Il tempio Jain di Ranakpur

Ranakpur 1

Una lunga strada tortuosa a doppio senso capace di mettere KO anche gli stomaci più resistenti, ad ogni curva si stringono le unghia al sedile e ad ogni frenata ci si chiede “ma chi ce l’ha fatto fare?”, sperando in silenzio che il conducente del veicolo abbia la sua giornata buona e che tutto si concluda nel migliore dei modi. Per controllare la tensione meglio concentrarsi sul paesaggio, tra le montagne, salite e discese vertiginose, si aprono vallate verdissime, si percorrono le strade principali di piccoli villaggi e appaiono lungo il percorso centinaia di scimmie che ai bordi della strada attendono di arraffare qualcosa dalle autovetture, spesso attraversando di colpo e mettendo alla prova la prontezza dei conducenti.

Il tempio di Ranakpur, dedicato alla divinità gianista Adinath, è una meta non ancora molto conosciuta dai viaggiatori internazionali, appare come un miraggio nel bel mezzo della giungla,  un gigantesco fiore di loto che spunta fuori dal nulla, bianchissimo e ben visibile tra la vegetazione. Non è un’allucinazione causata dal mal d’auto, esiste davvero ed è una meta perfetta per scoprire un Rajasthan diverso, evitando anche le folle dei turisti che si concentrano perlopiù nelle località principali.

Ranakpur 2

Questo magnifico edificio religioso è stato costruito nel XV secolo e conservato perfettamente fino ad oggi, vuoi anche per la sua posizione così isolata. Il tempio è stato voluto da Darna Shah, un uomo d’affari fedele gianista che ottenne l’approvazione (e i fondi necessari) dal re rajasthano Rana Kumbha, a patto però che l’ambizioso progetto portasse il suo nome. Ranakpur è ancora oggi uno dei principali luoghi di pellegrinaggio per la comunità jain, conta 29 sale, è intricato come un labirinto di marmo bianco che pare avorio e vanta ricchissime decorazioni che raccontano, come un maestoso libro aperto, storie mitologiche in un intreccio sofisticato simile a una danza.

Ranakpur 3
Il tempio viene anche chiamato Chamukha, ovvero “delle quattro facce”, come i punti cardinali, le ricchissime sculture riproducono cicli di crescita e declino, richiamano la bellezza della natura, fiori, piante e una fitta foresta di oltre 1400 colonne, delle quali, pare, nessuna sia uguale all’altra. L’armonia delle decorazioni si sposa con i principi della dottrina gianista, caratterizzata da rigide regole di non violenza che si riflettono anche nelle scelte della vita quotidiana, dalle norme comportamentali e alimentari, all’esclusione di materiali o indumenti di derivazione animale.
Se si arriva, come nel mio caso, al tempio da Udaipur e dopo 90 km di curve continue si ha lo stomaco vuoto e un po’ sottosopra, prima di cimentarsi nella visita del tempio è meglio prendersi una pausa, approfittando del punto di ristoro appena fuori la struttura religiosa. Trattandosi di un luogo di culto della comunità jain i piatti sono rigorosamente vegetariani e privi anche di aglio e cipolla considerati ostacoli alla digestione e alla meditazione.  Le ricette seguono la tradizione regionale e sono semplici ma molto gustose. Se non avete problemi a mangiare scalzi accanto ad altri pellegrini, se siete già abituati ai sapori della cucina indiana (e soprattutto non siete maniaci dell’igiene),  con una cifra irrisoria potrete avere un menù locale completo molto buono e abbondante. Non perdete l’occasione di assaggiare ricette antiche che difficilmente troverete in città o nei ristoranti con menù multilingue.

Ranakpur4

E’ importante essere vestiti in modo decoroso: maglietta e pantaloni lunghi per gli uomini, gonna o pantaloni lunghi per le donne e una maglietta o camicia coprente sulle spalle e sulle braccia (evitate di presentarvi con bretelline in vista e scollature, il dress code nei luoghi sacri in India è molto rigido). E’ necessario togliere le scarpe ma anche cinte e qualsiasi oggetto in cuoio, oltre che riporre il cellulare e le borse negli armadietti prima di accedere al tempio. E’ possibile scattare fotografie all’interno  solo se muniti di un pass speciale (nel 2014 il costo del permesso era di 100 rupie) da esibire all’entrata, data la bellezza della struttura sarebbe da sciocchi rinunciare a qualche foto solo per risparmiare. Ovviamente un pass corrisponde ad una sola macchina fotografica, tentare di fare i furbi vi farà solo perdere tempo, niente passa inosservato agli occhi della vigilanza all’ingresso.

 

 

CHE NE PENSI?  Se il post ti è piaciuto, se hai domande oppure ho dimenticato qualcosa lascia un commento. Sarò lieta di rispondere.