L’incanto di Villa D’Este a Tivoli

villa d'Este a tivoli

Il Lazio è Acqua. E’ fiumi, sorgenti, cascate, fontane che zampillano. Acqua pura, cristallina, fresca, un oro trasparente che dal suolo porta benessere e vita. E la bellezza di Tivoli, quella che ha sedotto e ispirato artisti come Turner, Corot e Granet, è legata all’acqua, perché senza di lei non ci sarebbe paesaggio. Se una persona che vive dall’altra parte del mondo mi chiedesse di elencare dieci luoghi da visitare durante un viaggio in Italia tra i vari nomi scriverei quello di Villa D’Este. Difficile scegliere, l’Italia è piena di bellezze e ognuna ha una sua storia e un suo perché. Questo posto però è una specie di riassunto, un luogo monumentale ma all’aria aperta, dove ogni angolo è arte e ingegneria quanto piacere e voglia di vivere.

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L’arte gioca con gli elementi della natura e crea dettagli vezzosi, angoli rilassanti dove placare la propria sete, scrollarsi via le tensioni per lasciare spazio a trionfi d’acqua. Pensare a nulla tra schizzi, spruzzi, raggi e goccioline. Il verde che circonda, la freschezza, l’ombra, il profumo intenso che non è di fiori (sarebbe troppo facile) ma di erba, d’acqua che zampilla, di foglie vigorose, di aria pulita. Villa D’Este è bella anche a occhi chiusi. Quanti altri luoghi riescono ad esserlo?

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Un progetto incantevole, ma anche un po’ folle. E per capire il suo aspetto mi metto a leggere la sua storia ritrovando un nome che non mi suona nuovo, Pirro Logorio, un genio che aveva slanci visionari pazzeschi, ma soprattutto un debole per il mistero e la mitologia (avete presente il Bosco Sacro di Bomarzo?) e Villa d’Este divenne il suo capolavoro assoluto. Un laboratorio dove sperimentare suggestive architetture nel paesaggio. Il progetto gli venne affidato dal cardinale Ippolito II D’Este, chiamato a governare Tivoli su indicazione di Papa Giulio III, che gli lasciò l’incarico e dei terreni sui quali ora sorge la villa un po’ come “contentino” per avergli soffiato l’illustre poltrona in Vaticano.

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Ippolito, che aveva non poche manie di grandezza (e non credo abbia voluto essere secondo ad alcuno) pensò di realizzare una sorta di sontuoso buen retiro senza badare a spese.  Il suo palazzo non solo riuscì a mettere in ombra le illustri residenze di Roma ma anche oscurare in un certo senso la memoria di un’altra villa che nel passato era stata enorme e meravigliosa, quella dell’imperatore Adriano, le cui rovine distano appena un paio di chilometri.

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Accompagnato da esperti di ingegneria idraulica Pirro Logorio iniziò la trasformazione drastica del luogo a partire da un vecchio convento e dalla mura cittadine che vennero modificate e integrate. Nacque una struttura a terrazze, con rampe, scalini e gradoni circondati da alberi secolari e grandi vasche (le Peschiere). Le fontane prendono vita dalle acque dell’Aniene, il fiume dove la leggenda vuole che sia stato gettato il corpo di Rea Silvia. Tutto in un certo senso torna a Roma, la chiama e se ne allontana, un po’ come un elastico.

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Visitare la Villa d’Este oggi è stupendo ancor più di ieri. Prendetevi tutto il tempo, portate con voi i bambini, è un luogo fresco anche nelle più torride giornate d’estate.  Imperdibile una passeggiata lenta lungo il Viale delle Cento Fontane, seminascoste nell’edera i volti di animali reali e immaginari dai quali sgorgano raggi d’acqua limpida.

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L’angolo più delirante è però la Fontana di Roma (o della Rometta), dalle diverse suggestioni, architetture e giochi d’acqua. Zampilli che vanno in un verso e poi nell’altro, tutto senza ordine apparente, non si capisce bene dove guardare, così tanti sono i dettagli in una specie di sintesi della storia e della geografia di Roma. Non mancano richiami al Tevere, alle montagne, modelli delle architetture della Capitale (alcuni ahimè andati distrutti), Romolo, Remo e la Lupa, la dea Roma armata di lancia e all’Isola Tiberina, rappresentata sotto forma di nave. E’ bella la vista dall’alto ma solo dopo essere scesi si notano i tanti dettagli e il luogo diviene così bello da essere assurdo. Una sorta di mappa allegorica concentrata.

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Tra angeli, demoni, grotte e mosaici di pietre, catene di conchiglie di marmo, ridenti delfini si giunge poi all’Organo ad Acqua, l’immagine più celebre di Villa d’Este. Nel grande parco non mancano nemmeno Arianna, Proserpina e Pegaso, figure celebri anche del Bosco di Bomarzo, così come i draghi, quì quasi schiacciati dalla pesantezza del grande getto d’acqua che dopo lo slancio ricade su di loro. Ci sarebbe da parlare anche della bellezza della Villa, dei raffinati interni e degli affreschi (piuttosto originali) del Piano Nobile ma divento prolissa, perciò la tronco quì.

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Tivoli è diventato sinonimo di piacere e relax, di parco architettonico e di giardino. E’ curioso come questo nome si sia diffuso in giro per il mondo. E dal Jardin de Tivoli a Parigi si passa alle attrazioni dei Tivoli Gardens di Copenhagen, fino alle aree sontuose costruite per celebrare matrimoni da favola in India. Semplicemente una parola per indicare qualcosa di grandioso e divertente. Una sorta di cartellino di qualità: è semplice, se è Tivoli è bello.

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