Il mio grosso (ma non troppo grasso) matrimonio indiano

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Quando nel 2012 iniziai a dire in giro di volermi sposare in molti hanno pensato che stessi scherzando. Ti sposi? In India? Ma vi conoscete abbastanza? Ma sei sicura? Ma sei pazza? E così via. Sta di fatto che nonostante avvertimenti, commenti e consigli mai ascoltati a settembre dello stesso anno sono partita. Con grossi punti interrogativi ma sicura di me e finalmente alleggerita dal peso delle distanze. Perchè per due anni, lunghissimi, mantenere una relazione tra i due capi del mondo era stato difficile e snervante. Io e Dev siamo una coppia atipica. E non dico che ogni giorno sia facile. Anni fa nessuno avrebbe investito un centesimo sulla durata del nostro legame ma chi ci vede oggi non ci fa più caso e ci considera una coppia “da sempre”. Per noi niente è stato semplice, nessun traguardo è stato scontato. Ma anche questo è servito ad avvicinarci. Non voglio diventare smielata e raccontare con nuvolette rosa la nostra storia quanto parlarvi, da sposa e non da turista, di un matrimonio indiano. Il mio.

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Se avete visto qualche film di Bollywood forse avrete un’idea di come avviene. Abiti sfarzosi, maree di invitati, ghirlande. musica e giri intorno al fuoco. Gli elementi di base saranno gli stessi, cambierà solo il contesto e il budget. Noi abbiamo scelto di fare un matrimonio in piccolo, per evitare troppe spese ma anche perchè essendo italiana non avrei portato, per ovvie ragioni geografiche, una schiera infinita di persone.

Come si svolge e cosa succede?
In genere si noleggiano delle sale per feste e ricevimenti. Nelle grandi città troverete dei palazzoni con ingressi eleganti nei quali ad ogni piano si svolge uno, o più matrimoni. L’arrivo e l’accoglienza degli sposi sono organizzati con precisione svizzera per evitare sovrapposizioni (e scambi?). Impossibile sbagliare, tutto segue una schedule professionale nella quale c’è sempre spazio per ritardi e soluzioni dell’ultimo minuto.

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In breve : Prima arrivano gli invitati (da parte della sposa) e iniziano a prendere d’assalto il buffet. Trovano il luogo giusto nel labirinto delle multimarriage hall chiedendo al personale di servizio. Ad un certo punto arriva il corteo dello sposo (a cavallo) e l’attenzione si sposta all’esterno. I parenti della sposa danno il benvenuto e poi tutti rientrano di nuovo nella sala del banchetto.
Poco dopo entra la sposa. Altro corteo e pioggia di foto, video e quant’altro. Gli sposi si incontrano, in genere si prendono per mano e, in modo molto veloce, si scambiano ghirlande di fiori. Finito. Questa è la porzione di matrimonio alla quale assistono tutti gli invitati. A questo punto agli sposi non resta che mettersi seduti e farsi fotografare. Nel frattempo c’è la musica a palla, gente che balla e altrettanti che continuano a mangiare. Poi piano piano la gente se ne va, e saluta, a volte anche no se c’è troppa confusione. Ma il bello è che il matrimonio, quello vero, non è ancora avvenuto. Al rito parteciperanno solo i parenti più stretti, genitori di entrambi, sorelle e fratelli. Nessun altro. Per tradizione il rituale, che prevede delle preghiere, promesse e i sette giri intorno al fuoco, ha luogo di notte e in un ambiente silenzioso e tranquillo.

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Per gli sposi la stanchezza delle nozze va a sommarsi a quella di tutti gli altri giorni, a volte settimane, nelle quali si susseguono riti, preghiere tradizionali (pooja) e sessioni di musica e canto collettivo (sangeet), fino alla cerimonia del mehndi, nella quale le mani e i piedi della sposa, e a volte anche lo sposo, vengono decorati con tatuaggi all’hennè degni di un artista. In pratica si arriva al grande giorno già cotti e storditi. Per gli invitati invece i matrimoni sono il massimo. Hai l’occasione per sfoggiare abiti pazzeschi, mangiare cibo delizioso a volontà, ballare e ascoltare musica, non c’è l’obbligo del regalo e puoi arrivare e andartene quando vuoi, senza punti d’incontro, senza orari, in piena libertà.

Lo sposo si prepara a casa. La sposa invece in un salone di bellezza, dove non solo ti truccano ma ti vestono e ti sistemano di tutto punto, dalle scarpe ai capelli. Ebbene si, per la prima volta in vita mia mi è toccata l’esperienza interminabile del beauty parlour. Si acquista un pacchetto trucco/parrucco e anche il noleggio dei gioielli è incluso. Difficile convincere le estetiste a fermarsi. Ti vorrebbero mettere addosso l’impossibile senza alcun ritegno e non sentono ragioni. Ho cercato inutilmente di parlare ma alla fine mi sono ritrovata carica come un albero di Natale e così piena di trucco da non riconoscere più la mia  faccia. Ma devo dire che superato il primo sguardo spaventato allo specchio ho iniziato a sentirmi proprio figa. Avevano fatto un ottimo lavoro, e le ringrazio per non avermi ascoltata.

Il mio è stato un matrimonio diverso dal solito ma guardandomi indietro ho solo bei ricordi. Non cambierei proprio niente. La sala era bella e accogliente, il cibo ottimo e i nostri abiti davvero spettacolari. Per scegliere, provare e acquistare il mio vestito da sposa ci ho messo appena un paio d’ore. Ed è stato il secondo in assoluto che ho provato tra i labirintici negozi di Chandni Chowk, alcuni specializzati solo in moda per matrimoni e con botteghe apparentemente scarne e sconquassate ma dentro piene di tesori.

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I chili di vestito e ornamenti certamente non giovano al mal di testa e il giorno del matrimonio è assolutamente massacrante. In India tutto è amplificato, quindi il normale stress va moltiplicato per cento. Sei lì, addobbato a festa, e vorresti scappare lontano. Stai fermo e nella cornice si intercambiano file interminabili di parenti, amici, colleghi, vaghi conoscenti. Tanto che dopo un po’ non capisci più chi hai vicino e mandi saluti e sorrisi a random. Senza contare i curiosi. La percentuale di gente che si imbuca nei matrimoni per farsi i fatti degli altri e mangiare è sempre alta. In un via vai di persone, tutte vestite eleganti e impegnate a chiacchierare, scattare foto con il telefono e sgranocchiare non è difficile mettersi in mezzo e passare inosservati facendo lo stesso. Ed ecco come ogni volta, puntualmente qualche faccia ignota si presenta sorridente negli album di famiglia.

 

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