Lo stupore e la meraviglia. Il Parco dei Mostri di Bomarzo

Nettuno

Un Nettuno isolato, una Venere senza volto, una ninfa dormiente, anche Cerere e Proserpina si nascondono tra la vegetazione, e poi Cerbero, la sfinge, leoni, draghi, cavalli alati, elefanti, giganti e mostri infernali. Il Parco dei Mostri di Bomarzo appare un luogo dove scatenare nuovamente l’irrazionale soffocato dalla ragione, dove creature mitologiche e fantastiche prendono vita e si nascondono tra le fronde degli alberi.

Bomarzo 1

Realizzato tra Rinascimento e Barocco il bosco “sacro” di Bomarzo è un percoso ascendente e discendente tra grandi statue di peperino, la roccia vulcanica tipica dei boschi del viterbese già usata dagli etruschi per le loro costruzioni e sculture. Il progetto nasce dalla volontà di Pier Francesco Orsini detto Vicino ed stato pensato dall’architetto napoletano Pirro Logorio. Anche se forse non abbiamo sentito troppo parlare di lui, Logorio non era esattamente il primo venuto ma colui che prese il posto di Michelangelo in Vaticano dopo la sua morte (scusate se è poco).

Dove finisce l’arte e inizia l’inganno? I messaggi contorti delle due sfingi all’ingresso del parco invocano lo stupore, citano le meraviglie del mondo e sembrano mettere alla prova il visitatore che muove i suoi primi passi. Non è possibile vagare per il bosco senza lasciarsi cullare da una sensazione di mistero e sorpresa. Come immergersi in un sogno o fuggire da un incubo ma in ogni caso provare emozioni mai provate, per esempio salire sui piani della casa pendente e resistere ai capogiri. Iscrizioni nelle rocce o nelle sculture lanciano ammonimenti e sfide per coloro che verranno, rimandando ad una saggezza che nasce dal dolore e dallo studio intensivo dei classici, unici compagni di Vicino Orsini per ben venticinque anni dopo la scomparsa della moglie Giulia Farnese.

Bomarzo 2

Lungo tutto il percorso si è circondati da simboli sfuggenti, difficili spesso da notare, non solo da interpretare, il mondo classico come chiave dei misteri e della conoscenza ma anche rifugio prediletto per la mente, che può vagare in un mondo colto e fantastico, fatto di quesiti, immagini, miti e parole. Vicino gioca con le sue conoscenze, crea un suo posto ideale e come l’orco, la statua più conosciuta del parco, invita il visitatore a lasciar volare i propri pensieri.

Il Bosco Sacro

Per quanto sfuggente e misterioso il bosco sacro di Bomarzo non nasce per rimanere celato, nè per essere puro diletto del suo costruttore. Il parco (che affascinò anche Salvador Dalì) è un luogo che deve essere visitato, la sua vocazione è accogliere, meravigliare e scatenar ricordi. Mentre mascheroni di pietra sorvegliano i turisti, l’orso, simbolo del casato Orsini, stringe la rosa romana e ai più minacciosi draghi si contrappone la tartaruga,  la creatura della terra per eccellenza, paziente, lenta e longeva.

Il Mascherone
Un luogo di meditazione? Un percorso iniziatico? Un posto dove nascondere conoscenze alchemiche? O dove sfogar le proprie follie? Questo bosco intriso di nostalgica suggestione è forse un mistero che deve rimanere tale; una fusione armonica di arte e natura che attende paziente coloro che possono apprezzarla, così come invocano  le parole incise sulla panca di pietra : “Voi che pel mondo gite errando, vaghi di veder meraviglie alte e stupende, venite qua, dove son faccie horrende elefanti, leoni, orsi e draghi”.

 

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