A La Paz cielo plumbeo, stranezze e gelatina

Bolivia 30 - Copia

Che città strana e difficile La Paz. Ti senti subito senza fiato. Non è solo l’altitudine ma anche la mancanza di orizzonte, la prima sensazione è quella di essere scivolati dentro il cratere di un vulcano. Il primo giorno sei sorpreso, il secondo vorresti fuggire via, il terzo trattenerti ancora. E’ una città che circonda se stessa in ogni luogo, la periferia si estende come i bordi di un grande vaso, città bassa equivale a città ricca, mentre in alto c’è quello che si vorrebbe tenere nascosto, la povertà, l’insicurezza e i problemi. Detto così sembra la trama di Jane Eyre, ma no, è solo il riassunto in poche parole di La Paz. Una conca divisa in due dalla via commerciale e finanziaria, El Prado, e tutto intorno gironi di case popolari che si arrampicano secondo vari livelli, più si sale più si passa dalle case alle baracche.

la paz bolivia (1 of 1)

Il centro storico parte da Plaza Murillo riconoscibile dagli edifici governativi e una marea di piccioni. Si affaccia sulla piazza anche El Quemado, un palazzo la cui sventura sembra ripetersi a intervalli regolari, ha subito almeno quattro (o cinque, non mi ricordo con precisione) incendi, e nonostante tutto viene ricostruito e torna ad occupare lo spazio di sempre. Si sale poi per Calle Jaen, vivace e tranquilla, ci sono anche alcuni punti di ritrovo per i pochi turisti che transitano a La Paz. Lampioncini, balconi, casette coloniali ma colorate delle tinte indios. Tutto è curato e piccino, dagli appartamenti residenziali freschi di ristrutturazione ai musei.

Il luogo più visitato di Calle Jaen è il Museo della Coca. Non è difficile immaginare come il nome attragga molti curiosi, si tratta però di un percorso educativo che attraverso alcuni oggetti e tabelloni ripercorre la storia controversa di questa pianta. E’ ancora considerata una dea dai nativi, e regolarmente venerata,  l’immagine della coca appare spesso nel retro delle statuette boliviane che raffigurano la Pachamama, la madre terra, che a volte ha un aspetto minaccioso e viene dipinta di nero e scolpita con tre teste.  Il museo si sofferma sulla complicata dualità della coca, che si trasforma da alleata a nemica dell’uomo a seconda di come (e da chi) viene usata. Scacciando per un attimo lo spettro del narcotraffico, a prima vista sembra una pianta come tante altre, e le sue foglie sono usate sia a livello domestico che industriale anche per la preparazione di bibite, tisane, caramelle e saponi.

la paz bolivia (1 of 1)-2

A La Paz si sale e si scende di continuo, con l’altitudine sembra di avere sempre la palla al piede e il freno tirato. Si procede piano per forza di cose e l’appetito si moltiplica a livello esponenziale. Sarà la fatica, o forse l’aria fresca. In ogni strada si trovano piccole locande a conduzione familiare, pensate per chi lavora lontano da casa e vuole mangiare senza spendere troppo. La cucina boliviana è semplice e in quasi tutti i ristoranti si trovano gli stessi piatti. Non manca la Sopa de Quinoa in tutte le sue varianti e ogni menù finisce con la gelatina. Ammetto che prima di venire in Bolivia non avevo proprio idea degli infiniti modi di usarle in cucina. Gelatine di frutta gommose, gelato “alla gelatina” (un concetto che fila liscio come l’olio), brioche ripiena di quella sbobba tremolante zuccheratissima (ancora una volta similgelatina) e marmellate gelatinose spalmate sul pane. Se poi vuoi rinfrescarti nel bus possono venderti un bicchiere di gelatina sotto ghiaccio, a modi sorbetto. La persecuzione della gelatina. Anche se non la ordini te la servono uguale perché così funziona. Ne avrò mangiata a tonnellate ma non ripeterei l’esperienza in altro luogo al mondo.

la paz bolivia (1 of 1)-3

La Paz è anche la città delle stranezze e delle sorprese. Alcune anche ai limiti della logica, come il Carcere di San Pedro, nel quale i detenuti pagano l’affitto con il loro lavoro, fanno la spesa, gestiscono negozi e portano anche tutte le loro famiglie. Dato che non ci sono guardie all’ingresso mi sembrava un condominio popolare come altri, magari solo un po’ più sporco e congestionato. Poi ho letto il cartello.  La Paz è una città dove dopo un po’ non ci capisci più niente e l’unico modo per viverla è smettere di farsi domande.

la paz bolivia (1 of 1)-4

Una via stretta con negozi ai lati, merce esposta che a un secondo sguardo rivela le sue aspirazioni da bottega degli orrori. Arti o teste di animali seccate, soprattutto lama, ossa, pezzi di pelle, di tessuti, organi sotto spirito, liquidi giallastri o scuri nelle boccette dei quali non voglio avere ulteriori dettagli. Più innocue sembrano le erbe, le statuette di terracotta e strani cubetti solidi trasparenti. Su questi almeno riesco a posare lo sguardo senza svenire. E’ il mercado de la hechicería (stregoneria) ed e’ frequentato dai cittadini di La Paz che nonostante i tempi che cambiano sono notevolmente superstiziosi.  Si deve iniziare la costruzione di un nuovo palazzo? Oppure aprire un ristorante? Inaugurare una nuova casa? Sempre meglio fare un salto a questo mercatino piuttosto che sfidare la sorte. Questo è almeno quello che pensano gli acquirenti dei vari negozi qui in giro. Una tradizione macabra ma di sicuro antichissima, filo conduttore con la civiltà che esisteva prima dell’arrivo degli europei. L’attraverso tutto ma con passo spedito, non ho lo stomaco abbastanza forte.

Finita la via si riprende a respirare. E in tutti i sensi. Si apre di nuovo uno spazio, circola l’aria e il vento andino spazza via quegli strani odori. La Paz riappare di nuovo una metropoli. A tratti pure moderna. Ed è ancora una volta la geografia a definirne il carattere: è una città che si stringe e si apre come un ventaglio, ti soffoca ma poi ti conduce in alto, ti fa sembrare stelle le luci delle povere case sulle rocce e non fa splendere il sole su piazze e giardini.

la paz bolivia (1 of 1)-5

Ma è dal mirador Killi Killi che la capitale boliviana mostra il suo profilo migliore. Da lì sembra tutta bella, senza difetti. Nei giorni limpidi uscendo dalla città, quando si ha il panorama completo del cratere appare anche l’Illimani, la montagna sacra nella cultura Aymara e la vetta più alta della Cordillera Real. La Paz mi ha lasciato negli occhi tante immagini, e tutte diverse, è una città originale ma a tratti pure inquietante. In giro per le sue strade poi c’è uno strano silenzio. I boliviani sono accorti e gentili ma non amano parlare troppo, anzi forse non amano proprio parlare e quando lo fanno è sottovoce.

Lascio La Paz ripassando per El Alto, la città mercato brulicante di negozi e venditori onnipresenti e nonostante l’alta concentrazione abitativa trovo ancora silenzio. C’è la folla, la calca di gente, eppur nessuno fiata. Mi fa quasi paura ma è la normalità. Con questa ulteriore stranezza nella mente mi riavvicino all’aeroporto in tempo per il mio volo per Lima. Un volo che partirà con un giorno di ritardo, e mentre mi avvicinavo al terminal dando per conclusa la mia esperienza boliviana ancora non sapevo che a distanza di poche ore sarei tornata a camminare per le sue strade. Ad aspettarmi c’erano ancora sopa de quinoa, salite, discese, stranezze, punti interrogativi irrisolti, silenzio. Ancora cielo plumbeo. E anche gelatina.

la paz bolivia (1 of 1)-6

 

CHE NE PENSI? Se il post ti è piaciuto, se hai domande oppure ho dimenticato qualcosa lascia un commento. Sarò lieta di rispondere.