La rievocazione della Battaglia di Scannagallo

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Il 2 agosto del 1554 l’esercito franco senese si scontrò con quello fiorentino – spagnolo nei pressi del fosso di Scannagallo, la battaglia scrisse una pagina importante di storia dell’Italia Rinascimentale e fece inclinare la bilancia una volta per tutte a favore dei Medici, e di Firenze, nel dominio della Toscana. La rievocazione, spostata dalla data originale al mese di luglio, riporta in vita la memoria dei luoghi e tra i campi della Valdichiana i due eserciti si affrontano ancora una volta, con le stesse insegne, gli stessi abiti e le stesse armi, stavolta per spettacolo e per diletto ma seguendo un’attenta ricostruzione storica. Ed è un evento da non perdere.

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Il celebre scontro, noto anche come battaglia di Marciano, è stato documentato nei dettagli non solo nei libri di storia ma anche nella parete del Salone del Cinquecento a Palazzo Vecchio, nel celebre affresco del Vasari. Se lo avete visto di certo vi ricorderete di quel grandissimo resoconto pittorico della battaglia, sul quale tra l’altro girano varie curiosità e misteri. Alcune ipotesi posizionerebbero quell’opera proprio sopra alla perduta “Battaglia di Anghiari” di Leonardo, un’idea alquanto affascinante a volte incoraggiata, altre smentita, che si baserebbe sulla presenza di un muro invisibile nato per salvaguardare il lavoro di Da Vinci. Fino al celebre motto scritto su un gonfalone in lontananza “Cerca Trova”, invisibile ai visitatori dal basso, sul quale si sono sviluppate alcune suggestive teorie. Insomma, anche se avete messo in soffitta i libri di storia, il nome di questa battaglia non vi sarà nuovo di certo.

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La battaglia di Scannagallo segnò la fine della repubblica Senese e portò ai Medici il controllo indiscusso della Toscana, come saltati fuori dall’opera del Vasari, i rievocatori leggono la storia a voce alta e con entusiasmo. Da una parte i fiorentini, vincitori, guidati da Gian Giacomo de Medici, da una parte Piero Strozzi, comandante dei senesi, ma anche lui fiorentino, accanto ad altri ribelli che avevano lasciato la loro città per schierarsi con Siena. Ci sono anche spagnoli, francesi e lanzichenecchi, divertitevi a studiare e riconoscere i dettagli di ognuno. Gli schieramenti restano divisi anche nello spazio fino a che non suonano i tamburi di guerra, momento in cui i gruppi, con gli abiti, gli elmi e le armi originali escono da ciascun accampamento.

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L’evento non è un corteo storico o un quadro vivente, le scene ricreate sono dinamiche, assolutamente realistiche. Anzi, devo dire che vedere i due eserciti combattere fa un certo effetto. Il boato dei cannoni, l’eco degli spari e di voci in lingue e dialetti diversi, lo scontro delle lance e delle spade, a volte sembra di stare nel set di un film in costume, anzi no, pare se le stiano dando sul serio, e con la mano pesante. La messa in scena ha un notevole impatto, non mancano neanche fumi, lamenti, feriti e caduti abbandonati sul campo. Per fortuna è una guerra finta, ricreata a tavolino, ma a volte si fatica a crederci.

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Prima della battaglia c’è tutta una fase di warm up, la cena negli accampamenti delle diverse fazioni, tavole imbandite con piatti di coccio e candele, copiose bevute e griglie che ondeggiano sopra le fiamme. Poi piano piano dai cassettoni si tirano fuori i paramenti e le divise, i diversi colori, i cappelli, le piume, gli elmi, fino alle armi, fucili, lance e cannoni. Uno degli aspetti più interessanti dell’evento è la vestizione dei figuranti, un processo lento ma scandito con precisione. Quindi vi consiglio di arrivare un po’ prima per assistere alla fase preparatoria.

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Questo è il primo anno in cui la battaglia si svolge in notturna, alle 21,30 circa è partito il corteo dei rievocatori (oltre 300) per le vie di Pozzo della Chiana fino al luogo al campo di battaglia, accompagnati dagli sbandieratori e tamburini di Torrita di Siena. L’ingresso è gratuito, nell’area si trova anche un luogo per mangiare e bere qualcosa, con panchine di legno posizionate direttamente nel campo. Sicuramente le temperature fresche sono più allettanti, e meno impossibili da sopportare in abiti storici, ma la rievocazione vera e propria fa il bis, è stata infatti svolta una seconda volta la domenica, questa volta di giorno, con maggiori visibilità (ma anche con l’afa e sotto il sole).

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Il bello di questa manifestazione è poi la comodità, si entra in un grande prato che da area sportiva si trasforma nel campo di battaglia, c’è un’ampia zona per passeggiare e curiosare, data la superficie spaziosa e priva di ostacoli alla vista si è sempre in mezzo a tutto, e si può scegliere in tranquillità un posto, o anche più di uno, per vedere da un angolo diverso. L’ingresso è gratuito e prendono parte non solo rievocatori locali, impegnati nello studio degli eventi e del territorio, ma anche gruppi storici provenienti da altre regioni italiane.

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I luoghi assorbono la memoria, e io in qualche modo ci credo. In questo caso si rimette in scena una vicenda cruenta ma importante per conoscere la vita del Rinascimento, gli eventi salienti, gli usi e i costumi. La terra mantiene a suo modo un archivio silenzioso, nel quale non è male andare a rovistare ogni tanto per capire qualcosa in più. Oltre che essere eventi piacevoli le rievocazioni storiche sono materializzazioni utili del passato. Perchè una cosa è leggere, memorizzare, dimenticare, un’altra è toccare con mano, avere esperienza, imparare.

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