Caligola, fragole e il bosco di Diana

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Nessuna stagione è più bella della primavera per immergersi nel paesaggio dei Castelli Romani, un’area eterogena, vasta e sorprendente di cui avevo sentito parlare ma che ho scoperto solo da poco. E infondo, come si fa a dire di conoscere veramente l’Italia? Ad ogni pezzetto del puzzle che sistemo cresce il desiderio di trovarne di nuovi. E’ una bellezza che rende avidi. Nemi è un piccolo luogo speciale, e poco importa se quasi piove. Le case dai colori caldi arroccate appese come bucato sulla montagna, intorno tantissimo verde e un lago perfettamente rotondo, lo Specchio di Diana, nel quale furono ritrovati i resti delle due leggendarie navi di Caligola.

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Nemus, il bosco sacro, una cittadina – terrazza che guarda sul profondo specchio dalle sfumature blu e grigie. E’ in effetti è un cratere, il bacino d’acqua giace sopra un vulcano spento, un’immagine che mi ricorda alcuni paesaggi andini, ma siamo in Lazio. Se si scavalca con gli occhi la collina di fronte, e il profilo di Genzano, si vede il mare, la riva del Tirreno. Nemi conquista in silenzio con la sua unicità, con l’aria impregnata di castagni, di muschio e di lecci. E pure di fragole.

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Mi basta uscire dal parcheggio per capire che c’è un elemento comune in tutte le attività commerciali della zona: le fragole. I negozi di souvenir le propongono in veste di soprammobili o calamite, i bar ci fanno i liquori, i sorbetti e il gelato. Anche piccolissimi negozi hanno esposte fuori file di cassette di fragole e fragoline di tutte le razze. C’è un profumo talmente piacevole (e contagioso) che sottrarsi pare un peccato mortale.

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Nemi era tappa del Gran Tour ottocentesco proprio per il suo aspetto nostalgico e selvaggio. Alle porte di Roma ma isolata nel verde, un luogo impregnato di miti, storia, orme di personaggi celebri (anche Giulio Cesare pare avesse la sua villa) del quale anche Lord Byron e Henry James si dichiararono “stregati”. Fu dipinta da Turner e da Corot, ma anche da George Innes,  Joseph Wright e Sanford Robinson Gifford. Uno scenario naturale che fu una specie di calamita per i paesaggisti del tempo.

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Ma il fascino del lago era legato anche alla leggenda delle Navi di Caligola. Quella che con gli anni sembrava soltanto una storia divenne realtà quando i relitti furono ritrovati durante il ventennio fascista, a quel punto tirarle fuori era anche un gesto di propaganda, quasi un sigillo da applicare sulla supposta continuità con l’impero romano. Le navi vennero volutamente fatte affondare dal senato dopo la morte dell’imperatore, motivo per cui si conservarono in modo eccellente nell’ambiente fangoso del lago. Preservate fino ad oggi (anzi fino a ieri.) Dopo tanti sforzi per riportarle a galla fu tanta fatica per niente. Le navi originali bruciarono in un incendio nel ’44 e quelle esposte oggi nel Museo delle Navi Romane sono riproduzioni.

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Anche se il destino delle navi non è stato proprio roseo, vale la pena entrare al museo per conoscerne la storia e l’aspetto. Una era probabilmente una specie di yacht dell’imperatore, un resort galleggiante da usare per il suo svago annesso alla villa e dotato anche di cabine e aree per il banchetto. La seconda era destinata probabilmente alle cerimonie religiose d’impronta orientale (Caligola era seguace di Iside). Interessante il video che mostra con immagini d’epoca come fu utilizzato lo stesso canale artificiale costruito dai Latini per svuotare parzialmente il lago e liberarle dal fondale con mezzi ancora rudimentali.

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Il volto di Caligola si incontra di nuovo passeggiando per il centro di Nemi, proprio nei pressi di Palazzo Ruspoli e della Torre Colonna. Ma altre statue popolano il borgo, legate ancora una volta alla mito e alla storia del luogo. Oltre alla grande Diana Cacciatrice una fontana con la Testa di Medusa e La Grande Madre Terra, tre opere dello scultore Mastrolorenzi. Quest’ultima è davvero splendida, da guardare con calma e nei dettagli, una donna di bronzo che stringe un bimbo distesa sul triclino e circondata da elementi simbolici della natura, quella sacra e con la N maiuscola.

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Il tempio di Diana, del quale oggi sulle sponde del lago non restano che alcune rovine e qualche reperto esposto al museo, rendeva Nemi un luogo sacro nell’antichità ancora prima dell’arrivo dei romani. E la sensazione di trovarsi in un posto speciale, malgrado l’aspetto sia cambiato, si prova ancora. Non c’è più il tempio ma resta il suo specchio, l’incantevole Lago di Nemi. E chissà se le ricerche svolte in questi giorni sulle acque del lago hanno portato buone notizie. La terza nave di Caligola esiste davvero?

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