Mattoni rossi, archi gotici e cavalieri, la fortezza di Malbork

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Malbork non è semplicemente un castello ma una vera cittadina in miniatura che si specchia sulle acque del fiume Nogat, e grazie ad esso si affaccia al Mar Baltico. Un’opera costruita in mattoni e legno e legata alla storia dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici.  Questa imponente fortezza è raggiungibile facilmente da Danzica in appena un’ora di (comodo ed economico) treno regionale ed è da decenni patrimonio dell’Unesco. Tra fossati, ponti levatoi, torri e stanze d’armi ripercorrete storie e leggende camminando tra i tre livelli della costruzione, il castello basso, il medio e l’alto, perdendovi tra i suoi intrecci di corridoi, mura e archi gotici.

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Marienburg (in polacco Malbork) divenne la roccaforte nel Baltico dell’Ordine Teutonico, costituito da frati – soldati di origine germanica impegnati nell’aiuto dei connazionali spesso snobbati dalle attenzioni di Templari e Ospitalieri durante le crociate. Fondato dal 1190 l’ordine cambiò più volte le sue sedi, da Acri a Venezia a Malbork. I cavalieri teutonici dovevano fare voto di castità e seguire delle rigide regole di vita, dopo il ritiro dalla Terrasanta iniziarono ad allearsi ai sovrani europei per conquistare (o meglio, sottrarre) terre dalle popolazioni pagane in remote aree d’Europa su commissione e in cambio di concessioni di vario tipo. Il loro simbolo di riconoscimento è la croce nera (e non rossa come quella dei templari) su fondo bianco.  Alla guida dell’ordine il Gran Maestro che era una figura a metà tra il re e il comandante dell’esercito agli occhi di tutti gli altri monaci guerrieri. La grande fortezza di Malbork crebbe in modo esponenziale così come il numero dei cavalieri che nelle sue mura trovavano rifugio.

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Nei tre livelli del castello si incontrano aree e strutture di tipologia diversa, come una città accorpava un complesso di edifici funzionali, chiese, cucine, depositi, luoghi di riunione e anche di sepoltura. La chiesa della Vergine era uno degli edifici più importanti ai tempi della costruzione del castello (non a caso il nome originale è Marienburg, castello di Maria) ma anche uno dei più danneggiati dalla Seconda Guerra Mondiale. In uno dei cortili si trovano delle statue raffiguranti alcuni dei Grandi Maestri. L’Ordine Teutonico resiste anche oggi ma si è convertito nel corso degli anni in un ordine di canonici regolari con sede Vienna,  le sue caratteristiche, e attività, sono nettamente cambiate. Archi acuti, vetrate da cattedrale, feritoie, decorazioni semplici, cortili interni e labirintici corridoi. Poco resta degli arredi originali, all’interno tutto è abbastanza spoglio ma le architetture sono imponenti e svelano l’importanza e la possente presenza della fortezza nel territorio. Nelle stanze ormai vuote troviamo  plastici raffiguranti l’aspetto di Malbork nel passato ed esposizioni di armi. E’ stata inoltre allestita una mostra di oggetti e monili realizzati con l’ambra del Baltico, materiale prezioso la cui estrazione (e commercializzazione) era al tempo sotto il controllo dei cavalieri.

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Nel corso dei secoli il castello perse la sua indipendenza e divenne in parte proprietà della casa reale polacca. Dal 1652 al 1772 vi si stabilirono i gesuiti  che costruirono un proprio refettorio. Ma gradualmente la struttura cadde in rovina. Nè l’occupazione nazista nè i pesanti danni della guerra sono riusciti a cancellare questo luogo dalla storia e per fortuna Malbork è giunto fino a noi nel suo aspetto originale grazie ad un intervento di ricostruzione massiva. Pauroso pensare che solo il 20% della struttura rimase in piedi nel 1945, praticamente poco più delle fondamenta.

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Slegato da brame di conquista, commerci, guerre e improbabili fusioni di azioni belligeranti e spiritualità, Malbork ha oggi un aspetto più rassicurante e piacevole ed è pacificamente invaso dai turisti di ogni nazionalità. Si coniano monete, si svolgono visite guidate, ci sono negozi e attività per bambini. I cavalieri, quelli in costume e con armi finte, girano ancora tra i vari livelli della fortezza, e prima o poi vi capiterà anche di incontrarli.

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