Torrita di Siena, un centro storico color terracotta

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La “turrita”, la città color terracotta affacciata sulla campagna, profilo di tetti rossi e torri ben riconoscibile anche da lontano. Una piccola fortezza medievale che ha di poco variato il suo aspetto, da percorrere a piedi in lungo e in largo. Le quattro porte sono ancora intatte e restano di fatto l’unica via d’accesso, è obbligatorio sceglierne e varcarne una per entrare nella cittadella, oggi come allora. Torrita di Siena è un centro storico tutto da scoprire, lontano dal turismo di massa, nella parte più occidentale della Valdichiana senese. Ecco cosa vedere con un giorno, o mezzo, a disposizione.

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Entrando a Torrita qual è la prima cosa che si nota? Il colore. Caldo e acceso. La città è tutta costruita in mattoni rossi e dal punto di vista emotivo è un’ondata di energia, soprattutto in una giornata di sole. Nel centro c’è una certa omogeneità di edifici e di tinte, nonostante molti luoghi storici abbiano cambiato più volte il loro aspetto nel corso del tempo.

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La storia la ricorda come antica roccaforte della città di Siena (che ben si guardava le spalle da Montepulciano) costruita per esigenze militari. Oggi, da un punto di vista turistico, è la porta d’accesso ai paesaggi della Val d’Orcia per tutti coloro che imboccano l’uscita Valdichiana – Bettolle.  Torrita è una delle ultime cittadine bifronti, con un centro storico in alto e la parte moderna dei servizi in basso, qualche chilometro più avanti  tutto diventa cartolina, un museo a cielo aperto fatto di strade tortuose, campagna dipinta e antichi borghi. Molti la lasciano passare senza fermarsi per una passeggiata. E non sanno che cosa si perdono.

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Le porzioni che restano della cinta muraria riescono a darci bene l’idea dell’aspetto che doveva avere il centro nel 1300, quando era uno dei castra senesi a difesa delle frontiere. Anche lo stemma del leone con in mano le spighe svela un’altra ragione della fortuna di Torrita, l’agricoltura fiorente della campagna che la circonda, l’oro giallo che la trasformò nel principale “granaio di Siena”. La piazza è il piccolo cuore di Torrita. Riconoscibili a prima vista l’antica cisterna,  il Palazzo del Comune e la chiesa romanica di Santa Flora e Lucilla. Poco distante anche il Teatro degli Oscuri, sede dell’Accademia settecentesca (ancora esistente).

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Non saltate assolutamente la visita della chiesa! Da fuori non è facile prevedere cosa c’è all’interno, vale la pena entrare e il perché lo capirete appena varcata la soglia. Antica, a una sola navata e ben restaurata, conserva dipinti e affreschi che fanno un viaggio nei secoli. Per esempio il Presepe di Taddeo di Bartolo, avvicinatevi e guardate i dettagli, fate caso per esempio alle erbe, al cagnolino e i fili d’oro della cometa (è splendido).  E una lunetta del Donatello  “il sangue del Redentore”, scolpita così finemente da sembrare pittura. Bloccata come in una foto, troviamo un’insolita immagine del Cristo, sofferente piuttosto che trionfante, che mostra ancora i segni e il dolore del suo passaggio sulla terra. E c’è anche una curiosità: a fianco dell’opera troverete anche una copia, un falso che fu commissionato per “sostituire” la lunetta originale quando un antiquario stava per appropriarsene per venderla. Ora entrambe si trovano nello stesso luogo, a testimonianza di una storia rocambolesca andata a buon fine.

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Dopo aver sfogliato nella mente più di una pagina dei manuali di Storia dell’Arte si torna all’aperto, a passeggiare per i vicoli in mattoncini che sembrano costruiti con i Lego. Appesi ai muri, o sulle porte troverete gli stemmi delle diverse contrade, le stesse che competono durante il Palio dei Somari, la manifestazione più attesa e sentita dagli abitanti.  Non c’è lo schiamazzo dei turisti ma il silenzio e il din don delle campane. i genitori che escono per andare a prendere i figli a scuola, le botteghe che chiudono la porta con una mandata di chiave, è ora di pranzo. La routine di un pomeriggio d’inverno come tanti. Scopro poi anche che la città viene completamente attraversata da un tunnel.  E ci sono anche delle diramazioni che lo rendono una specie di labirinto sotterraneo. Lo stesso fu utilizzato come rifugio antiaereo durante la guerra. Il giorno in cui sono stata a Torrita non era visitabile ma vi consiglio di provare a chiedere. Soprattutto sarei curiosa di sapere in che anno, e perché fu costruito. Ma per questo dovrò tornare un’altra volta.

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Prima di ripartire consiglio una sosta all’Oratorio della Madonna delle Nevi, che si trova proprio davanti al parcheggio principale. Da fuori una chiesa piccola e modesta (rimodellata dalle mura della città) ma all’interno troverete un’opera rinascimentale molto bella, l’Assunzione di Girolamo di Benvenuto. L’apparenza inganna e a Torrita di tesori se ne possono trovare ovunque. Ancora qualche ora libera? Usatela per fare un salto a Montefollonico, la città del vin santo, per scoprire non solo il suo centro storico ma anche delle ottime taverne in linea con la tradizione.

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