Le chiare, fresche e dolci acque dell’Umbria

Rasiglia

Rasiglia è il paese dell’acqua che nasce dalle sue sorgenti. Un piccolo centro montano tra Foligno e Colfiorito che negli anni non ha perso il suo carattere nè le sue funzionalità. La natura e le tecnologie antiche che si uniscono nel rispetto del paesaggio, anzi invece che danneggiarlo lo rendono più bello. Che piacere perdersi tra i vicoli ricercando indizi del passato e seguendo il rumore dei canali e delle cascate. Basta qualche raggio di sole per trasformare l’aspetto a volte severo delle case dai muri spessi in un incantevole intreccio di acque turchesi e purissime.

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Ed ecco la prima sorpresa. Rasiglia non è solo un borgo grazioso per fare una gita ma un piccolo museo d’archeologia industriale. Era una comunità produttiva utosufficiente, dalla tosatura del bestiame allevato fino alla lavorazione completa dei prodotti, ogni processo portato a termine a distanza di pochi passi.  Il paese nacque proprio attorno alla sorgente del Capovena, ne segue l’andamento ma nel crescere la ingloba, la usa e la trasforma in energia pulita. Una specie di piccolo polo industriale, nato quando ancora l’industria non c’era. A Rasiglia si trova ancora una la centrale idroelettrica di inizio Novecento e il telaio meccanico Jaquard, uno dei primi esempi di macchine indipendenti ma anche ecosostenibili.

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Era ancora artigianato si, ma organizzato per sfruttare l’aiuto dell’ambiente. L’acqua che porta prosperità, fornisce lavoro e allevia dal lavoro. Una forza utilizzata per la produzione, dai mulini agli opifici, fino alla grande Peschiera, che più che un’enorme vasca sembra la piazza del paese.

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Attraente è soprattutto il modo in cui è stato allestito il percorso turistico, perchè spesso non conta solo cosa si vede ma come lo si vede. un giro accompagnato da immagini della vita contadina, riproduzioni di foto, quadri e ritratti, dalla filatrice, alle donne del lavatoio, o la famiglia con i bimbi piccoli raccolta intorno al fuoco. Ma anche citazioni letterarie sul tema dell’acqua e della  tessitura che abbracciano tutto il mondo, dal Petrarca a Tagore.

Quale intrico di fantasia e di realtà si aggroviglia nella mente dell’uomo! Vari fili, piccoli e grandi, nella storia dell’avvenimento e dell’immagine come si annodano l’uno con l’altro! Rabindranath Tagore (visioni bengalesi)

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Scordatevi di prendere un caffè o di gozzovigliare al ristorante, in questo luogo non c’è nulla. Ma proprio nulla se si esclude la bellezza e la quiete. A Rasiglia vivono pochisime famiglie. E’ ancora un posto nascosto dell’Umbria anche se ultimamente sta attraendo una nuova ondata di turisti. Il paese è quasi disabitato ma c’è una voce che si può sentire in ogni via, quella dell’acqua. Canali, lavatoi, torrenti e cascatelle fanno compagnia e creano un paesaggio suggestivo che invade di natura e bellezza il borgo. Sulla collina restano malamente in piedi le ultime rovine del castello dei Trinci, signori di Foligno, che lì lasciavano le sentinelle a controllare la valle del Menotre.

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Rasiglia ormai vive collegato alla valle, alla pianura di Foligno, ma desidera mantenere la proria identità e coinvolgere i curiosi. Il paese è rinato ed ha aperto le sue porte, uno slancio positivo per un borgo che quasi salta fuori dal nulla, insieme all’acqua dallo zoccolo di Pegaso.

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