Il Presepe vivente in abiti rinascimentali di Gualdo Tadino

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Lo ammetto, appena arriva il Natale non vedo l’ora di farmi un giro dei Presepi Viventi dell’Umbria. In alcuni ritorno, spesso a distanza di anni, altri invece li scopro la prima volta e subito me ne innamoro, come nel caso della Rappresentazione della Natività di Gualdo Tadino, un presepe piccolo ma molto curato nei dettagli, in abiti rinascimentali perchè ispirato da una famosa opera di Domenico Ghirlandaio. All’interno del cortile dell’Istituto Bambin Gesù al calar della sera tutto si trasforma e i figuranti tra abiti, oggetti e scenografie, riportano in vita gli antichi mestieri, i suoni e i colori del Rinascimento.  Come in un dipinto, immagini perfettamente incorniciate si materializzano. Volti, mani e profili appaiono nell’ombra,  tra pentole fumanti, scintille e candele accese.

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Quadri familiari, attimi rubati alla vita privata, un mondo che temporaneamente prende vita nel giardino del monastero, come nella pittura fiamminga sembra di “spiare” nella routine dei personaggi: l’artista nel suo studio impegnato a disegnare e dipingere a lume di candela, le cucitrici e ricamatrici con gli occhi fissi sulla propria stoffa, la venditrice di gioielli aggiusta gemme e collane tra i velluti dei cofanetti. Diversa dalle altre perchè trasportata in un’epoca ben lontana dalla Betlemme dell’ impero romano, la rievocazione natalizia di Gualdo Tadino ci conduce per mano nel Rinascimento, gli ambienti interni sono ricchi di dettagli e non mancano i mestieri tradizionali che si vedono spesso nei presepi viventi, come il vasaio, il fabbro, i venditori del mercato e il falegname.

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La bella taverna di ristoro cattura i visitatori come una rete,  un ambiente allestito con precisione (oserei dire cinematografica) su più livelli. Ma non è solo la bellezza della scenografia ad attrarre, sono soprattutto le voci, gli scambi di battute di una simpatica live scene in cui il dialetto umbro si mescola con il toscano e i protagonisti con vi trasporteranno nel passato strappandovi anche più di un sorriso.

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L’area dell’Istituto Bambin Gesù si trova in pieno centro città ma sembra un giardino campestre, soprattutto se osservato di notte alla sola luce delle candele. La scena della Natività riporta chiaramente al quadro del Ghirlandaio, il dipinto dal quale trae ispirazione è l’Adorazione dei Pastori che si trova a Firenze nella chiesa di Santa Trinita. Nella scena anche le colonne classiche e il sarcofago vuoto, gli abiti blu e fucsia di Maria così come sono stati dipinti secoli fa.

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Dei presepi viventi mi piacciono soprattutto le scenografie teatrali, l’atmosfera “da set” con attori e comparse, l’odore dei fuochi, la legna che brucia, la musica di sottofondo, una passeggiata costruttiva per smaltire i pranzi di Natale e condividere un momento piacevole con la famiglia. I bambini con la loro curiosità sbirciano da una finestra sul tempo e imparano a conoscere una vita lontana dalla tecnologia, dai giocattoli e dai media. Un mondo con ritmi lenti, materie prime da lavorare con le proprie mani, case appena illuminate dalle candele e strade buie nelle quale non si incontrano auto ma solo asini, cavalli, pastori con il proprio gregge. Ma i presepi piacciono soprattutto agli adulti, e in particolare quando tirano fuori epoche e atmosfere passate rendendoti spettatore di scene costruite con cura, per stupire.

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