Haridwar la città della vita

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C’è un luogo dove tutto ha inizio. E anche un altro dove c’è la fine. Lo scorrere di un fiume, dalle acque potenti e sacre, sintetizza un ciclo completo di nascita, crescita e declino, dalla sorgente dell’Himalaya al suo ultimo viaggio tra i popolati ghat di Banaras. Dai colori limpidi a quelli torbidi. La purezza d’origine che si contamina al contatto con la terra e con i casini dell’uomo. Lasciando le montagne il Gange (o dovrei dire LA Gange dato che in hindi è femminile) fa il suo ingresso nella grande pianura indiana e Haridwar è la prima città che trova lungo il cammino. Luogo d’accoglienza di fondazione antichissima in cui si celebra questo incontro, ma anche le forze della Natura e il ringraziamento per la vita che scorre e che si rinnova.

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Uscite dalla stazione e troverete rickshaw a bicicletta, minor traffico, gente che cammina a piedi (in una città… IN INDIA) ma soprattutto tanti bambini, portati in braccio dai nonni e dai genitori, a fianco di coppie di anziani in cerca di alcuni giorni di relax e preghiera lungo le sponde del fiume. E ovunque vedrete anche barbieri con le loro valigette pronti a proporre soluzioni dell’ultimo minuto, perché è tradizione tagliare una volta i capelli ai neonati e immergerli nel Gange al termine di un rito di buon augurio.

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Proliferano ad ogni angolo le agenzie di viaggio, in alcune vie ne troverete una accanto all’altra e tutte al lavoro, perchè la città è il  punto di partenza per intraprendere un pellegrinaggio verso altri luoghi sacri più a nord, come Rishikesh e Dehradhun, nelle quali non si può giungere in treno ma servono mezzi diversi, come auto private o minibus. Non solo è il principale centro urbano dell’Uttarakhand, stato indiano montano confinante con il Nepal, ma è uno dei uno dei sette luoghi sacri della religione hindu insieme a Banaras (considerata la citta’ più sacra, nello stato dell’Uttar Pradesh), Mathura, Ayodhya (legate al culto di Krishna e Ram ed entrambe in UP), Kanchipuram (in Tamil Nadu), Ujjain (la città dei templi in Madhya Pradesh) e Dwarka (storico regno del dio Krishna in Gujarat).

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Si giunge ad Haridwar per varie ragioni ma tutti prima di partire si immergono almeno una volta nel nel Gange per un bagno rituale seduti sui gradoni. Di solito non mi lascio andare facilmente e quando si tratta di spiritualità, questa volta però ho iniziato a scendere gli scalini entrando in contatto con il fiume. L’acqua è ancora molto pulita e scorre con una forza impressionante quindi è importante reggersi alle catene e non fare un passo di più del dovuto. Sono entrata nel Gange gelido di sorgente e vincendo la mia razionalità cronica ho provato una sensazione bellissima. Ho chiuso gli occhi. Silenzio assoluto, solo il rumore dell’acqua e attorno a me c’era gente, molta gente, ma nessuno sentiva il bisogno di parlare e viveva quell’attimo con se stesso. Dove erano il caos e i rumori dell’India? I clacson, il continuo via vai, l’inquinamento? Tutto sembrava lontanissimo. Sentivo solo il muoversi veloce della corrente e le mie mani strette alla catena.

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Ogni giorno al tramonto e all’alba si ripete un rituale millenario, la venerazione del Gange (Ganga Aarti), una divinità femminile e madre di ogni fonte e risorsa d’acqua. E quindi custode della vita. Tra canti, fiammelle e fuochi accesi si raduna una folla impressionante, resa ancora più numerosa il giorno della nostra visita dalla vicinanza della data al Kumbh Mela, il pellegrinaggio di massa dei fedeli hindu. Ce ne siamo accorti solo appena arrivati, la viabilità era modificata, alcune aree chiuse all’accesso e nelle campagne circostanti erano state allestiti dei campi-tenda enormi per accogliere numeri infiniti di pellegrini. Per vedere da vicino l’Aarti dovrò tornare ancora, non era il momento giusto.

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Di Haridwar si parla già nell’epica del Mahabarata anche se poco resta del suo aspetto originale di secoli fa.  L’area del Har ki Pauri è il nucleo più suggestivo e si trovano dei templi antichi, piccoli e vicini ai gradoni che scendono nel fiume. Salendo per le labirintiche vie parallele si scopre una città diversa, lontana dalla globalizzazione, ancora custode di un’atmosfera autentica e rilassata. L’architettura dei palazzi è deliziosa, edifici a più piani colorati e decorati, con finestre dallo stile antico che difficilmente si osservano ancora in giro. Alcuni tenuti bene dai proprietari, altri meno. Passeggiando ho intrapreso il mio piccolo finestrella tour. Non potevo proprio farne a meno, e nel frattempo incontro anche un po’ di streetart a tema hindu.

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Ad Haridwar prosegue ancora la tradizione di trascrivere e conservare alberi genealogici familiari in registri vecchio stile (nei quali però non sfugge alcun dettaglio). I Family Pandas sono degli archivisti molto attenti e ancora tutto si scrive su carta e penna senza l’aiuto di alcuna tecnologia informatica. E prima di inserire o modificare i dati c’è una minuziosa procedura di cross verification. Una raccolta dati di dimensioni pazzesche, mandata avanti ancora oggi come un tempo senza alcun spazio agli errori.

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In tutta la città si mangia solo cibo vegetariano e sono bandite le bevande alcoliche. I ristoranti spesso sono molto semplici, costruiti per i pellegrini più che per i turisti internazionali, e hanno menù non troppo ricercati ma buoni. Non troverete nemmeno hotel veri e propri (se trovate la scritta hotel in realtà indica un ristorante con menù hindo-chinese-continental e l’aria condizionata … ma non ci sono camere!) La gente che si reca ad Haridwar prenota un soggiorno in dharamshala, una casa d’accoglienza in cui si affittano piccole stanze con o senza bagno, una specie di ostello dal carattere molto spartano e caratterizzato da un ampio cortile comune sul quale si affacciano le porte di tutte le stanze.

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Sembra che la modernità non sia ancora arrivata ad Haridwar e a tratti l’atmosfera è surreale. Un luogo di preghiera ma anche di relax e divertimento per tutta la famiglia. è più pulita di altre città indiane e non è nemmeno troppo stressante avventurarsi in lunghe passeggiate. Finito il bagno e aggiornato l’albo di famiglia in genere gli indiani che visitano Haridwar si dedicano allo shopping. E’ famosa per i classici souvenirs del pellegrinaggio, foto, conchiglie o cd di musica sacra, si passa poi all’artigianato, agli ornamenti o al brillantissimo sindoor , la polvere rossa con la quale le donne sposate hindu si segnano la fronte, che dicono sia li’ la migliore di tutta l’India.

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Ma ad Haridwar si trovano anche dei templi molto particolari nei quali si trovano raccolte sotto lo stesso tetto tantissime divinità, una accanto all’altra in lunghe file o strane combinazioni. I pellegrini pregano ciò che sentono più vicino alle loro radici e alle tradizioni di famiglia, ma soprattutto compiono un giro turistico all’interno di questi palazzi che come struttura ricordano un po’ la casa degli specchi. Ci sono corridoi strettissimi e scivoli che suggeriscono il passaggio della nascita, luoghi più bui o con pavimenti/piscina invasi d’acqua. Scale, salite, discese, e poi … anche sorprese. Ma di questi luoghi insoliti dovrò parlare con più calma perchè sono una caratteristica di Haridwar che non ho ancora trovato altrove.

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