La Firenze segreta sotto gli occhi di tutti

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Di Firenze non ci si stanca mai, c’è così tanta bellezza concentrata da far perdere la testa anche al più razionale e distaccato degli umani. Ma i side effects di tanto splendore sono le file, folle di turisti e biglietti costosi da pagare. Come alternativa al giro classico qualche mese fa mi ero divertita a ricercare le BUCHETTE DEL VINO (se non ne avete mai sentito parlare date un’occhiata alla mia caccia al tesoro) ed è stata una giornata diversa. Se come me adorate gli aneddoti e i luoghi meno conosciuti vi lascio il mio piccolo itinerario attraverso il centro, dai dintorni del Duomo a Piazza della Signoria. In uno spazio piuttosto piccolo troverete una concentrazione incredibile di storie, curiosità e leggende.

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LA BERTA (o la Testa Pietrificata)
Sono passata tante volte per via de’ Cerretani senza mai alzare lo sguardo. Insomma, da questa prospettiva uscendo dalla stazione si vede per la prima volta la Cattedrale e chi riesce a distogliere lo sguardo da una piazza così suggestiva e raffinata? Eppure nella chiesa di Santa Maria Maggiore, proprio lungo la strada, c’è un particolare curioso da notare. Incorporata al muro si vede il volto della statua di una donna che non ha alcun legame con il resto dell’architettura (e sta decisamente troppo in alto per essere una decorazione). Dovrebbe trattarsi della porzione di una statua romana, il riciclaggio di opere d’arte non era inconsueto ma sul perché fu messa proprio lì nessuno lo sa. Da questo punto partono le leggende. Le più avventurose parlano di una donna pietrificata da un alchimista sulla via del rogo, altri racconti popolari lo vorrebbero un tributo ad una contadina che regalò alla chiesa delle campane per far capire agli agricoltori quando dovevano lasciare il mercato (e quindi Firenze). Negli anni ha acquistato il soprannome di “Berta” e alla fine, questo profilo antico ben pettinato che fissa il vuoto non è che sia poi così inquietante.

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LA COLONNA E L’OLMO
Pochi minuti a piedi e siamo a fianco del Battistero. La piazza è un tripudio di marmi colorati e delicate combinazioni di verde, salmone e bianco. E’ un luogo che toglie il fiato ma dopo i cinque minuti di contemplazione silenziosa si torna a caccia di storie. La colonna in granito che si trova in Piazza San Giovanni è legata al racconto del miracolo del vescovo Zenobi. Pare che il giorno che la tomba del santo fu trasferita nella chiesa di Santa Reparata (che sorgeva proprio dove ora è la cattedrale), un olmo ormai secco iniziò a colorarsi di foglie verdissime. In quel luogo fu eretta la colonna (e se ci fate caso ha anche una targa e lo stemma dell’olmo). Quando l’albero del miracolo si seccò nuovamente in molti cercarono di prenderne una reliquia, e il legno considerato sacro venne usato per realizzare un crocefisso (che si trova nella chiesa di San Giovannino dei Cavalieri) e una tavola dipinta che narra la vita di San Zenobi (Oggi nel Museo dell’Opera del Duomo).

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LE ORE CHE VANNO “CONTROMANO”
Ora entrate dentro la cattedrale e guardate nella controfacciata. C’è un orologio che a prima vista sembra normale ma in realtà i numeri sono posti al contrario, le lancette segnano l’ora esatta ma andando dal verso opposto. Si tratta di un’opera di Paolo Uccello, uomo d’arte del Rinascimento, che ha voluto per Firenze un orologio ispirato all’Hora Italica, quindi la giornata viene divisa in 24 ore invece che in 12 e si inizia a “contare” dal tramonto piuttosto che dalla mezzanotte. Ma il sole non tramonta sempre alla stessa ora. E per questa ragione l’orologio va più volte regolato e adattato alle stagioni.

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API CHE NON SI CONTANO E UNA STORIA INFELICE
Piazza Santa Annunziata è vicina alle invasioni turistiche eppur vive una vita separata lontana dal frastuono. In questa bella piazza, con vista sulla cupola del Brunelleschi, c’è l’ingresso dell’Ospedale degli Innocenti e poco distante il Museo Archeologico. Sul basamento del Monumento equestre di Fernando I de’ Medici c’è una strana decorazione in bronzo scolpito, al centro un’ape regina e tante piccole api intorno, una sorta di autocelebrazione per lui, figura vertice del granducato, con un’allusione anche alle “operaie” ovvero tutti coloro che lavoravano per mantenere in efficienza i suoi domini. Essendo organizzate in modo concentrico e su livelli sfalsati nel contarle l’occhio dopo un po’ si perde e bisogna ricominciare. La leggenda vuole che riuscire a contarle correttamente al primo colpo porti fortuna. Rivolti verso il monumento basta spostare lo sguardo al palazzo rosso (in fondo a sinistra) per incontrare invece una storia triste, c’è una persiana sempre aperta in ricordo di una donna che attese invano il ritorno del suo uomo dalla guerra. Probabilmente un tributo dei vicini e dei nuovi inquilini alla sofferenza della giovane moglie, altri parlano di eventi soprannaturali che cessano solo se la finestra non si chiude. Scegliete la versione che preferite.

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Lì DOVE CADDE IL GRANDE POMO D’ORO
La grande palla d’oro di Andrea Verrocchio, messa in cima alla cupola del Duomo di Firenze, fu colpita da un fulmine nel 1601 e cadde rovinosamente al suolo. Venne poi restaurata e rimessa a posto ma il luogo dell’impatto resta ancora segnalato proprio ai piedi del monumento. Nessuno è stato ferito ma in ricordo del temporale (e della tragedia sfiorata) c’è oggi una lastra di marmo bianco rotonda. Potete facilmente riconoscerne la sagoma se non ci sono taxi parcheggiati sopra.

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IL SASSO DI DANTE E PIAZZA DELLE PALLOTTOLE
Da un evento atmosferico regolarmente registrato ad una leggenda che si  mantenuta nel corso degli anni. Pare che Dante si fermasse spesso ad osservare i lavori della costruzione della cattedrale proprio in un punto preciso, appoggiato a una pietra che ancora oggi si trova al suo posto, il vero sasso di Dante. Non si ha alcuna certezza storica ma resta un aneddoto curioso: una persona di passaggio chiese a Dante quale fosse il suo cibo preferito e lui rispose “l’ovo”. A distanza di un anno l’uomo volle sfidare la memoria del poeta e gli si avvicinò chiedendogli “con che?”. Dante non era certo una persona a caso e rispose subito “col sale” tappandogli la bocca in un secondo. Vero o non vero questo è proprio un gioiellino di aneddoto. La piazza vicina era chiamata Delle Pallottole perché era possibile gareggiare a una specie di gioco delle bocce, mentre a fianco gli scalpellini erano in lavoro frenetico per la realizzazione di sculture per il cantiere di Santa Maria del Fiore.

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GINEVRA, LA GIULIETTA CHE VISSE DUE VOLTE
E tra le tante sorprese di Firenze scopro anche una storia d’amore e rivalsa dalle tinte decisamente horror. Ginevra Amieri fu una delle donne più belle della città ma come spesso accadeva non poté sposare chi amava, il suo promesso, molto più grande di lei, venne scelto dalla famiglia. Poco dopo la donna si ammalò gravemente e il marito, un po’ per menefreghismo, un po’ per paura di essere contagiato, appena fu dichiarata morta la seppellì. Ma in realtà Ginevra si svegliò, aprì il sepolcro e uscì nella strada per ricercare il marito, lui, terrorizzato credendo di vedere un fantasma la mandò via, e lo stesso fece il padre. Ed ecco un sorprendente lieto fine. Ginevra, in quanto ripudiata ufficialmente da entrambi da quel momento fu libera di vivere la vita che voleva e si sposò con il suo grande amore. Un po’ Giulietta e Romeo, un po’ Vertigo, eppure è una storia vera, accaduta nella seconda metà del ‘300. Le tracce di questa vicenda rocambolesca si trovano nei nomi delle strade,  l’odierna via del Campanile era un tempo Via della Morta, a ricordo della disavventura (ma anche miracolosa rinascita) di Ginevra.

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OLTRAGGIO ED ESPIAZIONE IN UN FUMETTO DEL ‘500
Passeggiando per Via del Corso vi sarà capitato di vedere un porticato recintato che da accesso a una chiesa. Si tratta di Santa Margherita in Santa Maria de’ Ricci. Questo luogo di culto nasce in realtà da un oltraggio che tale Rinaldeschi pagò a caro prezzo. Ce lo racconta un dipinto su tavole, una storia suddivisa in nove porzioni come le scene di un film o riquadri di un fumetto, con tanto di didascalie. Un ubriaco dopo aver perso al gioco uscì dall’osteria e iniziò a lanciare escrementi sul quadro dell’Annunciazione che aveva davanti. L’azione blasfema ebbe una punizione esemplare, l’uomo venne catturato e presto impiccato. Per la Madonna offesa si costruì una nuova dimora ed è ora esposta all’interno della Chiesa. Proprio sotto al dipinto si trova anche quel che resta di un crocefisso attaccato da un gruppo di vandali, la cosa strana è che col tempo l’espressione è cambiata, il volto di Gesù appare sofferente e stranamente diverso. Due storie che in modo molto chiaro riassumono gli effetti collaterali della violenza, in ogni caso un’arma chi si ritorce contro come un boomerang.

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IL LATO B DEL PERSEO
Seduti sui gradoni della Loggia dei Lanzi si possono ammirare tante belle opere ma osservando bene si nota anche qualche curiosità. Per esempio il volto che sembra uscire fuori dall’elmo alato del Perseo. Una deformazione? Un effetto ottico? Pare che invece sia l’autoritratto nascosto di Benvenuto Cellini. Era sicuramente una personalità eccentrica,  non era certo noto per aver un buon carattere e quegli occhi un po’ arrabbiati ce lo dicono ancora oggi. Se volete incontrare il suo sguardo fate caso a quel volto barbuto nascosto tra i capelli fluenti dell’eroe mitologico.  E poi diciamocelo, il Perseo ha un lato B da urlo e in ogni caso è un gran bel guardare.

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GRAFFITI BY MICHELANGELO
Sempre a Piazza della Signoria si nasconde un’altra curiosità legata ad un celebre artista, una piccola opera di Michelangelo scolpita proprio sul muro di Palazzo Vecchio (a fianco della statua Di Ercole e Caco). Chi è e che storia ha? La leggenda vuole che il grande scultore abbia realizzato il ritratto di spalle, mentre ascoltava le lamentele di uno scocciatore.  Quindi una beffa, ma anche un modo per mettere virtualmente “alla gogna” una compagnia non gradita.

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LA NINNA NANNA E LA PORTA DELLA FUGA
A proposito dell’aneddoto su Michelangelo, quale era la strada dove l’artista incontrava puntualmente il rompiscatole immortalato sul muro? In Via della Ninna. E come mai si chiama così quella via che separa Palazzo Vecchio dalla Galleria degli Uffizi? A volte dei luoghi scomparsi lasciano le loro tracce nei toponimi. Ed è il caso della chiesa di San Pietro a Scheraggio dove si conservava un’immagine della Madonna che culla il Bambino di Cimabue (ribattezzata la Madonna della Ninna Nanna e molto amata dal popolo). Della chiesa ora restano solo due colonne, visibili passando per la strada, e una porzione è stata rimaneggiata e inglobata nel progetto degli Uffizi. Purtroppo dell’opera che si trovava all’interno nessuno sa niente, non ci resta che un ricordo nel nome. Poco distante si nota una piccola porta legata alla fuga di un tirranno. Gualtiero di Brienne, noto come il Duca di Atene, dal 1342 venne messo temporaneamente a capo di una Firenze divisa tra Guelfi Bianchi e Neri. Ma quello che doveva essere un intervento provvisorio presto prese una piega non gradita. I fiorentini erano scontenti e il Duca d’Atene pensò di svignarsela per evitare il peggio usando il passaggio segreto che aveva fatto costruire nel suo appartamento. Una via di fuga niente male per un tipo scomodo, negli anni a venire soprannominato il Duca dei Broccoli.
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