Jodhpur la blu

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Se nel Rajasthan c’è la città rosa (Jaipur) ma anche le bianche (Udaipur e Pushkar) e la dorata (Jaisalmer), Jodhpur è sicuramente la blu. Ma come mai questo colore e non un altro? In realtà per un motivo pratico, tenere lontane termiti e le zanzare (è la tinta della sostanza usata un tempo come repellente), ma si pensa anche che dipingere i muri di azzurro aiuti a mantenerli più freschi durante quando il sole picchia forte. Jodhpur è ancora una città di mercanti che mantiene vivo l’aspetto del Rajashtan feudale, alle spalle il deserto del Thar e tanti villaggi in cui vivono comunità tribali e minoranze etniche.

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Per le strade di Jodhpur ci si perde, è un dato di fatto, soprattutto nella zona vecchia le vie sono così labirintiche da mettere in crisi a volte pure i locali. Anche questo è interessante. Per iniziare a capirci qualcosa è necessario accantonare ogni idea e ricordo sulla concezione di strada, piazza e abitazione. Si passa per cortili che collegano dei condomini di case singole tutte attaccate tra loro, spesso con finestre in comune. Si gira per luoghi stretti e vicoli dipinti di blu, per trovare un ampio spazio aperto bisogna arrivare al Sardar market dove tra tante bancarelle e negozi ci sono anche luoghi sociali e panchine. La torre dell’orologio che è uno dei punti di riferimento della città che si osservano dall’alto, souvenir della dominazione inglese ormai assimilato nelle architetture della città.

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Dalle mura del forte di Meherengarh un profilo risalta per la sua particolare bellezza, un grande palazzo dai colori del tremonto che se ne sta un po’ in disparte, circondato da alberi e giardini. In realtà non è un edificio così antico come sembra da lontano, è stato completato appena nel 1943, ma è tra i luoghi più esclusivi al mondo. Si tratta dell’Umaid Bhavan Palace palazzo regale in marmo rosa e arenaria, costruito dal maharaja Umaid Singh per dare lavoro alla popolazione dopo una carestia. Oggi la sfarzosa struttura è stata trasformata in un hotel tra i più lussuosi della catena Taj. E’ possibile visitare alcune stanze di questa meraviglia pagando un biglietto d’ingresso. C’è anche un museo nel quale sono raccolti oggetti di proprietà dei principi, orologi, trofei, mobili, macchine, armi antiche e stravaganze importante spesso anche dall’europa. Ci sono vetrine dietro alle quali sono ricostruiti ambienti d’epoca, per esempio lo scrittoio e il salottino.

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La stanza più bella è quella in cui si trovano meravigliosi dipinti a tema religioso, dal Mahabarata al Ramayana in stile moderno, soggetti e storie millenarie su sfondi di blu accesso. La sala è davvero magica e non si riesce a scegliere dove guardare. E poi un grande cortile monumentale con colonne decorate e un lungo passaggio di marmo. Alcuni eredi della famiglia reale vivono ancora in un’ala del palazzo, gran parte della struttura però oggi è un resort dei sogni. E non provate a curiosare fuori dal circuito del museo se non avete prenotato una camera, sarete scoperti e cacciati nel giro di un secondo.

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Dai villaggi vicini dispersi nel deserto ogni giorno molti artisti vengono a Jodhpur per suonare, ballare, fare spettacoli con i burattini, per attirare l’attenzione e guadagnare la giornata. La tradizione orale in realtà non è solo qualcosa da mostrare ai turisti, i racconti, accompagnati da strumenti, danze e versi in rima, sono un’usanza che è nata ancora prima dei grandi palazzi dei maharaja. Si parla di dei, gesta di eroi, personaggi della storia locale e favole, tutto è scandito e condito da tanta musica. Questa forma di teatro itinerante una volta era l’attrattiva principale durante le fiere, un prezioso pacchetto di arti e informazioni da custodire per il futuro. Alcuni pensano che i kathputli, i pupi rajasthani, non solo iniziano a muoversi grazie alle dita del burattinaio, ma possano veramente prendere vita in quell’attimo per poi tornare inerti come prima. In ogni caso, quando l’artigiano crea un personaggio sa che da quel momento non sarà semplicemente materia di legno e stoffa ma qualcos’altro. Quasi una persona da trattare con rispetto, e in ogni caso un performer al pari dell’uomo che tira i fili.

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Insieme al teatro dei burattini la musica e la danza in Rajasthan hanno mille volti. Alcune comunità vivono esclusivamente di musica e per la musica, i più bravi sono protetti e pagati dalle famiglie benestanti che li hanno presi in simpatia e spesso scrivono per loro anche pezzi ad hoc per celebrare momenti felici come una nascita o un matrimonio in famiglia. Le danze tradizionali sono una sorta di dimensione parallela in cui è facile metter da parte la ragione, come uno sfogo liberatorio. Nella ghoomar dance, per esempio, uomini in turbante, o donne col volto velato, iniziano a girare in modo compulsivo, prima lentamente, poi sempre più forte, mentre il ritmo delle percussione cresce, diventa nervoso. Nel chakri si gira ancora più forte, a volte anche in ginocchio, e delle gonne vistose con tanti strati di tessuto creano una movimentata spirale. Potrebbe capitarvi di vedere spettacoli, sia organizzati che improvvisati, durante la visita di Jodhpur, a quel punto accantonate ogni programma e mettetevi comodi a guardare.

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Un luogo dove i turisti internazionali non vanno, ma molto amato dai locali e dal turismo indiano, è il Kaylana Lake, un lago artificiale voluto da Pratap Singh per migliorare le riserve idriche della città. Per realizzarlo decise di abbattere palazzi e ricche residenze, un sacrificio per il bene di tutti. Non è un posto particolarmente bello se non fosse per le persone che mangiano salatini e gelati e si rilassano al fresco, magari aspettando che scenda il sole. Si sentono cinguettare gli uccellini, passano gli scoiattoli e pure qualche scimmia. Nel weekend le famiglie affittano una barca per fare un giro e mangiare tutti insieme un pranzo al sacco sul prato.

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Percorrendo la salita che dai quartieri popolari dipinti di blu porta al forte si incontra un grande palazzo bianco e una piccola oasi naturale con tanto di laghetto, giardini e alberi. E’ il Jaswant Tada, monumento eretto in memoria del maharaja Jaswant Singh II da suo figlio. In una parte della struttura c’è anche il luogo in cui dalla seconda metà dell’Ottocento vengono cremati i regnanti di Jodhpur. Si può entrare (pagando il biglietto) ma la cosa più straordinaria del luogo è sicuramente la vista della città. La cartolina della bellezza di Jodhpuril forte domina tutto e le tantissime case gli restano ai piedi come un tappeto celeste.

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