Chittorgarh e il mito della Regina Padmini

Chittorgarh

Cittorgarh ha due facce, una incorrotta e l’altra semidistrutta. Lontana dai luoghi abitati, isolata in un’altura quasi irraggiungibile, un tempo abitata da re e regine, ora immersa nuovamente nella natura. E’ la fortezza pių grande di tutta l’Asia, cinta da una cerchia di mura inespugnabili, una delle mete più intriganti (ma non sempre conosciute) del Rajasthan, patrimonio dell’Unesco e teatro di storie, guerre e leggende.

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Un profilo bellissimo dagli equilibri eleganti, si susseguono palazzi, torri, templi e cisterne d’acqua. Edifici diversi, pubblici, religiosi, celebrazioni di vittoria, porte difensive, si uniscono in modo armonico. Ed è stato proprio questo profilo, visto in una foto su internet, a tentarmi per mesi, per anni. Andare a Cittorgarh era il mio chiodo fisso, ma non volevo solo visitarla, volevo andare esattamente nello stesso punto panoramico, e avere davanti agli occhi, anche solo per un istante, la stessa veduta. Per trovare quell’angolo ci ho messo un bel po’. Solo un cancelletto in ferro, seminascosto dagli alberi, una camminata senza sapere dove andare. E poi finalmente questa antica e bellissima città mi è apparsa nel suo insieme, esattamente come l’avevo immaginata. Ma la bellezza di Chittorgarh vive soprattuto nella sua storia. Nei suoi personaggi, nei racconti e nelle tante leggende.

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Padmini (o Padmavati), l’eroina cantanta nei versi di Malik Muhammad Jayasi, era una regina coraggiosa e dalla bellezza leggendaria, tanto da suscitare anche tra i suoi contemporanei sensazionali racconti. Le descrizioni della sua bellezza divina scatenarono la curiosità del sultano di Delhi Alauddin Khilji (soprannominato per la sua brama di conquiste Sikander Sani, il Secondo Alessandro) il quale cercò di convincere il marito della donna a mostrarle il suo volto. Per accontentare (ma in modo indiretto)  la richiesta del sultano ed evitare un attacco alla città, Padmini apparve come una visione incantevole agli occhi di Alauddin riflessa in uno specchio segreto. Purtroppo però lo stratagemma non fu sufficiente ad evitare l’inevitabile. Questa infatuazione (per la regina Padmini, ma anche per l’inarrivabile fortezza di Chittorgarh) scatenò una catena di intrighi, rapimenti e azioni diplomatiche terminate un anno dopo con l’assedio della città da parte del sovrano Mughal.

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Piuttosto che consegnare il palazzo nelle mani del nemico Padmini, orami sicura della sua disfatta, si suicidò insieme alla sua corte. Ogni anno una festa popolare ricorda il suicidio d’onore della regina e il sacrificio dei sovrani che persero la vita per difendere la città. L’antica capitale del regno di Mewar è custode di una storia tragica e avventurosa tanto quanto un film. E lo specchio c’è ancora. (Ok magari è nello stesso punto ma non è proprio l’originale).

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Passeggiare tra le rovine del Rana Kumbha Palace è come ascoltare voci, e urla del passato. Parzialmente distrutto ma abbastanza imponente e raffinato da svelare il suo antico splendore, il palazzo prima degli assedi e delle devastazioni deve essere stato fantastico. La location è pazzesca, l’occhio si perde nell’orizzonte e dall’alto del forte ogni cosa appare piccolissima, insignificante e lontana.

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Tra quelle mura nacque anche un altro personaggio nella cui biografia storia e leggenda si mescolano: Maharana Udai Singh II, sovrano e fondatore della città di Udaipur. La sua storia si intreccia a quella del figlio, Pratap Singh, un’icona di coraggio e valore, un eroe leggendario che passò tutta la vita a rincorrere il suo sogno, riconquistare Chittorgarh dalla dinastia Mughal. Iniziate a visitare la cittadella partendo dagli antichi edifici del potere, ammirate ciò che resta delle linee soavi dell’architettura Rajput, della delicatezza dei decori delle finestre, delle cupole e delle torri. Chittorgarh ai tempi d’oro deve essere stato un capolavoro di design e ricercatezza, tanto che anche le stalle dei cavalli appaiono (ancora oggi) sofisticate quanto funzionali.

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Ma che altro vedere a Chittorgarh? Scopritelo leggendo I Monumenti di Chittorgarh, la storia di Meera e l’eco di Jorge Louis Borges 

 

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