedio e poi di nuovo Polonia. Una storia di continui cambiamenti e contese. Danzica fu una città così desiderata da diventare il fiammifero acceso che diede il via alla Seconda Guerra Mondiale. Il 1 settembre del 1939 l’attacco tedesco di Danzica segnò l’inizio della più orribile di tutte le guerre, e partì da lì, da Westerplatte, dove oggi sorge in ricordo un grande monumento in granito. Fu l’ossessione dichiarata di Hitler che voleva a tutti costi riappropriarsene anche a costo di ricorrere all’inganno. Dall’occupazione furtiva di Danzica le potenze europee dovettero decidere se ribellarsi sull’azione invasiva della Germania,  l’espressione “morire per Danzica” (o morire per…) è diventata un’incitazione comune per riflettere sulle conseguenze e i benefici di un’azione (o di una mancata azione). Dopo aver ottenuto la città che tanto desiderava Hitler si sarebbe fermato? Probabilmente no, ma non lo sapremo mai. Perché tutto ciò che accadde da quel giorno è scritto nei libri di storia.

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Impossibile cancellare il passato ma almeno guardare avanti si. Danzica oggi è parte della Polonia eppure il suo forte spirito indipendente si fa sentire. L’aspetto è diverso, tanto che se acquistate una cartolina senza scritte i vostri amici potrebbero confonderla con Amsterdam, l’atmosfera e l’accoglienza sono invece tipicamente polacche. Sono decine, se non centinaia, i negozi di ambra, boutique ovunque, soprattutto lungo via Mariacka ne troverete uno accanto all’altro. Un tripudio assoluto dell’oro del Baltico, la resina naturale che aveva già sedotto condottieri romani, e mercanti arabi, dalle sfumature sempre diverse:  marrone trasparente, verde, gialla e crema, in versione più opaca. Ce n’è per tutti i gusti e i prezzi sono buoni. Un consiglio però, prima di venire fagocitati dalle vetrine cercate di capire quanto siete disposti a spendere e cosa veramente vi piace. Se vagate senza un obiettivo preciso passerete tutto il giorno lì e i venditori vi tireranno fuori l’impossibile, anche monili splendidi ma probabilmente fuori budget. Fate richieste chiare per scegliere bene prima che vi venga la nausea (e la nausea vi verrà, è garantito).

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L’Ulica Dluga è una lunga piazza rettangolare racchiusa tra la Porta Verde e la Porta d’Oro, la via pedonale più bella, un tempo passerella di nobili e danarosi mercanti, oggi salotto per i turisti che si siedono in uno dei tanti caffè e scattano foto alle case alte e strette, decorate e dai colori accesi.  Le case sono una più bella dell’altra, guardatevi intorno e scegliete la vostra preferita. Alcuni palazzi sono visitabili e racchiudono delle sorprese, per esempio l’edificio nobiliare chiamato “La Corte di Artù” ha all’interno una sala bellissima con volte che ricordano il cielo stellato. Non risparmiate il biglietto per la visita del municipio, ne vale la pena anche solo per la Stanza Rossa decorata magnificamente con affreschi e arredi d’epoca. Nettuno troneggia sulla sua fontana in un lato della piazza, a ricordare che la ricchezza e il potere di Danzica vengono dal mare e sono proprio l’acqua, il Baltico e i canali di comunicazione ad aver fatto la fortuna, ma anche la sfortuna, della città.

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Si volta l’angolo e appare la Basilica di Santa Maria, la più grande chiesa mai costruita in mattoni e visibile quasi da ogni parte della città (date le dimensioni). Da fuori è particolare ma la cosa più interessante si trova al suo interno: l’Orologio Rinascimentale, uno strano riassunto di astronomia, astrologia e Bibbia con oltre cinquecento anni di storia alle spalle. Adamo ed Eva, la processione dei Dodici Apostoli al rintocco, ma anche le fasi lunari e i segni zodiacali. Una sintesi dei diversi aspetti del tempo che spazia dal mondo religioso a quello pagano.

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Danzica è splendida e nonostante l’atmosfera rinascimentale appare in forma smagliante e più curata che mai, si specchia sul fiume e i suoi mattoni rossi la sera si accendono dei colori del tramonto. L’abbiamo raggiunta in treno da Varsavia un tragitto di poche ore completamente immersi nella natura. Non si vedevano città ma solo campi verdissimi da entrambi i lati, mucche al pascolo e corsi d’acqua. Viaggiare in treno in Polonia costa poco ed è divertente oltre che tranquillo e confortevole. Abbiamo dormito in un ostello un po’ scadente, con un divano letto che si richiudeva con noi in mezzo effetto sandwich, nessuna presa di corrente (caricavo la batteria della macchina fotografica al bar). Siamo stati scomodi ma via, è stata comunque un’esperienza e non abbiamo speso quasi niente. Altro consiglio: scegliete un buon ostello, leggete le recensioni online, o ancora meglio prenotate direttamente un hotel dato che i prezzi sono comunque abbordabili.

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Per i pranzi e le cene non avrete che l’imbarazzo della scelta. Dove entrate entrate bene, ogni ristorante, caffè, pasticceria, saprà stupirvi a suo modo. Molto suggestiva la Casa Del Mugnaio, circondata dall’acqua e costruita nel 1600 su di un’isoletta. Oggi luogo di ritrovo per bere o mangiare qualcosa all’aperto.

I pierogi sono la mia golosità preferita in Polonia. Una specie di pasta ripiena che ricorda tanto gli agnollotti, farcita in tantissimi modi e servita con condimenti caldi, freddi o spadellata velocemente all’olio o al burro. Alcuni li abbinano anche a piatti di insalata o di crauti. Ogni ristorante ha le sue versioni. Per uno snack consiglio invece la Polish Pizza, degli sfilatini soffici fuori e croccanti dentro guarniti con formaggio filante locale, mangiatene a crepapelle come se non ci fosse un domani. Se vi trovate ad attendere un treno in stazione non rinunciate invece alle brioches con la crema cotta vendute anche a pochi passi dal binario, le ritroverete anche nei tavoli dei bar accanto ad un caffè (anzi meglio, un succo alla mela). Le torte polacche sono una vera sorpresa, non hanno niente da invidiare né per bellezza né per sapori ai dolci leggendari di Vienna o della Foresta Nera (e costano un terzo). Dolci spettacolari e buoni da morire, spesso venduti a fette quadrate piuttosto che a spicchi. La più buona? Per me la Tre Cioccolati. Già il nome è tutto un programma.

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Per smaltire la montagna di leccornie urge una lunga passeggiata. Questa volta usciamo un po’ dal centro e dalle vie pedonali, si vedono ancora porzioni delle vecchie mura cittadine. La crescita della città nel Rinascimento fu inarrestabile e le  mura medievali non bastarono più a contenere una città in continua espansione. Più tardi, nel Seicento, Danzig divenne una vera e propria metropoli, almeno per i canoni dell’epoca. Lungo il tragitto troviamo anche la casa di Gabriel Farhrenheit, decorata simbolicamente con l’immagine di un termometro di metallo, e la Nave Soldek ormeggiata nel canale, la prima ad essere uscita dai cantieri al termine delle due guerre. La riconoscerete subito per le sue strisce nere e rosse, alle sue spalle il Museo Marittimo. E’ possibile visitare entrambi ma purtroppo quando siamo arrivati era già chiuso.

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La vecchia Danzig crebbe grazie al commercio ed anche oggi il porto ha un’attività intensissima, appena lasciati i viali pittoreschi del centro c’è una fitta rete di collegamenti e spostamenti di merci. La sua posizione privilegiata l’ha eletta territorio di scambio e meta fissa dei mercanti in cerca di vendite o promettenti acquisti. Del porto originale restano ancora i vecchi magazzini e i granai, dall’aspetto nostalgico di case a graticcio bianche e nere. La nostra visita termina al molo e alla sua piccola spiaggia. E’ freddo nonostante sia piena estate ma c’è molta gente. Vedendoci spaesati una famiglia che stava facendo il pic-nic ci consiglia di andare a Sopot, abbiamo seguito alla lettera le informazioni che ci hanno dato scoprendo il giorno seguente un posto di mare molto tipico e raccolto. Ma del castello di Malbork avete mai sentito parlare?

 

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