Visitare il cantiere della Domus Aurea

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La Domus Aurea fu una residenza da sogno di un imperatore, o meglio, priceps, piuttosto megalomane, passato alla storia in modo infausto. Il palazzo di Nerone era una specie di città nella città e si estendeva dal Palatino all’Esquilino fino al Celio, non fu in marmo ma in mattoni, decorata con strabordante lusso ed esuberanza, comprendeva stanze, giardini, fontane e addirittura riserve con animali, vigneti, panorami mozzafiato, padiglioni immersi nel verde e luoghi che riuscivano a ricreare l’ambiente rurale all’interno di una metropoli del tempo. Il tutto nel centro di Roma. Oggi è possibile visitare gli scavi e anche finanziare il procedere dei lavori. Passare attraverso le sale è emozionante, ma oltre alla meraviglia c’è anche la curiosità di osservare con i propri occhi l’attività di salvataggio di un sito archeologico enorme e dagli equilibri delicati.

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Appena dopo la morte di Nerone, la  Domus Aurea cadde volutamente nell’oblio e diventò la base sulla quale erigere ex novo, ricoprendo di terra la memoria dell’imperatore e anche la sua ambiziosa residenza. Poco resta della ricchezza decorativa delle sale, ma dalla grandezza titanica della struttura è facile intuire la tendenza agli eccessi e la vanità che caratterizzavano il progetto. Dell’oro, delle pietre preziose e del pregiato alabastro orientale che “faceva brillare le stanze anche a porte chiuse” non abbiamo che il racconto degli antichi. Lo smantellamento della Domus, e i vari furti, ci hanno restituito solo lo scheletro dell’opera, e parzialmente salvo proprio perché colmo di detriti e trasformato nei secoli in fondamenta per altre costruzioni.

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Il fascino di questo luogo è anche legato alla sua riscoperta in pieno Rinascimento, età in cui il mondo classico era modello di bellezza e perfezione dal quale ripartire . La leggenda vuole che avvenne in modo accidentale, pare che un ragazzo camminando sul colle Oppio scivolò in una buca e vide per la prima volta degli affreschi romani.  L’avvenimento scatenò la curiosità folle degli artisti del tempo, alcuni, come Pinturicchio e Michelangelo, lasciarono la loro firma in una porzione dello scavo dopo aver affrontato la discesa all’interno delle rovine. Graffiti illustri (ma pur sempre graffiti).

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Fin da subito dalla Domus si iniziò a copiare e a fantasticare. I motivi degli affreschi eleganti influenzarono le mode artistiche e crearono anche nuovi stili (per es. le grottesche, affreschi osservati ‘in grotta’). Si dipinsero anche versioni ideali dell’aspetto delle stanze mescolando alle immagini delle scoperte altre create col pennello.

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Per entrare all’interno del cantiere si indossa un elmetto e si procede in gruppi all’interno di ampi cunicoli. L’equilibrio del sito archeologico è pesantemente compromesso, l’umidità, le infiltrazioni d’acqua e le radici degli alberi mettono a rischio il suo stato di conservazione. Ci sono vari progetti di recupero, a lungo termine e costosi. La visita è perlopiù lungo ampi passaggi sotterranei ma non è difficile, le guide sono piene di entusiasmo e spiegano nei dettagli pur avendo a disposizione solo un’ora.

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Alcuni dei luoghi che si incontrano lungo il percorso sono: la Sala della volta delle Civette, il Ninfeo di Ulisse e Polifemo, la Sala di Ulisse e Sciro, la Sala Dorata. Ma il momento più bello di tutta la visita è l’ingresso nella Sala Ottagonale, che pare un cerchio di sole circondato da tanti raggi, stanze che si aprono da ogni lato con perfetta simmetria. Dalla cupola – lucernario si torna in contatto col mondo esterno, si incontra di nuovo il giorno e pare che durante i banchetti al tempo di Nerone piovessero addirittura petali di rosa.

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Ciò che resta della Domus oggi è solo una piccola parte e anche l’ambiente intorno ha subito grosse modifiche. Sull’area dove sorgeva un lago più tardi fu eretto l’Anfiteatro Flavio, che prese il nome di Colosseo dalla statua gigante di Nerone in bronzo dorato che un tempo si trovava lì. Così una delle meraviglie del mondo nacque per restituire ai cittadini un’ampia superficie che per anni era diventata proprietà privata dell’imperatore.

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Nerone non sarà stato esattamente uno stinco di santo ma gran parte del suo pessimo curriculum è dovuto anche agli intrighi della madre Agrippina, e dal modo in cui la storia ci è arrivata nel tempo. Forse ci è stato consegnato un profilo nettamente peggiore di quello reale. Chissà. Era psicopatico? Probabilmente no, ma di certo stravagante e amava la bellezza, la musica e la poesia. Veramente incendiò Roma? Non è detto, anzi pare si trovasse altrove. Sappiamo però che le fiamme gli consegnarono in mano le chiavi immaginarie della Domus Aurea dopo aver sgombrato la strada e liberato una grande superficie edificabile. Responsabile o no, se l’incendio non ci fosse stato Nerone non avrebbe avuto così tanto spazio da riorganizzare a suo piacimento. E la costruzione di una simile opera, anche agli occhi dei contemporanei, deve essere apparsa una pura pazzia.

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Per poter accedere alla Domus Aurea è necessario prenotare una visita guidata. Non c’è accesso libero ma solo previa conferma dei posti. A partire dal febbraio si è aggiunta la possibilità di vedere l’aspetto originale delle stanze con gli occhi della realtà virtuale. Il prezzo è di 14,00 euro (aperta solo nel weekend). Per seguire lo stato dei lavori potete curiosare nel sito ufficiale del Cantiere della Domus Aurea, è presente anche una sezione per il booking online e la pubblicazione dei progetti svolti, o da svolgere, per la messa in sicurezza del monumento.

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