Populonia, mare e storia nel golfo degli etruschi

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Quando ho il mal di testa apro l’atlante e inizio a leggerlo a caso. Davanti rivedo davanti paesaggi e luoghi che conosco bene, che ho visto solo attraverso le foto degli altri o passare in fretta da un finestrino. Ma ogni volta sento di non sapere niente o quasi del mondo e vengo invasa da una curiosità pruriginosa dalla quale guarisco solo calpestando quel quadrettino di terra direttamente con i miei piedi. Giocare con l’atlante è un vizio a cui non posso rinunciare. Questa è stata la volta del Golfo Baratti e di Populonia, l’indice è caduto lì, l’antica area commerciale e “industriale” del mondo etrusco. Ne avevo sentito parlare ma non l’avevo mai vista. Dalla carta geografica alla realtà mi dividono circa due ore di viaggio. C’è una domenica libera. Un pranzo al sacco. E pure una bella giornata di sole. Le condizioni ideali per iniziare a conoscere una nuova parte della costa toscana.

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In cima alla collina, con ai piedi la mezzaluna del Golfo Baratti, il piccolo borgo è circondato dal mare e da siti archeologici. All’interno delle mura ci sono solo tre vie ma ogni casa ha nel piano terra una bottega artigiana o un ristorante. All’ora di pranzo la strada è piena di turisti, soprattutto tedeschi, seduti all’ombra a pranzare o a spalmarsi crema solare per evitare ustioni. Ci sono le panchine e seggiole libere pieghevoli nei cortili che sembrano un po’ la casa di tutti. E mi piace.

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Come mai Populonia? In realtà ci sono tante ipotesi sul perchè di questo nome, la più probabile è quella che vuole la città nominata dal dio del vino Fufluns, un equivalente di Dioniso e Bacco ma legato anche a riti per la crescita agricola e l’abbondanza. E il vino per gli etruschi era un elemento quotidiano e profondamente religioso, dal sapore nettamente diverso da quello di oggi e spesso mischiato con spezie, miele e petali di rosa.

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Città antichissima per tanto tempo rimasta sepolta sotto un manto di scorie ferrose, residui dell’assiduo lavorazione metallurgica degli etruschi che ora si mescolano alla sabbia e la colorano di nero. Il Golfo Baratti era per loro un luogo di intensa attività, un quartiere e un porto industriale diremmo oggi. Estrazione, lavorazione e distribuzione, dall’Elba e le zone limitrofe, il tutto in un’area circoscritta, più o meno come casa e bottega. Interessante la storia di questo luogo, come si è evoluto, come ha mantenuto la sua indipendenza anche in epoca romana, e come poi finì per scomparire sotto una coltre di detriti, giorno dopo giorno, per essere riscoperto solo di recente.

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Vale sicuramente la pena entrare nella rocca medievale e salire fino all’ultimo piano della torre, vedere il panorama è il momento migliore della giornata. Dall’alto appare tutta la curva del golfo, la campagna che improvvisamente diventa mare,  i tetti delle case e ciò che resta dell’antica acropoli. L’orizzonte si estende lontano, seguendo il profilo frastagliato della costa toscana. Si intravedono anche le isole di Gorgona e Capraia.

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Nel biglietto per la torre è incluso anche l’ingresso al museo etrusco che dista solo pochi passi così ci facciamo un salto. La collezione è piccola ma vale la pena quindi fermarsi nell’accogliente sala delle teche, nelle quali sono esposti oggetti ritrovati nelle vicine necropoli,  soprattutto per seguire il filmato che racconta la storia di Populonia e dei ritrovamenti.  La corsa alle riserve di ferro durante la Prima Guerra Mondiale portò a scavare nell’area di Baratti e fu così che le antiche costruzioni tornarono di nuovo alla luce.

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Prima di andare in spiaggia non può mancare una visita alla Necropoli del Cerbone, l’unico sito archeologico etrusco a ridosso del mare. Una specie di piccola Tulum toscana, rovine, storia, brezza marina e panorami aperti sul mare sono sempre combinazioni vincenti. Il prezzo del biglietto d’ingresso è piuttosto alto (9 Euro) ma comprende anche il parcheggio per l’auto (dato che i parcheggi nel Golfo Baratti sono carissimi automaticamente si recupera qualcosa). Durante le visite guidate è possibile entrare nella Tomba dei Carri (ma occhio perchè il corridoio è bassissimo e le stanze molto buie!!)  il più grande monumento funebre della necropoli,  molto ben conservato (circa 28 mt di diametro) e con la copertura che appare così come era un tempo. I due carri che furono trovati all’interno sono però custoditi al museo archeologico di Firenze.

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Fino alla pineta c’è un senso di pace e silenzio. Si intravedono scorci di mare e se ne respira il profumo. Non ci sono bar, locali, case in muratura. Solo un chioschetto che vende macedonia e cassette di frutta. Le macchine, tantissime (croce e delizia di agosto), sono confinate nei parcheggi e messe in disparte per non turbare il paesaggio. Ma la gente dov’è? Basta attraversare la prima fila di piante per trovare un vero e proprio accampamento balneare. In acqua o sulla spiaggia a prendere il sole, altri seminascosti all’ombra in cerca di un pisolino. Tutti hanno il dovuto equipaggiamento: ombrelloni, sdraio, seggiolini, tavoli pieghevoli e frigoriferi. Si beh, tranne noi, che siamo i meno attrezzati e per questo non possiamo fermarci troppo a lungo. Mi piace vedere che la natura in questo luogo è più importante degli interessi, se vuoi goderti il paesaggio devi arrangiarti come puoi (e andartene il prima possibile senza sporcare sarebbe il massimo). Magari servirebbe un bagno, così qualcuno smetterà di farla nei cespugli.

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La sabbia è scura con ghiaia mista a residui minerali, quando si asciuga tanti brillantini neri restano attaccati ai piedi. Cerco di immaginare lo stesso posto fuori stagione e credo che sia molto ma molto meglio di adesso. La spiaggia devo dire che non è indimenticabile, dall’alto è molto più affascinante che dal basso ma la bellezza di questo luogo è nell’insieme. Un’unione di più elementi che quando si fondono in uno spazio raccolto trasformano una reazione da “si, interessante” in una da “wowww!”  Il borgo con vista non sarebbe lo stesso senza la curva del golfo, nè i siti archeologici senza la cornice del mare, nè la spiaggia senza la pineta, nè il verde senza i profondi panorami di blu. Ai quali si aggiunge la suggestione di calpestare un’area dalla storia antichissima e dall’aspetto ancora selvaggio.

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