Mumbai: dove il sogno supera la realtà

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La Maximum City dei racconti, la colorata Bollywood, la vecchia Bombay dal fascino decadente, la nuova metropoli che pigia sulla campagna, bonifica paludi e fa spuntare grattacieli in ogni dove. Palazzi che sembrano crescere nel giro di una notte, un mondo multistrato popolato come un formicaio che nasconde nel suo cuore una foresta ma anche un angosciante labirinto di povertà. Una lingua di terra strategicamente circondata dal mare, base commerciale dei portoghesi poi passata agli inglesi, oggi vanta una skyline degna di Manhattan dove il passato (prossimo) e il futuro si incontrano e neanche si salutano per strada.

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Mumbai è la terra dei sogni realizzati e dei sogni infranti. C’è chi si reca in questo luogo dopo aver lasciato la propria città o il villaggio, sperando (a volte inutilmente) in una vita migliore. Chi invece tenta la fortuna e ha successo, chi la sceglie come luogo per ricominciare da zero, chi vi si trasferisce dopo aver ottenuto un contratto in una delle tante aziende, soprattutto informatiche, che crescono come funghi d’autunno. La vita non potrebbe essere più stressante di così ma al tempo stesso chi conosce questa città sa quanto sia faticoso essere felice altrove e doloroso abbandonarla. Si inizia a provare per lei un senso di dipendenza, di soddisfazione, di attrazione. Che si sia nati lì o anche solo di passaggio può crearsi un legame tanto profondo da restare per tutta la vita.

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Ciò che sembra difficile diventa facile. E ciò che è facile diventa impossibile. Provate ad attraversare una strada per esempio. Mumbai è una città dove è dura ritagliarsi uno spazio, mantenere un buon tenore di vita senza spendere una fortuna e pure evitare il traffico che blocca le strade a tutte le ore del giorno (o quasi). A Mumbai diventa un’impresa anche dormire. La città non si ferma mai, e in senso letterale, con negozi, ristoranti, take away aperti anche tutta la notte, radio sempre accese e un via vai costante, flussi di persone, macchine, autorikshaw, motorini, treni e carretti. Non c’è mai sosta, mai un attimo di silenzio.

A Mumbai è possibile vedere tutto di tutto, un luogo incredibile che non si finisce mai di scoprire. Bancarelle colorate in ogni dove, il profumo del suo appetitosissimo cibo di strada, autovetture che trasportano carichi impossibili e treni locali stracolmi di pendolari, alcuni dei quali viaggiano appesi anche fuori dai vagoni, noncuranti dei rischi. Tante diverse realtà si uniscono, ed è possibile saltare nel giro di pochi isolati da un mondo all’altro. E’ una città che esprime con forza le sue emozioni e che inevitabilmente ti ingloba e ti trascina. E’ il caos, il delirio, la positività, la grinta, l’energia inesauribile, le opportunità, ma anche una strana amarezza, un senso di nostalgia vago, che si sente dentro anche senza capire a cosa sia diretto.

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Ovunque esiste un confine sottile tra ciò che gli occhi vedono e ciò che la mente immagina. Forse c’è una Bombay parallela che non si vede ma si “sente” , il cui profilo si costruisce attimo dopo attimo nella mente e nell’immaginazione. Una sorta di “realtà aumentata” che non è affatto facile da descrivere a qualcuno che questa città non la conosce ancora o che crede di poterla visitare in fretta. Mumbai è la metropoli dei ricconi e dei loro lussi inauditi, delle boutique luminose, dello shopping e della musica, ma anche delle baraccopoli in lamiera e dei tendoni di plastica blu, dei centri commerciali pieni di giovani usciti dall’università o dal lavoro, delle piogge torrenziali e del cielo grigio, della spiaggia di Juhu piena di bancarelle di street food, dei negozi di antiquariato dove frugare tra oggetti e memorie del passato. E’ la città delle stelle del cinema, delle folle davanti alla casa dei divi in attesa di un saluto o di uno sguardo rubato. E’ Bandra con i suoi mercati notturni e il mito di Shahrukh Khan. E’ un mondo parallelo di studi cinematografici blindati, luoghi di culto per una nazione che il cinema lo venera, e per tutti coloro che vi si recano con grandi speranze e magari pochi spiccioli in tasca. E’ la città dei ristoranti per strada, con panche e tavoli unti e bisunti ma popolati di ingegneri in abiti formali che nell’intervallo continuano a parlare di lavoro. E’ il luogo dove grattacieli imponenti e all’avanguardia vengono costruiti da operai scalzi in bilico su impalcaure di legno, instabili tanto quanto il loro futuro. E’ la città in cui rincorrere nuove opportunità, e nella quale se si possiedono buoni studi e passioni è difficile restare a mani vuote.

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Mumbai è un luogo che può piacere oppure no, ma è certo che coloro che ne parlano male forse hanno fatto solo un giro frettoloso a Colaba, al massimo hanno visto un museo e si sono scattati un selfie davanti al Gateway of India. Mumbai non è un posto per cacciatori di monumenti. Se avete una guida turistica buttatela via, non vi servirà. L’unica regola da seguire è lasciarsi andare. Piuttosto che visite di routine a tutti consiglio una corsa in taxi per le strade di questa metropoli avvincente quanto un romanzo. Concedetevi un giro lunghissimo, senza meta e senza fretta, per avere un’idea della strana geografia della città ma soprattutto assistere a quel continuo spettacolo che è la Vita. Lì presente in tutte le sue sfumature.

Bombay

Cosa posso visitare di bello?
Inizia dalla Marine Drive
E che cosa è ?
Un lungomare con dei lampioni
Si va beh, e poi?
No ma un lungomare così, come la Marine Drive intendo, non l’hai mai visto
Il mare è così bello? Pulito almeno?
No assolutamente no. Direi che fa schifo
I lampioni sono antichi?
No, sono dei fari, servono solo a far luce
Ma almeno ci sono dei bellissimi palazzi intorno?
Veramente no, vecchi edifici grigi e qualche nuovo hotel in cemento
Allora che devo andare a vedere?
In teoria niente. Ma prova ad andarci e poi mi dirai.

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