Il girone infernale dei curiosi : Expo Milano 2015

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Amanti del mondo non restate a casa, regalatevi almeno un biglietto e partite per Milano. Per i curiosi l’Expo può rivelarsi un labirinto mortale, vuoi anche per gli spazi sconfinati e le altissime temperature estive. La prima cosa da fare è riuscire a contrastare l’ingordigia e scendere a patti con l’idea che non sarà possibile vedere tutto. Neanche con più giorni. Neanche in un’altra vita. Sarebbe bello poter fissare una tenda proprio sotto i teli del Decumano e stanziarsi lì fino al prossimo 31 ottobre.

Ho avuto la brillante idea di visitare Expo in una domenica di caldo record nella quale tra sole, afa milanese e umidità del 200% ad un certo punto ho iniziato ad avere i miraggi. Motivo per cui come prima volta ho deciso di deviare volutamente tutti i padiglioni più visitati (con le sole eccezioni di Angola e Giappone) per evitare file ed eccessivo stress. Volevo avere una visione d’insieme e preparare i compiti a casa in attesa della prossima volta.

La tavola asimetrica, padiglione Giappone

Appena usciti dai controlli di sicurezza si viene subito sopraffatti dalla grandezza, dalla bellezza delle architetture, dalla sensazione festosa di poter abbracciare tutto il mondo, volti, lingue e culture, aromi e profumi che contraddistinguono angoli e climi diversi del pianeta. Alcuni padiglioni centrano il bersaglio proponendo delle riflessioni sul tema della manifestazione, altri sembrano perfetti più che altro per una fiera del turismo, alcuni si autocelebrano mentre altri vanno un po’ fuori dal seminato ma sono comunque piacevoli da vedere. E’ inevitabile pensare anche a ciò che non c’è, ovvero i clamorosi assenti all’Expo, dove sono i paesi del Nord Europa? Dov’è l’Australia, e soprattutto… veramente manca l’India???

Alcune strutture sono più belle e più interessanti di altre ma per questa volta mi soffermo a parlare solo di quelle che son riuscita a vedere anche all’interno. Si passa da architetture stravaganti, per esempio il padiglione della Bielorussia, che riproduce la macina di un mulino nel mezzo di una collina d’erba, o il palazzo del Turkmenistan che pare un museo trapiantato direttamente dai paesi dell’Asia Centrale. Il percorso del doppio padiglione Lituania parte del seme del passato che custodisce la storia e le tradizioni, anche alimentari, di un popolo, per raggiungere il presente e i nuovi usi e costumi. Il percorso si snoda in due strutture diverse collegate da una passerella. Il grandissimo padiglione dell’Angola colpisce per le sue dimensioni (soprattutto in rapporto alle strutture di altri stati africani) e per la sua terrazza con fiori e piante tropicali all’ultimo piano. All’interno un baobab multimediale mostra colonne di semi ed esalta attraverso dei video l’importanza della figura femminile nell’alimentazione e nella società. Il padiglione dell’Oman riproduce le architetture tradizionali e malgrado i manichini (animati da effetti stile Phantom Manor di Disneyland Paris) i temi toccati sono interessanti, soprattutto la difficile gestione dell’acqua in una delle zone più aride della Terra. Delle guide molto disponibili accompagnano alla visita e offrono degli assaggi di datteri e miele. Giunta all’ultima sala sorrido un po’ perchè la riproduzione della cucina tipica, con tanto di massaia indaffarata ai fornelli, potrebbe sembrare quella di casa mia, piena di spezie, erbe e barattolini.

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Padiglione Angola

L’equilibrio uomo e natura il motivo portante del padiglione Estonia, altalene il legno, materiali di costruzione riciclabili e una cyclette per poter compiere giri virtuali nella bellissima Tallin. La Spagna celebra i suoi prodotti tipici nazionali, la genuinità delle materie prime e la storia personale che lega l’uomo alla sua alimentazione. Bocciare i prodotti preconfezionati per ripartire dai singoli ingredienti che formano un piatto e che si uniscono come in una formula magica. Tenero e convincente lo slogan “Ho imparato a cucinare al ritmo di una ninna nanna” che sottolinea l’importanza di una buona educazione alimentare già nell’infanzia, il cibo è un’identità  che cresce con la persona e cucinare è anche un modo per esprimersi e prendersi cura degli altri . Un concetto essenziale che non fa una piega, per andare avanti a volta bisogna ”tornare indietro”. Tornare alle tradizioni di famiglia, alla produzione artigianale, alla valorizzazione degli ingredienti di base.

Decumano

Decumano semideserto, il mattino ha l’oro in bocca

Colpirà il carattere ludico del padiglione del Giappone che propone video, app personalizzate da scaricare, effetti ottici, pareti di modellini di sushi e il ristorante del futuro con spettacoli e tavoli interattivi. Etereo, delicato e giocoso, suddiviso in fasi diverse di armonia, intrattenimento ed informazione, riflette la creatività del popolo giapponese, capace sempre di stupire e coinvolgere.

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Orto verticale , padiglione Israele

La Polonia ha un padiglione  rustico ed essenziale ma accogliente, le sue pareti sono formate da tante cassette di mele vuote, incastrate come mattoncini, e un giardino di piante ed erbe aromatiche sul suo terrazzo. L’Olanda ha optato invece per un’inversione di rotta molto cool, un non-padiglione, piuttosto un luna park all’aperto, nel quale sollazzarsi tra street food e birre, che fa molto accampamento hippie. Forse non abbonda di messaggi utili al tema dell’Expo ma invita alla convivialità e alla condivisione festosa del cibo (altro non riesco ad immaginarmi, nemmeno dopo la seconda pinta). Affollato di giovani stravaccati sui cuscini, un’oasi rilassante piuttosto gradita, perchè si sa, l’Expo stanca tantissimo.

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Padiglione Polonia

Il bellissimo padiglione della Cina, circondato da un campo di fiori gialli, ripercorre lo sfruttamento del territorio a scopi alimentari dalle origini dell’uomo ad oggi, la tradizione dei piatti cinesi e una foresta di bambù che si illumina di colori, di sicuro impatto estetico. Slovacchia, Ungheria e Vietnam sono belle strutture dall’esterno ma all’interno si punta più che altro sulla promozione dei paesi di per sè. Mi aspettavo qualcosa in più dal padiglione della Thailandia, belli gli effetti speciali della seconda sala ma forse è un po’ eccessivo proporre ben tre filmati uno dietro l’altro (tra cui una lunga digressione sugli interventi del re per promuovere l’agricoltura). Un video breve ma convincente è invece quello pensato per il padiglione dell’Uruguay, un nonno  racconta alla sua nipotina la sua esperienza da immigrato e le potenzialità del suo Paese.

La foresta , Padiglione Cina

La foresta , Padiglione Cina

Soddisfatta ma un po’ stordita preferisco rimandare altre visite per le tappe successive, dopo un po’ non si è più ricettivi e si inizia a fare confusione saltando così in fretta da una realtà ad un’altra. Ora mi pare meno sciocca di quanto credevo l’idea di proporre un passaporto sul quale poter applicare dei timbri per ciascun padiglione visitato, è una trovata un po’ kitsch nata per far cassa ma che al tempo stesso rende bene l’idea del viaggio virtuale; toccare con la mente delle terre sconosciute, confrontare diversi punti di vista, provare nostalgia nel ricordare un paese che di conosce (e che magari si spera di poter vedere ancora), aprire le proprie porte anche a posti dei quali non si è mai sentito parlare, o forse non abbastanza.

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padiglione Qatar

*Non è vero che mangiare all’Expo è molto caro. Sono partita con un budget limitato (35 euro per tutta la giornata) e ho riportato pure il resto. I prezzi variano in base al ristorante che si sceglie e al tipo di piatto. Si trovano degli snack molto a buon mercato, o dei piatti che malgrado le 12 – 15 euro richieste sono piuttosto abbondanti e bastano per un pasto completo singolo o assaggi per due persone.

*Acqua (fresca, frizzante) e gratis per tutti. Utile per placare la sete sotto il sol leone e una buona mossa per evitare piramidi di bottigliette vuote (oltre che ulteriori spese sul bilancio dei visitatori dato che il biglietto d’ingresso non è proprio economico).

*Anche se avete con voi scarpe comode e gli abiti con cui vi sentite più a vostro agio dopo qualche ora sarete assaliti dal desiderio di strapparvi via tutto, camminare scalzi e tuffarvi dentro a qualche piscina, fontana e fontanella. La stanchezza riuscirà a frenare anche la curiosità più accesa, a quel punto non resta che trovare un luogo all’ombra dove eclissarsi almeno per un po’ prima di ripartire per una nuova avventura. Fortunatamente ci sono diversi posti dove “crollare” letteralmente sotto gli occhi di tutti: le panchine – letto lungo il Decumano, divanetti climatizzati nei padiglioni, cuscini a terra, poltrone o spazi miticizzati da nebbioline fresche (una mano santa nel momento in cui si incominciano ad avere i miraggi) e addirittura sdraio e lettini da spiaggia. Per il mio crollo in luogo pubblico ho scelto dei comodi cuscini all’ombra di fronte al Biodiversity Park, ho dormito letteralmente un’ora e non mi vergogno di dirlo, ero in buona compagnia.

 

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