Una giornata a Ptuj, la città più antica della Slovenia

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Nell’estremo est, e prossima al confine con l’Ungheria (che un po’ mi ricorda guardando le forme di alcuni edifici) si trova la città più antica della Slovenia, in una piccola superficie si concentrano millenni storia e nello stesso giorno potrete passare dalle mura di un castello agli archi gotici di un chiostro, dai sotterranei di una cantina tradizionale agli scavi di un antico mitreo. A Ptuj si respira l’antico, il classico, e anche un po’ il vintage. Dedicate un’intera giornata a scoprire le stradine con mura scrostate a fianco di palazzi freschi di intonaco e ricoperti di fiori, passerete davanti a piazze con colonne monumentali, Il monastero dei dominicani e la sua facciata color rosa confetto, i balconcini fioriti dell‘hotel Mitra, le casette colorate e le vie di ciottoli, belle da vedere ma che spaccano le suole al terzo passo. 

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E’ una piccola città divisa in due dal fiume, da una parte l’antico, dall’altra il moderno, e proprio specchiandosi sul Drava il centro mostra il suo profilo migliore con i tetti rossi delle case, il castello e gli antichi edifici ben visibili anche da lontano. Più nascoste invece le tracce dell’antica Poetovio, città romana che si trovava lungo la via dell’Ambra, e per il commercio di questa preziosa resina si muovevano proficui commerci da e verso e il Baltico. E furono proprio i doganieri a diffondere il culto di Mitra nella zona, solo nel centro di Ptuj sono stati trovati nel giro di pochi anni tre mitrei (il numero globale di quelli scoperti attualmente è cinque). Visitarli non è facile, potete tentare chiedendo il permesso alla biglietteria del castello, e se come me vi fermate un giorno soltanto sarà dura trovare gli agganci giusti in così poco tempo.

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Almeno di uno di essi potrete avere un’idea sbirciando da una delle grate. Scrivete sul navigatore la via K Mitreju  (e poi un numero a caso), raggiungerete il posto in pochi minuti, scendete dall’auto e date un’occhiata dentro, si può avere una vista parziale del Mitreo III anche senza entrare. Se l’argomento vi interessa in modo particolare e non volete accontentarvi di una foto scattata al volo dagli spazi di una grata allora provate a contattare il museo del castello di Ptuj prima del vostro arrivo, meglio se con qualche giorno di anticipo. Io non lo sapevo e sono caduta dal pero.

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Mi piacciono i negozi di Ptuj, sono così diversi da quelli di Lubiana, più familiari, meno standardizzati, a volte anche fermi nel tempo. Graziose vetrine di tessuti dall’aspetto un po’ nostalgico, oggi quì nessuno va più a scegliere i materiali per farsi confezionare i vestiti a mano, o per lo meno è molto raro. Ho perso l’abitudine di vedere persone che prendono le misure con il centimetro arrotolato o ti mostrano stoffe per fare le camicie, le lenzuola (o anche le t shirt). Altri espongono libri d’antiquariato, oppure bricchi dipinti per scaldare il caffè filtrato (una sorta di Nescafè alla slovena), dalle borsette a maglia ai quadri d’autore, passando per le paste frolle e le caramelle fatte in casa.

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E a proposito di casa. Girando per il centro di Ptuj più che turista in città ti sembra di essere entrato a casa di qualcuno. Qualcuno che però non conosci direttamente, diciamo un amico di un tuo amico. Nessuno ti conosce ma ti riconosce, ti lascia il tuo spazio ma stando attento che la permanenza sia piacevole. E lo è stata se più di cosa ho visto mi ricordo di come mi sono sentita.

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Il cuore è Slovene Square, la vecchia piazza del mercato con una schiera di casette storiche ognuna diversa dall’altra, raggiunto questo posto inevitabilmente l’occhio si posa sul monumento di Orfeo, in realtà una pietra tombale eretta per Marco Valerio Verus, governatore di Poetovio nel II secolo d.C. , alta più di cinque metri e in bella vista nella piazza davanti al vecchio municipio, già dal Rinascimento. Se oggi è divenuta il simbolo della città e il ricordo del passato romano, qualche secolo fa era usata anche per esporre alle pubbliche ingiurie i condannati, e si vede ancora il punto in cui i malcapitati venivano legati per le loro punizioni esemplari. A poca distanza la chiesa di San Giorgio, le guide dipingono come luogo d’interesse e tanto che ci sono varco la soglia. E’ piccola ma l’atmosfera è solenne, gotica ma non troppo buia. Purtroppo però anche quì non mi resta che sbirciare e scattare una foto dalle grate. In seguito a danni subiti di recente non si fidano più a lasciarla aperta se non c’è supervisione.

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Lapidi romane e medievali, statue, maniglie stravaganti nei portoni, stralci di memoria accompagnano la lunga passeggiata. Il grande edificio della sede del municipio, giallo e decorato con fiori appesi e sculture non passa certo inosservato, sembra quasi una vecchia stazione ma con elementi un po’ bizzarri, da uno degli angoli si affaccia pure una statua romana, che sembra salutarne un’altra barocca proprio di fronte, San Florian, il santo che gli abitanti pregarono durante un incendio che devastò la città, tra l’intreccio complicato di vesti e drappi di marmo si vede anche una specie di putto che riversa l’acqua sul fuoco. Poco distante si trova anche un’attrazione turistica alternativa, la cantina storica Ptujska Klet, un luogo estremamente interessante nel quale poter fare percorsi nelle sale sotterranee abbinate a un ciclo di degustazioni (il racconto in particolare della cantina potete trovarlo qui).

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Ptuj non è solo carina e accogliente ma anche una città ricca di eventi, per i quali il punto di partenza è l’identità del luogo e la sua storia, per esempio incontri di vino e poesia, giochi medievali e rievocazioni romane. I gentilissimi ragazzi dell’ufficio turistico ci lasciano una valanga di informazioni, mostrando con orgoglio le foto delle edizioni passate. Mi piace il loro entusiasmo nel coinvolgere e raccontare, non è da tutti avere a che fare con il pubblico, soprattutto vedere ogni giorno persone diverse, molte delle quali varcano la soglia per una cartina gratis e poi ciao. La loro gentilezza è proverbiale, immensa, come la quantità di materiale cartaceo che ti rifilano. All’uscita mi ci voleva un trolley ma già li adoravo tutti. E ho ammirato anche la ragazza che poco prima ha telefonato per noi al parcheggiatore spiegando che il computerino all’ingresso non aveva fatto il biglietto ma noi avevamo regolarmente pagato. Le avrò detto grazie quindici volte almeno, lei avrà pensato di certo che sono scema, mi ha detto “è una cosa normale, non ho fatto niente di che”. Piccolo dettaglio:  lei passava per caso, poteva benissimo farsi i fatti suoi e tirare dritto.

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Forse per i piacevoli incontri con le persone del luogo, forse per l’atmosfera tranquilla, per il tiramisù di storia sul quale poggiano le case di oggi, e le belle sorprese, me ne vado da Ptuj a malincuore, con la certezza di non essere riuscita a vederla e apprezzarla a fondo. E sulla via del ritorno faccio due conti e capisco di aver toppato di brutto nei confronti di questa città. Potessi tornarci avrei ben in mente questa sarebbe la mia scaletta dei NON:

NON fare l’errore di sottovalutare Ptuj pensando è una cittadina piccola, che ci sarà mai da vedere, facciamo due foto in centro e via. No! E’ un luogo da scoprire con calma, meglio ancora se dopo aver letto delle informazioni base e stilato una lista dei luoghi che più interessano.

NON visitarla di fretta. Ci vuole almeno un giorno intero (solo per la visita alle cantine storiche serve più di un’ora ed è consigliabile farsi prenotare il turno all’ufficio turistico). Io sono arrivata a Ptuj pensando di starci pochissimo per poi trattenermi fino a sera.

NON partire dalla città senza fermarsi almeno un attimo sul ponte pedonale. Il suo profilo dal fiume è molto carino e da lì potrete ricollocare in un’unica veduta tutti i punti d’interesse.

NON snobbare l’ufficio turistico nei pressi del Monumento di Orfeo. Una tappa piacevole per scoprire tante piccole sfumature e curiosità, indispensabili per apprezzare al meglio la passeggiata.

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