Humayun’s tomb, anche Delhi ha il suo Taj Mahal

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La tomba di Humayun è uno dei monumenti più visitati di Delhi e dopo il Qtub Minar forse il luogo della Capitale dove troverete più turisti stranieri. Anche chi va di fretta non salta questa tappa e affronta un bel tragitto (e abbondante traffico) pur di raggiungere il quartiere di Nizamuddin. Come mai? La risposta si trova in un altro stato indiano e oltre 200 km più a Sud. Ad Agra, davanti al Taj Mahal.

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Se non ci fosse stata la tomba di Humayun oggi il Taj Mahal sarebbe diverso? Quasi certamente si. In effetti questo mausoleo nella periferia di Delhi fu uno dei esperimenti degli artisti moghul con un nuovo stile di architettura: cupole, portali ad arco, piattaforme sceniche sulle quali innalzare la struttura principale, vasche, numerologia, giochi di simmetrie. Tutto questo e molto di più si evolverà negli anni fino a raggiungere la sua massima espressione con il monumento funebre di Mumtaz, un’immagine di assoluta bellezza che oggi tutto il mondo conosce.

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Nè gli artisti del tempo, nè Hamida Begum (la vedova dell’imperatore) che ne ordinò la costruzione, erano consapevoli di questo futuro legame. Si tratta di una tomba immersa nel verde realizzata secondo i canoni della raffinata architettura indo – islamica circondata da alberi, zampilli, palme e un lungo viale d’accesso. I giardini si dividono perfettamente in 32 sezioni (dalle foto aree sembra una scacchiera) e si ispirano ai canoni del Paradiso e perfezione (in urdu, Jannat). Un’area di pace dove volano indisturbati uccelli, saltellano scoiattoli e il rumore intorno non è abbastanza forte da coprire il suono delicato dell’acqua delle fontane. Soprannominato non a caso il “Taj Mahal di Delhi”, la tomba Humayun  fu una specie di prova generale, dalla quale partì la costruzione di un monumento di incredibile fama.

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Dopo aver osservato dalle varie angolazioni le arcate, cercato la cupola ” a cipolla” attraverso le sagome aperte nei muri circostanti, è tempo di salire la scalinata ripida che conduce alla terrazza. Da questo punto si riesce a vedere lontano anche se il panorama non è onestamente un gran ché. Meglio fare un giro intorno e guardare tutte le sale del mausoleo.  La sua fattura incorpora elementi dell’arte persiana e indiana, a colpire è soprattutto il suo colore caldo dovuto ai blocchi di arenaria rossa con lavori e intarsi di bianco e nero. Decorazioni non troppo ricche di dettagli ma estremamente eleganti e ben visibili anche da lontano.

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Il secondo imperatore moghul riposa nella sala ottagonale, il soffitto è decorato con motivi semplici e regna il contrasto bianco rosso. La tomba vera e propria si trova sei metri sotto alla lapide in pietra ma non è accessibile. Nelle stanze a fianco sono stati sepolti altri membri della dinastia. Bellissimi gli intricati Jalis, i graticci in pietra con i quali giocano i raggi del sole, disegnano ombre sul pavimento ma in senso pratico sono un valido sostituto delle finestre.

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I giardini sono stati restaurati e riaperti nel 2004, anche il monumento e i suoi delicati intarsi erano stati abbandonati troppo a lungo e danneggiati dalla pioggia e dal sole. Ma per fortuna è una storia a lieto fine. Le sorti della tomba di Humayun sono cambiate grazie alla vocazione turistica di questo luogo, il restauro è stato lungo e meticoloso ma oggi il mausoleo è tornato al suo antico splendore. Fermatevi più a lungo di una rapida sosta-foto, perdetevi nei giardini e non saltate assolutamente la tomba di Isa Khan e gli altri edifici incontrati lungo il percorso.  Non capita spesso a Delhi di trovare luoghi così rilassanti (e silenziosi), approfittate dell’occasione per riposarvi all’ombra, con in sottofondo lo scorrere dell’acqua dei fiumi artificiali.

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