Goa, l’India gipsy e relax in spiaggia

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Un pezzetto di Portogallo fuori dall’Europa, ma anche una cultura originale creata da un melting pot di razze, tradizioni, religioni e modi di vivere. Chiesette dipinte di bianco che fanno capolino nella campagna, tra prati, campi coltivati e risaie, strade costiere incorniciate da file di palme, turisti che noleggiano moto e biciclette per giri romantici fino al forte abbandonato o alle scalinate del belvedere, bancarelle che vendono argenti e ninnoli, cuscini colorati direttamente sulla sabbia, sparsi in fila davanti a uno dei tanti locali giusto in tempo per osservare lo spettacolo quotidiano: il tramonto. E Goa ne regala di bellissimi. Dai ristoranti profumo di cocco, di spezie, di masala che insaporisce nell’olio, di chai allo zenzero, di mango tagliato. Ah, giusto, siamo ancora in India.

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Goa è una regione a sè. Anzi, giuridicamente un piccolo stato con una lingua ufficiale che tanto ricorda il portoghese, gruppi etnici, diversi canoni estetici e architettonici e anche priorità sulle feste da celebrare. L’evento dell’anno non è Diwali ma il carnevale. celebrato in grande stile. In giro troverete coppie di indiani in viaggio di nozze, gruppi di famiglie, di amici, di colleghi di lavoro, ma anche turisti scatenati in vena di rave parties ed europei che a Goa ci vivono da anni, da decenni, e non vorrebbero andare altrove (mai sentito parlare del Magic Bus?).

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La musica di Goa ricorda il fado sia nei ritmi che nella malinconia, la moda è un misto tra gli abiti tradizionali del resto dell’India e i completi europei degli anni 50. Ai quali si aggiungono i costumi da bagno, i parei e le tinte hawaiane. Senza contare gli abiti da hippie dei tanti immigrati occidentali che hanno creato un proprio look prendendo ispirazione un po’ da questo e un po’ da quello. Goa è gipsy, hippie e anche un po’ easy, meno rigida nella morale e nelle norme comportamentali, più indulgente e festaiola, ha una propria cultura ma è anche una porta aperta su tutto.

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Ma di Goa ce ne sono almeno due, il nord, turistico, caotico e mondano è molto diverso dal sud, più pacifico e selvaggio. Oggi parlerò della parte settentrionale, quella più popolata e presa d’assalto dai turisti indiani e non. Si parte da Panjim, punto d’arrivo dei treni e dei bus, una città non particolarmente bella, forse, ma oltremodo originale. Troverete file di agenzie turistiche una a fianco dell’altra ma anche i pescatori con le loro barchette colorate, case dalle tinte accese, alcune con esposti crocifissi e statue di santi, altre con arbusti di tulsi, il basilico sacro degli hindu. Abitanti che si chiamano Vasco, Diego, Mary, Anton, Sebastian e Isabel ma anche locali dal nome di Ganesh, Navtara, Shalimar e Pakeeza. Non si capisce dove inizia la realtà e dove finisce l’esperimento antropologico. Se volete avere un’idea dei contrasti dell’atmosfera di Goa guardatevi questo video (un po’ smielato si, ma infondo è una delle favorite honeymoon destinations in India). E anche questo (rave party bollywoodianizzato). Poi immaginate di trovare entrambe le situazioni nel giro di pochi chilometri. Come è facile prevedere Goa è una location prediletta delle produzioni cinematografiche, di film ne sono stati girati a centinaia ed è probabile che durante il viaggio vi capiterà di incontrare una troupe in azione. A me è accaduto a Fort Aguada di dover letteralmente scavalcare le riprese di un film bengali per passare da una parte all’altra della strada.

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Non conosco affatto questa cinematografia regionale, qualcuno riesce a dirmi chi sono gli attori?

Film o non film, durante il vostro giro di Goa Nord fermatevi a Fort Aguada, imponente fortezza portoghese ben preservata e trasformata poi in prigione. Percorrete il perimetro delle mura che oggi paiono una passeggiata piuttosto che una struttura difensiva contro nemici provenienti dalla terra e dal mare. Calangute è forse il luogo più sfruttato dal turismo, troverete alloggi economici, ristoranti internazionali e viaggiatori da ogni dove ma sarete anche frastornati dalla musica a palla in spiaggia e da tanti venditori ambulanti (quindi addio relax, un po’ come succede da noi). Decisamente più bella la sera quando tutti si siedono sulla sabbia per un aperitivo romantico davanti al sole che dice bye bye e alle onde del mare sempre più agitate.

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Un buon compromesso tra pace e turismo è Anjuna, la località più hippy di tutta Goa, ma ancora vivibile. Ehm, tranquilla più o meno, ad eccezione del mercoledì, giorno in cui si svolge uno dei più grandi mercati al mondo, raccoglie materiali da tutta l’India e richiama folle di turisti incuriositi e pronti a lanciarsi nello shopping sfrenato. Imperdibile.  Ritorno a Panjim per scegliere uno dei tantissimi ristoranti disponibili e completo le ultime visite, passo davanti alla chiesa dell‘Immacolata concezione, la cappella dei Re Magi e la piazza dove si svolgeva l’inquisizione seicentesca. Ma i monumenti più belli dell’età coloniale sono nell’entroterra, l’area di Velha Goa è un complesso di chiese, reperti storici e rovine immerse in una piazza giardino. Ci sono statue di santi, cattedrali in stile barocco, retablos, altari, candele accese e qualche convento. L’area è sorvegliata e tenuta con cura, patrimonio dell’Unesco (dal 1983) e soprannominata dai locali “la Roma d’Oriente”.

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Spostarsi con le barche è forse un po’ più scomodo del rickshaw ma di certo più divertente, si passa dal mare a canali costeggiati di palme, da rocce a spiagge, da luoghi dove i pescatori tirano le proprie reti in silenzio ad altri in cui la musica (in qualsiasi lingua) riempe l’aria, la spiaggia e la strada. Goa è un cocktail di tanti elementi, è un luogo d’incontro, di vacanze, di libertà e di relax. Ci sono centinaia di ristoranti in ogni località, sembra quasi che nessuno cucini mai a casa in tutta Goa, segno anche del continuo afflusso turistico locale e internazionale in ogni stagione dell’anno. Chiudo gli occhi e faccio un gioco, penso alle prime tre cose che mi suggerisce l’istinto pensando a Goa. La terra rossa e polverosa che si alzava mentre andavo in bicicletta, un frullato di frutta freschissima davanti al tramonto in spiaggia, gli stravaganti abiti da figli dei fiori e l’atmosfera peace & love di molti locali e negozi gestiti da immigrati. Non ho vissuto gli Anni Settanta, ma a Goa è facile farsene un’idea. 

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