La città fantasma di Fatehpur Sikri

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Costruita in quindici anni, abbandonata dopo tredici. Fathepur Sikri doveva essere il gioiello dell’architettura e dell’urbanistica dell’impero moghul ma qualcosa andò storto. L’acqua iniziò a scarseggiare e le necessità dell’impero a cambiare, motivo per cui la corte del colto imperatore Akbar si spostò presto più a Nord, a Lahore (oggi Pakistan). Cosa resta oggi del meraviglioso progetto? Una silenziosa città abbandonata, imponenti monumenti in arenaria rossa ancora in perfetto stato di conservazione e un luogo di pellegrinaggio visitato da fedeli di diverse religioni.

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Chiunque si rechi a vedere il Taj Mahal non può evitare di estendere la propria rotta anche a Fatehpur Sikri, l’ambiziosa e cinquecentesca città fantasma tra campi di fiori gialli, piccoli villaggi tradizionali e un’unica grande strada che collega l’area con Agra. Come mai Akbar iniziò a costruire una città proprio in quel posto? In realtà fu una decisione presa d’impulso e legata ad una figura mistica del tempo, Sheik Salim Chisti, l’asceta che gli predisse l’arrivo del primo figlio maschio (Salim, asceso al trono con il nome di Jahangir). Dopo la nascita del suo primo erede l’imperatore decise di voler basare la sua dimora in prossimità del luogo di ritiro dell’eremita, la città nata come un monumentale e clamoroso ex voto fu una fusione di architettura moghul, jain, hindu e persiana, un incontro di culture e la materializzazione artistica del regno stesso di Akbar.

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Monocolore ma di un’eleganza squisita, la cittadella si divide in due zone circoscritte ma collegate da dei passaggi interni, l’area sacra e l’area residenziale con due diversi ingressi, uno verso la moschea e la tomba dell’asceta, l’altra verso i palazzi della corte di Akbar. La città era sta pensata per disporre di abbondante acqua, così tanta da mantenere giardini nei cortili e laghetti artificiali incorniciati da splendide architetture o caratterizzati da piccole isole sulle quali si sedevano musicisti, poeti o signore dell’harem con le loro colombe. La leggenda vuole che Tansen, il musicista di corte, si esibisse seduto su uno dei ponti sospesi e componesse lì canzoni per propiziare la pioggia.

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Nella corte di Akbar si riunivano intellettuali e artisti di tutte le religioni, l’imperatore era particolarmente interessato alla scienza e alla musica e di frequente convocava nel suo palazzo pensatori, teologi e artisti del tempo. Curioso, intelligente e tollerante, Akbar fu il più colto e carismatico dei sovrani mogul, la sua bibilioteca personale era un libirinto leggendario di testi preziosi che i suoi fedeli collaboratori leggevano per lui (il sovrano infatti stranamente non imparò mai a farlo). Gran parte degli edifici nella sezione residenziale erano dedicati alle udienze pubbliche e alla vita privata della famiglia del sovrano, la società di Akbar era multietnica così come la sua famiglia, tra le sue mogli la favorita fu una principessa rajput figlia del re di Jodhpur (Heera Kunwari, madre dell’erede al trono Salim, conosciuta oggi con il nome di Jodha in famosi film e telefilm indiani).

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All’interno della “città della vittoria” si incontrano molti edifici divenuti famosi nei racconti popolari e nella letteratura, come il Diwan I Aam, la sala delle udienze pubbliche dove Akbar riceveva i rappresentanti del popolo e amministrava la giustizia, il Padiglione Turco dagli splendidi decori, probabilmente usato dall’imperatore per incontrare ospiti illustri e impressionarli subito con l’eleganza estrema degli ambienti. Del Diwan i Kaas colpiscono gli eleganti decori scolpiti, in modo molto originale la grande colonna centrale è collegata con una serie di passerelle sospese in alto, non sembra pietra ma sabbia modellata dalle mani. Poco distante, il grande Chatri, la sala con una cupola dipinta nella quale venivano convocati gli astrologi e i filosofi, mentre il Paanch Mahal, con i suoi cinque piani, era una torre panoramica riservata probabilmente alle donne del palazzo.

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Fatehpur Sikri fu una città a terrazze che alternava simmetrie ad asimmetrie, vezzi estetici a soluzioni ingegnose e funzionali, come per esempio l’impianto di “refrigerazione” nella stanza da letto di Akbar che sfruttava la freschezza prodotta da un pavimento – piscina (usato al tempo stesso anche per scongiurare pericolose incursioni notturne dei nemici). L’unico cortigiano ad avere un suo palazzo personale, accanto a quello del sovrano fu Birbal, il fedele consigliere divenuto leggendario per la sua saggezza (e soggetto di tantissime novelle, proverbi e favole per bambini). La dimora di quest’uomo fu altrettanto furba e intelligente, costruita in diagonale apposta per preservare in qualsiasi ora del giorno almeno una stanza fresca e riparata dal sole. Pare infatti che il braccio destro di Akbar odiasse sudare (e questa zona dell’Uttar Pradesh è caratterizzata da mesi e mesi di temperature estreme).

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Una delle grande terrazze venne rivestita con quadrati di marmi di due diversi colori così da creare un’enorme scacchiera nel quale far muovere pedine umane. Il sovrano amava giocare a scacchi e passava molte ore in sontuose e scenografiche partite con i membri della sua corte. Fatehpur Sikri va visitata con calma, e soprattutto leggendo passo dopo passo curiosità e storie dei suoi illustri abitanti. I palazzi non sarebbero così affascinanti senza pensare alle persone che li abitavano, alle musiche che si ascoltavano per i cortili, ai costumi e ai gioielli sontuosi dei nobili moghul. Una grande città abbandonata di pietra scolpita oltre che una spettacolare “cassaforte” per custodire il leggendario tesoro imperiale. Le stanze sono vuote, prive di preziosi mobili, tessuti e gioielli, intrise di silenzio ma in perfetto stato, quasi come se la corte di Akbar se ne fosse andata ieri.

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Oltrepassare la Buland Darwaza è ritrovarsi in un’enorme piazza di arenaria, l’imponente accesso all’area sacra è una ripida scalinata a gradoni che si apre su un grande cortile, alta 54 metri e nata per celebrare la conquista del Gujarat, nell’architettura e nei colori ci sono molte somiglianze con gli edifici del Red Fort e della Tomba di Humayun a Delhi. Santuario, moschea e anche luogo di accoglienza per i forestieri, sotto i portici dormivano infatti i pellegrini che giungevano da lontano e avevano bisogno di un po’ di riposo prima di intraprendere il viaggio di ritorno.

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Bianchissima, all’interno, si nota subito la tomba di Sheik Salim Chisti, ancora oggi è un’importante meta di pellegrinaggio non solo per i musulmani ma anche per gli hindu, da tutta l’India uomini e donne si recano a Fatehpur Sikri per legare un filo esprimendo un desiderio. Nei corridoi la luce filtra dai jalisa, le finestre intagliate con motivi sempre diversi, di un marmo così pregiato da sembrare vetro e assumere naturalmente i colori riflessi all’interno.

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Anche la parte sacra è un elegantissimo cordone di edifici che continua a sorprendere chiunque lo visiti. I turisti però devono contrastare anche qualche disagio, come l’insistenza delle guide improvvisate e dei venditori logorroici e accaniti. Tirate fuori tutta la pazienza che avete. Vi servirà.

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Il cuore ebbe la meglio sulla ragione e la splendida città di Akbar nacque proprio lì, lontana da Agra e isolata nella campagna. Il progetto fu impeccabile ma non durò a lungo, le riserve idriche si esaurirono e non ci fu nulla da fare.  Senza l’acqua sparì anche la vita e i palazzi imperiali, un tempo intensamente abitati dalla corte del sovrano e dal suo harem, divennero vuoti, silenziosi come un deserto, come una grande cava di preziosi materiali nella quale per secoli si sono mossi solo uccelli e scoiattoli.

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