Tra le rovine del Porto di Claudio e Traiano

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Nei pressi dell’aroporto di Fiumicino, vicino ai parcheggi lunga sosta e una grande zona commerciale si trovano le rovine del Porto di Traiano. Magazzini di stoccaggio dotati di tecnologie moderne, colonne di marmo, vecchie banchine, bitte per ancorare le navi e le scalette per scendere al livello dell’acqua sono ancora oggi ben riconoscibili, il percorso è una piacevole passeggiata nel verde spesso calpestando spesso quello che era un tempo il fondale marino.

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Sotto la guida di Traiano l’ impero romano raggiunse la massima espansione, Roma come grande potenza economica aveva bisogno di un porto efficiente e capace di accogliere grandi navi, stipare merce di tipologia diversa, conservare nel modo giusto materiali facilmente corruttibili (come il grano che arrivava dopo un lungo viaggio per mare dall’Egitto). Portus era una città commerciale che metteva in comunicazione Roma con il resto del suoi domini, le rovine che ci appaiono oggi nel parco archeologico sono l’insieme di diversi progetti avviati dall’imperatore Claudio e perfezionati poi da Traiano alla luce delle nuove necessità. Il canale costruito da Claudio è quello ancora esistente nel porto di Fiumicino, e del tutto funzionale, difficile capire che si tratta di un’opera pubblica svolta nell’antichità per collegare il Tevere alle nuove strutture portuali.

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Sotto Traiano il porto diventò decisamente più grande e più sicuro, si cercarono delle soluzioni per risolvere alcuni problemi pratici, il Porto di Claudio tendeva infatti ad insabbiarsi ed era troppo esposto alle correnti. Per far arrivare materie prime a Roma si rischiava la vita (oltre che ingenti investimenti), una volta arrivate a destinazione sia le imbarcazioni che le merci erano preziosissime e non si poteva abbassare la guardia lasciandole  in “balìa delle onde”. La costruzione dell’Esagono, un grande bacino artificiale, garantì non solo l’attracco contemporaneo di oltre duecento navi ma anche la protezione delle stesse in caso di maltempo. E poi era bellissimo, un’opera funzionale e di sicuro impatto estetico progettata da Apollodoro di Damasco (lo stesso architetto del Foro Traiano e dei Mercati, scusate se è poco).

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Del monumentale Portico di Claudio sono ancora visibili le grandi colonne dall’aspetto volutamente grezzo, come erose dalla salsedine del mare. Quando il progetto del Porto di Traiano diede una nuova organizzazione agli spazi già esistenti, “le colonnacce”, e le strutture precedenti, divennero una sorta di ingresso monumentale ai magazzini dove veniva scaricato e organizzato il materiale proveniente delle navi.

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Nella costruzione all’opera reticolata in tufo si alternavano i laterizi, le strutture erano solide (e lo sono ancora), tutto era suddiviso con estremo rigore per garantire la velocità e l’esattezza delle operazioni, ogni stanza era numerata e adibita a prodotti diversi, facendo attenzione si possono ancora leggere i numeri tracciati in colore rosso sopra i mattoni delle costruzioni. Guardando in basso in una parte dello scavo dei Magazzini di Traiano si vedono anche le intercapedini realizzate per garantire la conservazione del grano, un sistema all’avanguardia per evitare la formazione di umidità.

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Per riconoscere la Darsena ci vuole un po’ d’immaginazione perchè circondata di vegetazione e avvolta dal bosco, un tempo popolata dagli scaricatori e dalle navi ormeggiate oggi luogo in cui saltellano daini e volano uccelli nel silenzio. Tra le rovine non c’è più traccia del grande faro monumentale all’ingresso del porto, il paesaggio è cambiato, si passeggia nelle aree un tempo coperte dal mare e si vedono le scale in marmo bianco che collegavano la banchina, non più sfiorate dalle onde ma semicoperte di vegetazione.  Negli scorsi decenni parte dell’area archeologica fu utilizzata come Zoo Safari (oddio!!!), resta ancora una specie di casolare, prima parte del parco tematico, ora riservato alla didattica, con tanto di vasche di sabbia dove simulare uno scavo con le scolaresche in visita.

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Nei Magazzini Severiani era possibile stipare in poco tempo grandi quantità di materiali provenienti dalle navi, sono enormi e ben conservati, percorreteli fino in fondo e salite al belvedere per avere una vista del lago artificiale e delle rovine dall’alto. L’Antico Porto di Traiano è facilmente visitabile a piedi anche se a volte si finisce per perdere l’orientamento pur guardando la mappa. Quali erano le aree bagnate dal mare? Dove sto camminando adesso? Il grande esagono invece è perfettamente riconoscibile e dalle foto aeree appare nella sua rigorosa perfezione geometrica, oggi è proprietà privata della famiglia Torlonia, un parco naturalistico chiamato L’Oasi di Porto, visitabile a pagamento e con entrata dal lato opposto del bacino.

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Qualche informazione pratica:

Come visitare il Sito Archeologico? L’area è aperta al pubblico, con ingresso gratuito, il primo sabato e l’ultima domenica di ogni mese. Meglio comunque controllare gli orari (e la presenza di eventuali aperture straordinarie) telefonando allo 06 6529192.
Dove parcheggiare? Davanti all’ingresso c’è posto solo per poche macchine ed è quindi probabile (se non certo) che non troverete spazio. Consiglio di lasciare l’auto nel parcheggio del cimitero che dista circa 300 mt dai cancelli dell’Antico Porto di Claudio e Traiano.

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