La Sagrada Familia. Come era e Come è

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Un castello costruito sulla spiaggia, sabbia bagnata lasciata colare dalle dita.  Come mai la Sagrada Familia è così bella ancor prima di essere ultimata? Pure tra gru, impalcature e calcinacci? Perché riesce ad ammutolire con la sua originalità? Così articolata e complessa eppur semplice, ispirata alla natura e alle emozioni. E’ un’energica spinta al futuro pur ritornando alle basi della vita, un teatro architettonico che riporta ad un mondo in cui uomini, piante e animali vivevano in simbiosi e in sintonia. Crescendo ogni giorno sfida le leggi di gravita’, un corpo ordinato ma anche asimmetrico e confusionario. La sintesi delle regole che vengono infrante. E’ un magma che prende forma, un impasto che si modella.

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La creazione di questa basilica (che al termine dei lavori diventerà la chiesa più alta al mondo) ha assicurato a Gaudì un posto nella memoria del tempo. La Sagrada Familia è visitata da tutti anche perché è forse il più noto cantiere artistico della storia contemporanea ed è un’attrazione in sé tornare per vederla cambiare. Questo monumento va guardato con calma ma non troppo a lungo, altrimenti non ci si capisce più niente e si finisce per impazzire. Il colorato abbraccio svanisce e iniziano prendere campo le sue sfumature più scure, incomprensibili e tragiche. C’è qualcosa di inquieto che non si legge subito ma emerge piano piano.

Guglie e panorama di Barcellona (2003)

Ripropone elementi che chiunque può cogliere e interpretare, come le cattedrali di un tempo erano i libri aperti per chi non sapeva leggere anche la Sagrada ci narra tantissime storie in modo immediato e usa forme, colori, assenze, presenze e sensazioni per raccontare qualcosa ad ogni angolo. Speciale perché ispirata al mondo quotidiano. Le colonne diventano alberi, gli archi il soffitto di una fitta foresta che cela il sole, la Facciata della Natività è ricca di dettagli, statue di personaggi biblici ma anche arti e mestieri e animali, il geco, le anatre e le galline. Una tartaruga alla base delle colonne riporta alle mente antiche credenze e la leggenda secondo la quale il mondo intero poggiava sul guscio di questo animale.

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Riflessi e colori sulle navate laterali (2016)

Entrare e uscire è facile ma per vedere la Sagrada Familia ci vuole tempo. Ricrea e rompe lo stile gotico, ne richiama la maestosità ma preferisce le linee morbide e l’accoglienza materna all’austera e rigida propensione verso l’alto.
La Facciata della Passione ha uno stile molto diverso, le figure hanno un taglio moderno e essenziale, paiono scomposte e angolari come nel cubismo, statue prive di volto ma segnate dal dolore, forme squadrate che si contrappongono alle linee curve della Natività, archi che si ripiegano come in un pianto disperato e colonne che paiono ossa.

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La prima volta che ho visitato la Sagrada Familia, nel 2003,  l’interno della chiesa era quasi privo di soffitto, il principale motivo d’attrazione erano le otto guglie delle due facciate. Raggiunta la cima delle torri si aveva un panorama molto bello su Barcellona, libero da costruzioni nel mezzo. Oggi non è più così perché ha preso corpo tutto la parte centrale, stanno lavorando alla cupola, presto saliranno anche nuove torri. Ma al piano terra non c’erano colori né colonne, i rosoni erano spogli, senza vetrate, a parte una. L’interno della chiesa era una stanza a cielo aperto, pure un po’ polverosa e ben lontana dalle suggestioni di oggi.

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Gli interni ancora in costruzione (2003)

Entrando di nuovo a distanza di tredici anni è un’emozione diversa. Ora a togliere il fiato sono le arcate, i giochi di luce tra le colonne, le variazioni cromatiche dei marmi, le scalinate, i diversi motivi, alcuni angoli ricchissimi di decorazioni che da lontano sembrano segnate da un punteruolo. La Sagrada Familia è un’opera nella quale poter trovare “il tutto”, dal rigore all’eccesso, dalla natura all’artificio, dai Vangeli alla Natura, dalle linee rotonde e serpeggianti agli angoli spigolosi. Porzioni nuove e bianchissime si posizionano accanto ad altre meno recenti, già in piedi da tempo, e annerite dagli agenti atmosferici.

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La navata centrale come appare oggi (2016)

Nel 1926  proprio mentre usciva dal cantiere della sua opera più bella, Antoni Gaudì venne investito da un tram e morì senza essere neanche riconosciuto dai suoi soccorritori. Una storia triste ma che lega in modo indissolubile, nella vita e nella morte, la sua personalità eccentrica al visionario progetto della Sagrada Familia. Il creatore venne seppellito nella cripta della chiesa e ora sono inseparabili per sempre l’artista e la sua meraviglia. Il Modernismo si è evoluto a cavallo tra Ottocento e Novecento grazie alla nuova borghesia danarosa,  l’estensione dei terreni di Barcellona (l’Exaimple, appunto) divenne una città nella città e l’espressione dell’identità dello Stato Catalano già in cerca della sua indipendenza. Non è un’arte per nobili ma per nuovi ricchi, che amano distinguersi senza seguire i canoni standardizzati, sono case, edifici pubblici, appartamenti che uniscono ricercatezza e comodità. La Sagrada Familia è un edificio religioso ma resta l’esempio più grandioso e vivace della corrente artistica modernista.

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Decorazioni delle guglie della Facciata della Passione (2003)

Gaudì voleva la Sagrada Familia coloratissima, per unire ancora una volta simbologie, emozioni e geometrie, è un edificio ma anche un dipinto e una canzone, scultura, pittura e letteratura si incontrano. Per capire meglio la genesi alquanto lunga e difficoltosa di questo monumento è utile dare uno sguardo al museo che si trova nel seminterrato della chiesa. Si ripercorre il viaggio della Sagrada dai bozzetti ai modellini preparatori dei progetti e delle decorazioni. Si vede il suo aspetto variare nel corso degli anni e si inizia capire come l’opera sarà in futuro, quando nel 2026 (o probabilmente 2028) sarà completata.

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La Facciata della Passione nel 2016

Nessuno lascia Barcellona senza vedere la Sagrada Familia, a suscitare così tanto interesse è l’idea di poter assistere alla creazione di un’opera monumentale, come tornare indietro nel tempo al medioevo quando si innalzavano le grandi cattedrali. La Sagrada ci fa vivere in qualche modo questa emozione, giorno dopo giorno i lavori portano le sue torri sempre più in alto, si elevano arcate, splendono nuovi vetri e si creano armonie. E’ Il work in progress più celebre, amato per la sua originalità e magicamente fiorito in una delle città più vibranti d’Europa.

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Portale della Passione (2016)

 

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