31.10.15 L’ultimo giorno di Expo Milano

Albero della Vita Expo

La decisione di andare ad Expo un’ultima volta è stata presa d’istinto, come in genere tutte le migliori, e le peggiori della vita. Nonostante la stanchezza sono felice di esserci stata, ma anche un po’ delusa nonostante fossi mentalmente preparata al caos e alla definitiva chiusura del complesso. Già dalle prime ore del mattino c’era gente ovunque, e tutti andavano di corsa e si accalcavano come matti per entrare in ogni porta, mi sembrava di vederli correre più del solito, e anche parlare a voce più alta e creare più confusione.

expo ultimo giorno 1

L’ultimo giorno c’era un’atmosfera diversa. Le pile di scatoloni non venivano rimosse, stavano lì, tanto nel giro di poche ore erano destinate ad umentare, i ristoranti cercavano di vendere ciò che avevano già cucinato al mattino, la scelta era in genere molto ridotta, perfino i bagni non venivano più puliti e lasciati in balìa della folla. Tutto appariva un po’ spento, a rosso di benzina, lasciato andare e già pronto a convertirsi in altro. Anche gli orari sono stati molto arbitrari, alcuni padiglioni già dal pomeriggio hanno chiuso i cancelli (per esempio la Cina), altri si trovavano come ogni  giorno a domare file surreali e apocalittiche (la follia per il Giappone è andata avanti fino a sera). Solo una cosa pareva la stessa: la fiumana di gente che si muoveva da un posto all’altro o che vagava senza meta dopo aver dato uno sguardo alle scoraggianti code dei padiglioni.

Avendo visto Expo sempre con calma e prima che iniziasse il delirio finale ho faticato ad adattarmi e per sempre accantonato l’idea di completare la mia lista dei padiglioni con l’unico che ancora mi mancava: il Kazakistan. Bene, alle ore 8.40 c’erano già oltre cinque ore di fila e la polizia al termine della coda per evitare che la gente si “incollasse” all’ultimo in attesa. Roba da non credere. A malincuore lo salto. Ricordando Expo tra qualche anno potrò dire di averli visti tutti. Tranne uno. C’è sempre un rimedio: andare direttamente in Kazakistan (e non sarebbe una cattiva idea). La musica già mi piace, mi ricorda quella dei film indiani.

vinitaly

Mi rifugio lontana dal caos lungo il Cardo, non avevo ancora visto Vinitaly e approfitto del momento tranquillo per entrare. Una piacevolissima sorpresa. Il paradiso per chi ama il buon vino con assaggi in compagnia di sommelier e una cantina ideale che riunisce oltre 1300 etichette italiane divise per regioni. La storia del vino che ripercorre anche la storia dell’uomo, greci, etruschi, romani, il medioevo, versi e citazioni di epoche diverse, da Leonardo da Vinci a Fellini, passando per il Leopardi, murales che ricordano quelli trovati in pareti di scavi archeologici o edifici antichi ed esposizioni di oggetti in mostra sul tema del vino, reperti e perfino un banchetto sulle note del waltzer del Gattopardo.

fotoexpo ultimo giorno

Entro poi in Cibus è Italia di Federalimentare , un ampio padiglione che propone un percorso all’interno dei prodotti alimentari italiani, dalla pasta alla passata di pomodoro, dal riso ai formaggi. Video che illustrano i processi di lavorazione, esposizione degli alimenti e dei macchinari usati nei processi produttivi. Il tutto suddiviso in aree tematiche che si ispirano all’aspetto e al colore dei prodotti. Molto interessante ma al momento della mia visita purtroppo deserto, e anche il caciocavallo e i pacchi di spaghetti stavano già prendendo la via di casa ormai fuori dalle teche. Era l’ultimo giorno, e malgrado la folla frenetica facesse tutto per non accorgersene era già piuttosto evidente, i pezzi cominciavano a smontarsi sotto l’occhio di tutti.

ultimo giorno Expo 3

Stop d’obbligo ai furgoni di burgers fatti al momento per provare un delizioso Veg Burger artigianale alle rape rosse. Magnifico! Già mi vedo tra qualche settimana ai fornelli per tentare di imitarlo. Pochi passi più in là faccio un salto da Trenitala per vedere la mostra MovEat esposizione di reperti archeologici che ci raccontano qualcosa in più sulle tavole e le abitudini alimentari del passato: anfore, oggetti per la conservazione del cibo e un’occasione per conoscere i menù dell’Antica Roma e i primi street food della storia. Spiegato passo passo da una guida molto gentile e informata, pronta a indulgere in dettagli e curiosità.

ultimo giorno Expo 6

Continuo la passeggiata all’interno del mercato biologico del Biodiversity Park per vedere il vero aspetto della frutta non trattata, la cui immagine non ricorda quella delle mele di Biancaneve esposte nei banconi della grande distribuzione ma quella colta dall’albero del proprio campo. E poi verso lo Slow Food , un’area molto interessante e istruttiva per capire in un istante la differenza tra produzione industriale e produzione locale, cosa accade al paesaggio, agli animali e all’uomo. Un confronto immediato attraverso una flip chart, cibo sano e cibo confezionato, allevamenti tradizionali vs intensivi, agricoltura selvaggia vs aziende familiari.

expo finale slow tour

L’ Ultima tappa, poco prima della definitiva chiusura, al padiglione della Comunità Europea che propone un video 4D molto grazioso. Un mini film d’animazione in cui i due personaggi Alex, agricoltore ed esperto del territorio, e Sylvia, ricercatrice e scienziata, scoprono di avere bisogno l’una dell’altro per avere successo nei propri progetti e nella vita. Una storia d’amore un po’ Disneyana che esprime però concetti interessanti sotto una glassa zuccherina. Sarà piaciuto ai bambini ma anche agli adulti, mi pento di non averlo visto prima per consigliarlo agli amici.

comunità europea

Dalle 18.00 parte la cerimonia di chiusura con il Presidente Mattarella. Nei pressi dell’Open Theatre folle per l’entrata e blocchi alle vie di accesso, non riesco ad avvicinarmi più di tanto. L’Esposizione è ufficialmente chiusa, si passa il turno a Kazakistan ed Emirati Arabi. Dopo i fuochi artificiali cala il sipario un po’ ovunque tranne nel padiglione Ecuador dove si continua a lavorare, suonare e accogliere visitatori. Forse non è stato uno dei più belli ma sicuramente vince per la simpatia e la dedizione del personale.

Albero della Vita

Non posso andarmene prima di aver assistito a una delle ultime accensioni dell’Albero della Vita. Quella sera mi è sembrato ancora più bello e suggestivo del solito, sarà perchè già vittima di un improvviso attacco di nostalgia, o forse perchè finalmente ero riuscita a sedermi sotto, a due passi dall’acqua del laghetto. Tra la musica e i colori mi pareva che tutto il resto della folla non esistesse e che io e mio marito fossimo due fidanzatini appena conosciuti (e invece c’è una pupetta che ci aspetta a casa). Esco e vedo che le luci piano piano si spengono. Il personale dei cluster cerca di vendere il materiale rimasto nei negozi proponendo sconti agli ultimi visitatori rimasti. A guardarlo così tutto sembra diverso. Cosa resisterà allo smantellamento? Il Palazzo Italia? Sicuramente. L’Albero della Vita eil Padiglione Zero? Rimuoverli sarebbe peccato mortale. E poi? Molti padiglioni torneranno ai Paesi d’origine e saranno riutilizzati così come sono (per esempio le Torri della Svizzera, l’edifico di legno dell’Estonia e il gioiellino architettonico dell’Azerbaijan, pronto a convertirsi in un museo della biodiversità a Baku), altri saranno venduti all’asta, altri ancora smontati e riciclati, la foresta dell’Austria verrà trapiantata in Trentino. La sorte di altre strutture ancora non si conosce. E’ notte e la stazione è invasa di gente. Per il giorno dopo immagino invece uno strano deserto, anzi forse saranno sufficienti un paio di ore. E anche mentre butto giù queste righe devo già parlare al passato.

 

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