Obidos, profumo di dolci e una strana nostalgia

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Un’ora di distanza non è abbastanza per scacciare il vento dell’Atlantico e l’eco di sirena di Lisbona. Città, villaggio incantato e luogo in sospeso nel tempo, una meta ideale per estendere un soggiorno nella capitale portoghese e il punto di partenza per iniziare a scoprire l’entroterra, non meno prezioso e sorprendente delle coste. Muri bordati da strisce di colori forti, blu di Prussia, verde abete, giallo, rosso vino. Piutturati di bianco, ingrigiti dalla pioggia. L’atmosfera cupa di una giornata di novembre, la sensazione di trovarsi in un luogo speciale, uscito da un sogno, da un libro, da un ricordo. Obidos è una cittadina medievaleggiante perfetta. Tranquilla, popolata dal turismo ma non invasa, intrisa di quella malinconia dolcissima che il Portogallo riesce sempre regalare.

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Potrebbe piovere da un momento all’altro, ma che importa. I contrasti tra i colori cupi e sgargianti si fanno ancora più netti. Anche il cielo plumbeo qui ha il suo fascino. L’ambiente esterno riflette anche l’anima nostalgica di Obidos. La sua storia inizia con i celti ma la città lungo il cammino incontra romani, visigoti, arabi. E’ stata fortezza militare ma anche un dono di nozze, inclusa nella dote del matrimonio tra re Dinis e la regina Isabella.

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Bella (ma vertiginosa) la passeggiata di ronda attraverso la cinta muraria che abbraccia la città vecchia, danneggiata più volte dai terremoti e restaurata a fondo a partire dagli Anni 50. La porta d’ingresso alla città è decorata di azulejos e se dall’esterno è semplice basta varcare la soglia per scoprire un mondo di decori raffinati in ceramica. Si continua a camminare poi per tutta la Rua Direita, la via principale del centro storico, per perdersi poi tra i tanti vicoli, scalinate, piazzette e chiese. Nel borgo medievale non mancano ristoranti tipici, più o meno turistici, ma sempre molto accoglienti. In molti di essi è possibile mangiare un pasto semplice ma saporito in piatti di coccio, e se il meteo lo permette, seduti all’aperto, in una delle tante stradine di ciottoli.

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Obidos è un luogo da scoprire in silenzio, senza guardare la guida o l’orologio, senza farsi domande ma vagando per le sue vie come in possesso di una mappa del tesoro. Sentirsi un po’ bambini mentre appaiono ad ogni angolo strane finestre, decorazioni, maniglie delle forme più particolari, tendine in pizzo e insegne medievaleggianti. Le combinazioni di colore nei muri dipinti sono una continua seduzione, la sintonia e a volte lo stacco improvviso dei toni, gli azulejos, archi, camini, torrette, piccole finestre, fiori e piante rampicanti. E’ tutto vero? Si giunge alla piazza del castello e ciò che si vede sembra parte di un set cinematografico, eppure è reale. Non è cartongesso ma pietra invecchiata da secoli di storia. Recentemente restaurato ospita anche un hotel e un ristorante.

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Le tentazioni per turisti non mancano, ci sono i soliti negozi ed altri un po’ più ricercati. Alla fine cedo al profumo di crema e biscotti. Mi lascio guidare dalla scia effetto flauto magico ed entro in un negozio piccolo, seminascosto in uno scantinato. C’è una vetrina semplice nella quale è esposto un prodotto soltanto. Pasteis de Nata. Le tanto famose crostatine alla crema che in Portogallo hanno non solo una tradizione antica ma anche una storia propria, il dolcetto del quale presto avrete la nausea (ma che una volta tornati a casa cercherete invano di ritrovare). Al rientro vi troverete indecisi davanti al bancone pasticceria del supermercato assorti in pensieri di questo tipo: compro questo perchè ‘somiglia’ al pasteis de nata, oppure questo perchè ‘mi ricorda il sapore di’ o “sembra proprio uguale a’. Ma non sarà più lo stesso. Se lo volete di nuovo in mano non vi resta che tornare in Portogallo. Inutile provare la ricetta nella propria cucina, sarà una tartelletta stucchevole come tante, il suo profumo non vi catturerà a distanza e non vi farà fare bella figura con gli ospiti a cena. Il Pasteis de Nata è uno di quei sapori profondamente legati a un luogo, tanto che mangiarlo a casa, guardando dalla finestra i tetti di Varese, o gli olivi di Perugia, non ha proprio senso. Il suo valore, e anche il suo gusto irresistibile, è legato alla sensazione di essere a Lisbona, a Obidos, a Sintra, a Evora o a Cascais. E’ un pezzo di Portogallo e non si può nè imitare nè portare via. La nostalgia invece si, quella entra sempre bene in valigia e sopravvive più a lungo della crema. Non perde il suo gusto nè la sua intensità ma al contrario della crostatina non si può comprare nè dividere con nessuno.

 

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