Civitella D’Arna e il dialetto perugino

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Dei tre anni che ho passo in Lombardia una cosa fu davvero curiosa (e ricorrente). Nessuno riusciva mai a collocarmi geograficamente in Umbria. E pensare che il mio accento perugino (e anche un po’ dialetto) è abbastanza forte e non ho mai cercato di nasconderlo. Ma sei toscana? Eh no. Marchigiana? Fuochino. Dopo vari tentavi falliti tiravo fuori un rassegnato “sono di Perugia”.  E mi sentivo ripetere:

Ma no, “gli umbri” parlano in un altro modo

Poi ho capito il trucco. Tutti avevano ben in mente il dialetto della linea Spoleto – Foligno, molto riconoscibile, ma ci passa un abisso. Gli umbri, quelli veri, non esistono più da un bel po’ di secoli, via. Ora le province sono due ma la linguistica si divide in tre. Non sono sfumature, piuttosto compartimenti stagni, vere e proprie lingue. Differenze ancor più nette all’orecchio di chi vive al di fuori e si immagina una certa continuità, soprattutto in una regione piuttosto piccola.

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Che c’entra adesso tutta questa parentesi sul perugino? C’entra eccome, proprio in questo piccolo borgo di collina la Pro Loco organizza ogni anno La Festa del Dialetto Perugino (in occasione della rievocazione Storica della Fusione delle Campane). E ci sono veri e propri convegni, ma anche gare di componimenti poetici e teatro in “lingua”. Passeggiando lungo le vie del paese incontrerete cartelli con detti popolari e proverbi. I “detti dei nonni”, quelle frasi che ci sentivamo ripetere spesso, almeno nella mia generazione. Tracce della tradizione contadina, quando il sapere veniva divulgato in pillole, attraverso rime di facile memorizzazione e con doppi sensi (a volte anche buffi), similitudini, immagini visive. Un’enciclopedia portatile che invece di viaggiare per wifi si affidava al passaparola, da genitori ai figli, dai nonni ai nipoti. La tipologia di informazioni investe ogni angolo del sapere, dal meteo alla vita privata.

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Civitella d’Arna. Un borgo piccolo piccolo e una storia complessa. Un castello che ha per fondamenta mura romane e un toponimo legato agli etruschi. Ma che c’entra l’Arno? L’Arno inteso come “fiume di Firenze” niente, ma gli etruschi si. Quelli vivevano in entrambi i luoghi e non stavano certo fermi. Nella loro lingua il nome per descrivere l’acqua in movimento era Arna (e quindi lo era anche il Tevere).  Oggi gli abitanti del borgo si chiamano arnati, in ricordo degli insediamenti in territorio degli umbri (quelli veri) dall’altra sponde del fiume.

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Due cose non si capiscono a prima vista> 1) la stratificazione di epoche storiche 2) il fermento di idee e iniziative culturali in una realtà piccola ma importante. Civitella D’Arna sembra un luogo come tanti ma non lo è. Soprattutto colpisce la disponibilità delle persone che accolgono i visitatori con un sorriso. Non solo mi sono stati aperti  l’Antiquarium e la chiesa (che erano chiusi), ma ho avuto tante informazioni sul posto, sulla festa annuale e sulle tradizioni. Ho passato un bel pomeriggio. Molti dei reperti trovati a Civitella d’Arna si trovano al Museo Archeologico di Perugia, per ironia della sorte il ritrovamento più importante, la testa del dio del sonno Hypnos, fu trafugata e finì dietro una teca del British Museum. Chissà se ce la possiamo riprendere in qualche modo.

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La storia e l’aspetto di Civitella D’Arna cambiarono ancora una volta nell’Ottocento per opera di un parroco, Don Francesco Baldelli, che volle la costruzione del campanile e ridefinì l’aspetto del borgo. Lo stesso parroco teneva un diario e appuntò tutte le fasi della fusione delle tre campane, nacque così l’idea della rievocazione storica. Il paesaggio attorno è incantevole, da una parte Perugia e i suoi campanili, dall’altra la Valle Umbra con vista su Assisi e il Subasio. Un insieme morbido di rilievi che si perdono all’orizzonte. La vegetazione fitta circonda le mura dell’antico castello (che poggia sopra cisterne romane), peccato che molte porzioni siano in stato di abbandono e in attesa di restauri adeguati.

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E anche la piccola chiesa nasconde una sorpresa. A un lato si conserva la parete affrescata di una piccola cappella, quella che era una volta nel cimitero, dove durante i restauri è spuntato fuori un bellissimo affresco della Scuola del Perugino. La parete è stata salvata ed è oggi custodita a fianco dell’altare, quindi sembra di trovare una chiesa minuscola dentro una appena poco più grande. Più o meno come una matrioska.

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Lungo la strada facciamo una sosta all’antico lavatoio con lo stemma del Grifo, creatura mitologica simbolo di Perugia, da lì si apre il panorama su Ripa e sulle colline. Il silenzio si interrompe dall’arrivo di un aereo, seppur pochi al giorno, volano bassi e l’aeroporto di Sant’Egidio è vicinissimo. Da una parte il lavatoio di pietra, dall’altra la scia di un aereo. Moderno e antico fianco a fianco ancora una volta.

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L’Italia è varia ed proprio nelle differenze che siamo speciali. A volte quando sono al bancone del bar in Autogrill mi diverto a sentire i discorsi dei vicini, non per farmi cavoli degli altri ma per cercare di localizzarli nella carta geografica. Spesso fallisco. Le varianti paiono infinite e ogni volta mi viene il dubbio di conoscere molto poco. Anche una piccola realtà come Civitella D’Arna può dirci tanto, ed è notevole lo sforzo degli abitanti nel valorizzare le proprie radici e tradizioni, che siano legate alla storia, ai costumi o al dialetto.

Per maggiori info sulle manifestazione e la storia del borgo Associazione Proarna.

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