Coccole ed Energia. I cluster del Cacao e Caffè a Expo Milano

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Aromi diversi da respirare a pieni polmoni, due cluster da visitare per tuffarsi tra fragranze che arrivano dritte al cuore, meglio di qualsiasi costosissimo profumo. Il cacao e il caffè sono sinonimi di energia e soddisfazione, alimenti per il corpo ma anche per lo spirito le cui storia di importazioni ed esportazioni corre indietro nei secoli. Gli italiani sono tra i più fedeli consumatori di caffè: a casa prima di uscire, al lavoro, in stazione, al ristorante. Ovunque.  Il caffè è un dettaglio che non manca mai, una coccola da concedersi anche nei momenti più stressanti. Data la storia d’amore tra il caffè e gli italiani non è difficile immaginare che questo cluster sia molto visitato, oltre ad essere secondo me è uno dei più belli e meglio organizzati.

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Il design del cluster lascia filtrare la luce del sole, l’area espositiva (il cui sponsor ufficiale è Illy) riunisce paesi diversi e geograficamente molto lontani in una piazza dedicata alla bevanda, con sacchi, grani, serre ed esposizioni a tema. E’ un’area ben divisa e nella quale si ripercorre il processo produttivo del caffè, Dalla pianta al bancone del bar, passando per la ciliegia, il chicco verde, la tostatura e il confezionamento, Visitando i padiglioni di El Salvador, RwandaTimor – Leste, Repubblica Dominicana, Kenya, Uganda, Guatemala e Burundi, si raggiunge poi lo Yemen e l’Ethiopia, due paesi profondamente legati alle origini del caffè.  Le fotografie in bianco e nero scattate da Sebastião Salgado raccontano storie di volti e di culture collegate a questa coltivazione, un viaggio attraverso le diverse realtà dei paesi produttori (che spesso non sono i paesi consumatori).

Dove si produce e dove si consuma caffè, spesso le due cose non coincidono e questo è già un punto di partenza per riflettere. Un equilibrio fragile è quello tra la tradizione e la ritualità e l’esportazione massiccia di questa bevanda così apprezzata e richiesta in tutto il mondo. Interessanti i progetti proposti nella sezione del Guatemala per uno sviluppo del commercio equo e solidale che garantisca il lavoro , ma anche l’educazione, l’assistenza sanitaria e lo svago alle persone coinvolte nella produzione del caffè.

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Il nome Mocha deriva dal porto yemenita di Mockha, dal quale partivano le esportazioni di carichi di caffè. Nello spazio dello Yemen si parla del “Mocha Mattari”, considerato il re dei caffè, pregiato e delizioso ed esportato fin dal medioevo. In alcuni stand è possibile degustare caffè sul posto o comprare delle miscele, o capsule, da portare a casa. Nello spazio dell’Ethiopia, paese che racconta le origini di questa straordinaria bevanda, viene mostrata ai visitatori la cerimonia del caffè, una preparazione lenta che rappresenta per la società tradizionale un momento d’incontro e scambio d’opinioni. Prevede vari passagi tra cui la tostatura a fuoco e la contemplazione del suo profumo. Associato a credenze popolari, il caffè è una bevanda magica.

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Il Cluster Cacao ha invece un’architettura d’insieme molto più essenziale ed è costellato di banchi in cui si vende merchandising di Eurochocolate (sono di Perugia, per me non è stata certo una novità), scatoline di macarons, fontane di cioccolato, tavolette al metro, gelati e colate di fondente su yogurt e brioches. Il design dei padiglioni e l’organizzazione non mi ha convinta troppo, è un po’ confusionario e gli spazi comuni sono angusti (inoltre è sempre pieno di gente, perchè si sà, il cioccolato è un richiamo universale).

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A chiudere il cluster il padiglione della Lindt, con una breve storia illustrata della famosa fabbrica svizzera e un laboratorio nel quale assistere alla lavorazione del cioccolato. Accanto lo spazio dedicato ai cioccolati italiani dove Perugia, città della Perugina e dell’Eurochocolate, si affianca alle altre due città italiane famose per il cioccolato, Modica e Torino.

Nel cluster nell’are di Cuba, c’erano più visitatori per il mojito che per il cacao, purtroppo l’area del Gabon era momentaneamente chiusa perciò sono passata a São Tomè e Principe dove si viene circondati da un’esplosione di artigianato a tema cacao, statuette, borse, tazze, tessuti, etc…

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Più interessanti gli spazi del Ghana e del Camerun, ben allestiti e dotati di pannelli esplicativi e brochure per scoprire qualcosa in più sulla coltivazione del cacao e sui processi di trasformazione. Per entrambi i paesi questa coltura rappresenta un fattore determinante nell’economia, soprattutto nelle zone rurali la produzione del cacao è una risorsa per milioni di famiglie.

Premio per la pazienza alla standista della Costa d’Avorio che nonostante la presenza di un bel cartello multilingue doveva continuamente scansare le persone che finivano per intingere le dita, anzi tutta la mano, nella fontana di cioccolata, noncuranti del divieto. A farlo erano non tanto i bambini quanto i genitori, scene da guardare con gli occhi sgranati. O il cioccolato era tanto buono (credo proprio di si, a giudicare dal profumo) o i visitatori tanto incivili. Probabilmente entrambe le cose.

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