Una curiosa caccia al tesoro a Firenze

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Oggi vi propongo una caccia al tesoro per le vie di Firenze da Piazza del Duomo fino a Borgo Pinti. In cerca di cosa? Di buchette del vino. E non sto scherzando. Esistono davvero e sono sotto gli occhi di tutti, forse non ci avete fatto ancora caso. Sono delle finestrelle, spesso oggi murate, o chiuse con una porticina, attraverso le quali riusciva a passare solo la sagoma di un fiaschetto e il denaro per il suo pagamento.  Ho trovato per caso navigando in internet il sito di un’associazione culturale che si occupa del censimento di queste buchette nel territorio toscano e la cosa ha iniziato a scatenare la mia curiosità tanto da stampare una mappa e dedicare una giornata in giro per Firenze cercando di scovarle tra i vicoli, i muri, e anche cortili interni. E’ stato divertente. Un passatempo leggero e un buon pretesto per vivere ancora una volta questa bellissima città.

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Quando ancora non mi era capitato di trovare notizie in rete credevo fossero delle nicchie dove una volta mettevano dei santini, come si fa spesso quì in Umbria, per esempio anche in fondo alla via di casa mia ce n’è una. Non credevo assolutamente avessero una storia diversa e così interessante, legata ad un bene alimentare che è caratteristica dell’identità toscana. Una specie di cordone che legava la città alla campagna, e ai terreni agricoli sui quali si era cominciato ad investire.

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Le buchette si trovano al piano terra in comunicazione con la strada per permettere un facile e rapido commercio del vino, in genere proveniente dalle vigne possedute in periferia dalla famiglia che abitava il palazzo. Una sorta di primo grande intervento di sviluppo delle classi danarose fiorentine nel settore dell’enogastronomia, ricchezza che ancora oggi rende questa regione così speciale agli occhi del mondo.

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Sono stata a Firenze decine di volte ma vederla da un altro punto di vista rende tutto nuovo, la ricerca delle buchette diventa un po’ la scusa per vagare in una città splendida senza una meta precisa, ricercando però degli indizi, come si faceva da bambini.  Durante la caccia al tesoro ho scoperto per esempio Palazzo Antinori nel quale c’è non solo una buchetta tenuta benissimo e con la scritta VINO ben visibile, ma entrando si trova un bell’ingresso a chiostro nel quale è esposto il Carro Matto, ovvero un carro in legno nel quale venivano ordinati e fissati con rigore i fiaschi durante il loro viaggio dalla campagna alla città. La famiglia Antinori da secoli si occupa della produzione del vino e la mostra ne celebra la storia. L’imponente piramide di bottiglie anche se sembra in difficile equilibrio (il nome “Matto” non è a caso) era in realtà molto stabile, trainata da cavalli o buoi  raggiungeva Firenze dalle terre del Chianti e la paglia intrecciata sui fiaschetti aiutava a ridurre gli urti e l’esposizione del vino al sole. Nell’atrio c’è anche un bel pozzo antico e un’enoteca, per restare in tema.

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Entrando nel palazzo che ospita l’Hotel Monna Lisa a Borgo Pinci si ha la possibilità di vedere una buchetta dall’interno, e non solo. L’ingresso è bellissimo, con il soffitto a cassettoni dipinti e la scalinata, credo che questa parte sia aperta alle visite perché sono entrata senza problemi e il portone era spalancato. La finestrella si trova sul lato destro ed è un vero gioiellino, ormai murata e invisibile da fuori mantiene invece tutte le caratteristiche originali vista dal lato opposto (la sua foto è la prima che ho inserito come titolo del post).

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Mi sono ritrovata davanti la buchetta tagliata da un portone verde per caso appena uscita dal mio ristorante preferito in Via Sant’Antonino. Carinissima. Ci sarò passata davanti decine di volte e non sapendo della sua esistenza l’ho sempre ignorata. Pensando alle tavole dei ristoranti fiorentini viene subito in mente il “fiaschetto”, la bottiglia dal collo lungo, soffiata a mano, con la sua forma originale e il corpo intrecciato di paglia. Ora è diventato un elemento decorativo altamente acchiappaturisti, ma intramontabile.

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Leggendo in rete ho scoperto che alcune delle buchette che ho fotografato sono “false” ovvero nate per altri scopi, non delle vere finestre ma una specie di nicchie chiuse con una porticina nei quali venivano riposti degli oggetti soprattutto in vicinanza di tabernacoli e edicole religiose. Dopo averne viste almeno tre o quattro di questo tipo ho capito che erano un po’ diverse e sono andata a cercare online. Insomma, sembra buchetta ma non è, la faccenda inizia a farsi complicata.

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Solo nel centro di Firenze ce ne sono tantissime e non sono riuscita a vederle tutte. Alcune sono più belle e originali di altre ma in ogni caso la cornice in cui si trovano è stupenda.

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Volete diventare attenti ricercatori di buchette? Allora iniziate a documentarvi leggendo le pagine del sito dell’associazione buchettedelvino.org e divertitevi a riconoscere i diversi stili, il bugnato, la punta acuta, la falsa buchetta, la buchetta riutilizzata ad altri scopi, etc… E il passo successivo è una bella giornata a Firenze, una lunga camminata e una strana caccia al tesoro per scoprire qualcosa in più sulla storia della città.

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