La villa di Livia a Prima Porta

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Ciò che oggi appare un’area un po’ decadente ai bordi del raccordo era un tempo location residenziale esclusiva circondata da boschi sacri e con una vista stupenda, dimora di campagna di un personaggio illustre della storia romana, Livia Drusilla, terza moglie dell’imperatore Augusto. Un sito archeologico di enorme importanza (completamente ignorato dal turismo di massa, tanto per cambiare) che si erge su una specie di collina di tufo. Ed è stato proprio questo elemento, dopo un discreto vagare, a farmi capire che stavo nel luogo giusto. Devo dire che non ci è andata subito bene, una volta ci siamo andati il giorno sbagliato (mannaggia me che non controllo mai gli orari). E il giorno giusto non riuscivamo a trovarla. Non c’erano indicazioni precise, solo un cartello davanti a un cancelletto (dal quale ancora l’ingresso vero e proprio non è visibile) che abbiamo scoperto solo dopo essere scesi dalla macchina per tentare l’impresa a piedi.

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Vedete dalla strada una grande parete di tufo con delle grotte? Potete parcheggiare perchè siete arrivati. Per giungere a questa conclusione ci abbiamo messo mezz’ora di ricerche sotto il sole cocente (ve le risparmio). Quindi per evitare frustrazioni : 1) controllate bene gli orari prima di partire, cercate il giorno giusto 2) ricordate che la segnaletica è scarsa quindi fidatevi del navigatore, mappa sul cellulare, etc 3) per orientarvi cercate prima la parete di tufo e poi l’ingresso al parco in uno dei due cancelli, entrambi portano all’entrata vera e propria.

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A restauri conclusi per il bimillenario della morte di Augusto la villa della sua amata compagna di vita è stata riaperta. La coppia viveva normalmente sul Palatino ma questa residenza doveva essere un luogo di piacere estremamente raffinato. Venne più volte ampliata e restaurata, e pare che continuò ad essere abitata anche dopo la fine dell’impero, ma il declino nel corso dei secoli la fece iglobare nel paesaggio e scivolare nell’oblio tanto da diventare … terreno coltivabile. E proprio da quel terreno venne trovata e liberata la più celebre e bella statua di Augusto che oggi si trova ai Musei Vaticani, già splendida nel suo bianco immacolato, chissà che aspetto doveva aver avuto in origine, sgargiante e colorata.

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Il nome originale della Villa era Ad Gallinas Albas, e anche se suona un po’ bizzarro è in realtà legato ad una leggenda, pare che un’aquila fece cadere tra le braccia di Livia una gallina bianca con in bocca un ramo di alloro, l’evento venne subito considerato un sensazionale buon auspicio, l’area si trasformò in un luogo sacro e la first lady di Roma iniziò a curare un suo giardino di alloro, lo stesso alloro che una volta intrecciato andava a ornare il capo degli imperatori nei trionfi. Di recente le piante sono state poste di nuovo nell’area in cui dovevano trovarsi un tempo, a ricordo dell’evento soprannaturale e della storia della villa. Oggi ci vuole un po’ di immaginazione per cercare di muovere i propri passi non dentro un sito archeologico ma tra le stanze di una delle donne più influenti e celebri dell’impero. Con gli occhi della mente salgono le pareti e si ricoprono di colori, la pioggia batte leggera nell’impluvium e si sentono voci, quelle degli ospiti, dei padroni e della servitù. Gran parte delle stanze erano ricoperte di affreschi ma sfortunatamente il tempo non è riuscito a preservarli, quello che si può vedere oggi è solo l’indizio dell’aspetto originale.

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Il famoso Affresco del Giardino, custodito a Palazzo Massimo, proveniva da una stanza seminterrata della Villa di Livia e venne staccato nel 1951 e trasferito al Museo Nazionale Romano per motivi di conservazione. Non si trova più nel luogo originale ma consiglio di andarlo a vedere perchè è m a g n i f i c o, con il suo cielo turchese e piante color smeraldo, tra le foglie e frutti si incontrano tante specie di uccelli riprodotte con cura, quasi come in un’enciclopedia vecchia di due millenni. Celebrazione della natura che avvolge l’area in cui si trova la villa, e anche la passione di Livia per le piante, i fiori e le erbe. Ogni volta che lo vedo è come la prima e mi incanto, trovo che gli affreschi romani siano la quintessenza dell’eleganza. Delicati, amoniosi, sempre attuali.

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Altra porzione interessante della villa è l’impianto delle terme, con un po’ d’attenzione si vedono gli spazi per il riscaldamento dell’acqua, i cunicoli che portavano alla fornace e pure i gradini sui quali ci si poteva sedere. Essendo una una dimora estiva si sfruttavano e valorizzavano gli spazi esterni, come la grande piscina, attorno alla quale sono stati trovati dei mosaici (ma ora protetti dalle intemperie da dalle coperture che riproducono i motivi originali) e tracce delle colonne che la circondavano. Deve essere stato un luogo magnifico per godersi le giornate estive e intrattenere gli ospiti, per vedere la pianta di tutte le stanze basta guardare in alto, dove è tracciata in modo molto chiaro la divisione degli ambienti, come in un moderno progetto fresco fresco di geometra.

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Prima di uscire ci fermiamo al piccolo Antiquarium nel quale è possibile vedere alcuni oggetti rinvenuti in loco, scoprine i dettagli con lenti d’ingrandimento, ammirare pezzi di affreschi, frammenti di pavimentazione e anche alcuni mattoni che conservano ancora il marchio della “ditta” che li realizzò. A pochi chilometri da questo sito archeologico si trova  l’Arco di Malborghetto, il monumento che Costantino volle edificare nel luogo in cui ebbe la celebre apparizione della Croce prima della battaglia decisiva contro Massenzio (ricordate “In hoc signo vinces“?).  Nel corso degli anni è stato più volte rimeggiato e trasformato in fortezza, stazione di posta, casale e addirittura osteria, conviene allungare la strada di qualche minuto e fare una sosta per vederlo (sito archeologico a ingresso gratuito). Direzioni: da Via della Villa di Livia seguire per la Flaminia in direzione del Cimitero, passare tutta la via che costeggia il cimitero e proseguire per circa due chilometri e svoltare infine a Via di Malborghetto. Prima di arrivare c’è da attraversare un passaggio a livello senza barriere . E anche in questo caso il cartello è molto piccolo, bisogna farci caso.

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