Visitando il Cluster Riso. Expo Milano 2015

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Il cluster dedicato al riso attira molti visitatori sia per la sua posizione, a pochi metri dall’ingresso e dal Padiglione Zero, che per la bellezza del suo design esterno. Le strutture catturano l’occhio ed invogliano a fermarsi ed entrare, le pareti sono ricoperte di specchi sui quali si riflette il verde delle piante del riso, illusione ottica che raddoppia la prospettiva e fa apparire molto più grande la mini-risaia allestita per la manifestazione. Tra tutti i cluster visitati mi è sembrato quello più affollato, e a tratti anche il più confusionario, i contenuti ci sono ma in mezzo a montagne di merce bisogna un po’ avere la pazienza di cercarli. Tanta popolarità rende più difficile comunicare con il personale all’interno delle aree espositive, l’aspetto didattico si riduce per lasciar spazio ad un mega mercato di artigianato e spezie, grazioso ma a volte un po’ fuori tema.

Per scoprire qualcosa in più è necessario leggere i pannelli esplicativi fuori dai padiglioni che ripercorrono la storia del riso, la diffusione e le varie tipologie che troviamo nelle nostre tavole o in giro per il mondo. Cambiano i metodi di cottura e il sapore, la consistenza e il profumo ma questa coltivazione affonda le radici nel passato remoto della storia dell’uomo. Conosciuto in Europa, in America, in Africa e soprattutto in Asia dove è considerato l’alimento per eccellenza, una presenza immancabile nelle tavole di stati diversi che a volte poco hanno in comune se non il consumo quotidiano del riso.

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Padiglione della Cambogia

Il cluster riunisce cinque paesi, tutti asiatici tranne uno, e dedica anche una mostra di foto d’autore sul tema della coltivazione del riso realizzate da Gianni Berengo Gardin, un racconto che dall’oriente giunge alle coltivazioni tradizionali del Nord Italia, una produzione che abbraccia tutto il pianeta.

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Padiglione della Sierra Leone

La Sierra Leone, la cui economia si basa principalmente sull’agricoltura, presenta non solo la sua produzione nazionale di riso ma il progetto della costruzione di un villaggio autosufficiente, lo “Smart Farm Village” nel quale produrre tutto ciò che serve ad una comunità. Nello spazio espositivo del Bangladesh, troviamo un mercatino di spezie e oggettistica varia, in un angolo una tavola calda dove poter acquistare dei piatti o dei menù (a base di carne o vegetariani) e accompagnati da riso bianco o da un più speziato byriani. L’area che mi è piaciuta di più è stata quella del Myanmar, le varie specie di riso vengono esposte come dei gioielli all’interno di contenitori tradizionali in legno dipinto, sono distribuiti opuscoli gratuiti per conoscere meglio il Paese e insegnare ai visitatori a cuocere il riso al vapore (guai a bollirlo, perderà il suo aroma prezioso!)
Più scenografico il padiglone della Cambogia, con statue, decorazioni e foto giganti di Angkor Wat, anche se dentro si trovano soprattutto oggetti artigianali e un gran numero di curiosi. Più tranquilla la stanza dedicata al Laos, con decorazioni in legno, foto sul tema dell’agricoltura e un piccolo ristorante take away con prodotti a base di riso, che è l’alimento più consumato e si collega anche a rituali religiosi.

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Riso in contenitori dipinti , padiglione Myanmar

Dato che la mia famiglia è italo – indiana non commento l’identità un po’ dubbia del padiglione Basmati, poco esplicativo tra l’altro e limitato ad un mercatino turistico con annesso ristorante (indiano?). Mi aspettavo qualcosa di più soprattutto perchè il riso basmati è tra le specie più apprezzate ed esportate in tutto il mondo. Noi lo consumiamo almeno due volte alla settimana, il basmati appena cotto ha un aroma che arriva dritto al cuore, è un alimento appagante che si combina con ogni tipo di pietanza, un piatto unico, un contorno e un valido sostituto del pane.

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Decorazioni e specie di riso, padiglione del Laos

Nonostante ci siano diverse cose da vedere l’aspetto molto commerciale del Cluster Riso mi ha un pò delusa, gli oggetti sono tutti molto belli ma a volte si fatica un po’ a trovare delle informazioni collegate al tema e degli spunti didattici. La presenza di numerosi visitatori impedisce spesso agli standisti di poter lasciare direttamente delle informazioni, alcuni consegnano però (agli interessati) dei volantini, spesso in inglese, in cui si parla di riso, agricoltura ma anche di turismo e di economia. Credo che all’Expo si debba andare principalmente per conoscere qualcosa di nuovo, quindi il mio consiglio è guardarsi intorno con calma, seguire le didascalie, cercare del materiale da consultare e fare domande. La fretta è cattiva consigliera, prendetevi tutto il tempo e non trascurate le informazioni scritte sulle pareti dei padiglioni. Se proprio non potete trattenervi almeno scattate una foto, potrete leggere tutto una volta a casa.

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