La Statua della Libertà e l’Ultima Cena, dove siamo?

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Né a Milano nè a New York ma tra i tesori di una celebre chiesa di Firenze. Nel complesso di Santa Croce si trovano sia l’Ultima Cena che la Statua della Libertà. Ed entrambe le opere, seppur condividendo il nome con altrettante più celebri raccontano storie interessanti di ipotesi e coincidenze, ma anche di un salvataggio creduto impossibile. Dai bellissimi interni gotici ai chiostri, fino al nuovo allestimento del museo.  Si sovrappongono i secoli e da una parte ammiriamo Giotto e dall’altra Canova, da un lato Donatello, dall’altro Gaddi, Brunelleschi e Cimabue. Ovunque c’è arte, testimonianze, tracce di personalità importanti. Mi gira la testa. Difficile mantenere i nervi saldi davanti alla disarmante bellezza di Firenze.

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Recitare le poesie era il mio spauracchio delle medie per due motivi:  1) sono un riccio 2) non ho memoria. I sepolcri di Ugo Foscolo mi fu particolarmente indigesta, era cupa, difficile da tenere a mente, non mi suscitava alcun interesse e fu una delle brutte figure da teenager che affrontai con rassegnazione. Insomma, quei momenti che ricordi a vita ma non perché siano stati memorabili.  E’ proprio vero che con gli anni si modificano sia i gusti che le percezioni. Oggi camminare tra i monumenti funebri di grandi personaggi della storia è un’emozione vera, accentuata dalla bellezza degli interni di Santa Croce in cui nonostante la macedonia di opere di epoche diverse tutto è ordinato e a posto, tanto che l’aspetto della chiesa si mantiene essenziale, bello e ricco di pace. Dentro il complesso non si trovano solo sepolcri ma c’è di tutto, una collezione mirabile di immagini, lapidi, storie e racconti. E Ugo Foscolo ha trovato lì il suo luogo di riposo, in mezzo alle tombe dei grandi, come aveva cantato.

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Da lontano il profilo della donna con il braccio alzato, le vesti classiche drappeggiate e una corona di raggi sulla testa. Uno sguardo e l’occhio mi sovrappone in automatico un’altra immagine, un riflesso involontario. Ma quella è la Statua della Libertà! A Firenze?? Se e’ vero che la prima impressione e’ quella che conta allora lei é LEI, identica al monumento simbolo degli Stati Uniti, dimensioni e fiaccola a parte. La Libertà della Poesia, statua che sovrasta il sepolcro di Giovanni Battista Niccolini venne scolpita da Pio Fedi tra il 1870 e il 1883. La famosa signora di NY è invece qualche anno più giovane.  L’opera di Santa Croce solleva una catena spezzata e con l’altra mano stringe una corona dall’alloro. Bartholdi visitò Firenze? Pare di si. Avrà per caso visto il work in progress dell’opera di Fedi? Possibile. Per tutti questi anni la fonte d’ispirazione di uno dei monumenti più celebri al mondo si è celata in silenzio tra le mura di Santa Croce? Chissà. La somiglianza inequivocabile tra le due liberty ladies suggerisce che forse non è stato esattamente un caso.

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Camminare tra le navate è un percorso celebrativo ma la bellezza dei monumenti distrae anche dalla lettura dei  nomi. I colori dell’arcobaleno per Michelangelo, l’eleganza di due statue femminili per Galileo, drappeggi di bianco dal Canova per l’Italia Piangente sulla tomba di Vittorio Alfieri.  E anche Dante interrompe per un attimo il suo riposo a Ravenna per dare uno sguardo all’interno di Santa Croce. Non sapendo dove guardare mi rifugio nei dettagli, le pettinature, gli abiti, le espressioni  di personaggi minori ai margini delle grandi opere.

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Attraversando il chiostro del Brunelleschi e la Cappella dei Pazzi si entra nel Museo dell’Opera. Tra tanti splendori uno attende paziente all’uscita, l’immagine finale che accompagna i visitatori all’uscita è l’Ultima Cena di Giorgio Vasari,  un tesoro appena tornato al suo posto dopo decenni di restauri, opera di certo meno famosa di quello di Leonardo ma assolutamente stupenda. Il 4 novembre del 2016 l’Ultima Cena è tornata al Cenacolo di Santa Croce dopo cinquanta anni di assenza. Il grande dipinto su tavole di legno (oltre sei metri e mezzo di lunghezza) pareva irrimediabilmente danneggiato durante l’alluvione del ’66 e solo di recente i cinque pannelli che lo compongono sono stati riavvicinati. Un vero miracolo della scienza del restauro, ma in tutto ciò è stato cruciale aver aspettato il momento giusto. Nuove conoscenze che hanno reso possibile ciò che prima non poteva esserlo. Congelata in un deposito ha atteso con pazienza di rinascere. (E di ottenere i fondi di Prada per portare a termine i lavori).

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Il gigantesco dipinto ruba lo sguardo per grandezza e per bellezza ma basta distrarsi per un attimo per notare ancora qualcos’altro.  L’Albero della Vita (eh no, ancora una volta non siamo a Milano) il grande affresco di Taddeo Gaddi che occupa tutta la parete del refettorio. Ma è m a g n i f i c o!! Interpretazione medievale di un simbolo antichissimo e pagano, una sorta di riqualificazione dello stesso concetto di vita, prosperità e rigenerazione ma con al centro il legno della croce, e quindi Cristo. Egizi, greci, celti, bizantini, arabo-normanni… fino a Klimt, all’Expo e chissà cos’altro. Un labirinto di connessioni tra mondo naturale, umano e divino che assume forme diverse nel tempo.

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