Cayo Largo, ovvero il paradiso in sintesi

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Se dovessi scegliere un’immagine soltanto per sintetizzare l’idea di paradiso tropicale mi verrebbe in mente subito Cayo Largo. Quella foto da cartolina, ormai alquanto stereotipata, con palme, sabbia bianca di velluto e un mare azzurro e puro come acqua minerale, quel luogo che sembra finto ma che in realtà esiste davvero, ed è una strisciolina di terra a Sud di Cuba, circondata dal Mar dei Caraibi.  Sebbene non sia un’appassionata di vacanze balneari questa piccola isola è un luogo che non sazia mai, un posto incantato dai colori da sogno, un angolo dove tutto è perfetto, il disegno ad acquerello del paradiso.

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Cayo Largo è il mare. E una spiaggia sulla quale addormentarsi con la ninna nanna del vento. I fondali sono dapprima bassi e sabbiosi, ideali anche per chi non sa nuotare, le onde passano e non ti trascinano via, al massimo ti cullano.  Ci sono vari modi per visitare l’isola, si può pernottare in un hotel (o resorts all inclusive) ma anche vedere in un giorno con partenza e rientro dall’aeroporto di La Habana (soluzione che consiglio). Certo prima di scegliere un tour bisogna fare un bel giro di agenzie e cercare quella di cui fidarsi, non vi fate abbordare dai procacciatori di clienti che incontrate per strada, varcate la soglia dell’ufficio solo se lo avete scelto da soli. In genere così si fanno gli affari migliori. Dopo aver valutato varie ipotesi, alla fine ho preso un pacchetto con volo interno (circa 140 Eur), giro in barca e varie soste incluse. E in questo caso risulta anche inutile contrattare, il prezzo è fisso e intoccabile, imposto come regola ma la spesa vale del tutto l’impresa. Ecco cosa viene incluso quasi in tutti i giri organizzati che si acquistano dalla capitale cubana per Cayo Largo.

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Ti vengono a prendere in hotel, o ci si da appuntamento in una location prefissata. Noi non avevamo un albergo ma un appartamento fuori città quindi ci siamo fatti trovare pronti in un luogo concordato (che è in genere il monumento, agenzia del turismo, banca, albergone e vari, di turno). Siamo saliti in bus e dopo una mezzora di transfer in cui tutti dormivano (inclusa la guida) eccoci davanti all’aeroporto, dai biglietti alle carte d’imbarco si passa in pochi secondi perchè è tutto già pronto. E poi a piedi sulla pista fino a un aereo piccino, saremmo stati a malapena venti persone. Non è che il velivolo mi abbia convinta troppo ma salire a bordo senza borse, bagagli etc,  solo con le infradito, il costume e poco più non ha prezzo. Dall’alto Cayo Largo (che in spagnolo vuol dire “lungo”, quindi attenzione è un false friend) è proprio una striscia precisa di palme e sabbia in mezzo alle acque turchesi. Sembra non ci sia traccia dell’uomo, almeno in volo, le poche case e hotel sono ben nascosti nella vegetazione.

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La prima sosta per noi è stata Cayo Iguana, un piccolo isolotto abitato esclusivamente da iguane in libertà che prendono il sole tra i sassi. Ammetto che i rettili in genere mi fanno un vistoso schifo in questo caso ho una buona tolleranza, anzi, vedere centinaia di iguane che si muovono tra rocce, dune e le palmette, era uno scenario interessante, pareva di stare in un pianeta popolato da piccoli dinosauri che scavalcano pietre lunari e montagne di conchiglie. Girando intorno all’isola si passa lungo la costa nord, dove ci sono le paludi e mangrovie crescono fino a sembrare piccole isole. In quella parte non ci sono spiagge e non è permessa (per ovvi movitivi) la balneazione. Più si rientra verso il sud più il mare si fa calmo e le spiagge sabbiose e riparate. Ad un certo punto l’imbarcazione si ferma in alto mare… per farci fare il bagno. Ma io non so nuotare (vergogna), poi vedo che tutti stanno … camminando!! Allora scendo dalla scaletta e seppur riuscendo a scorgere la terra a malapena sento i piedi ben sicuri sulla sabbia. Come è possibile? La piscina naturale è una delle soste più belle, da sola merita il viaggio a Cayo Largo. Pensate di trovarvi in alto mare, scendere dalla barca e sentire l’acqua appena all’ombelico. Si tratta di un dislivello del fondale che ha creato una specie di montagna nel mare, così scendendo in quel punto si trova l’acqua ad altezza piscina, e ne possiede anche il colore e la trasparenza. Solo una variazione : non c’è cloro, e in più i pesci e le stelle marine.

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Risaliti a bordo (e se non siete nuotatori uscite dall’acqua per primi perchè il battello si allontana per effetto della corrente spostandosi fuori dall’area in cui si tocca), si fa sosta nei pressi della barriera corallina per fare snorkeling e vedere da vicino la meraviglia della vita nel mare. Ahimè resto a bordo perchè sono un gatto di piombo, ma i pesciolini di tanti colori si fanno vedere lo stesso perchè l’acqua è un cristallo. Dulcis in fundo, l’ultimo stop è Playa Sirena, una lingua di sabbia considerata la spiaggia più bella dell’isola (o dei Caraibi) non ci sono ombrelloni, niente hotel, solo una fila di palmette basse un po’ distanti e un unico bar piccino a un bel po’ di distanza. Uno spazio aperto con solo sabbia e mare (e che sabbia!! E che mare!!).

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Si attraversano a piedi scalzi piccole dune bianchissime, anzi accecanti come neon, ci vorrebbero gli occhiali da sci per poter guardare intorno senza avere il mal di testa. La sabbia non brucia, ha una consistenza setosa e soffice, da buttarcisi sopra come fosse un materasso. Si resta in acqua il più possibile perchè è un sogno ad occhi aperti e il caldo che c’è fuori invita a non uscire da quella immensa, splendida, piscina. Al tramonto il vento si fa più forte e il mare inizia a mostrarsi meno pacato e gentile. Sarebbe il momento giusto per un aperitivo ma invece è ora di ripartire. Si risale sul piccolo aereo e in un’ora siamo già a La Habana. Il bus che doveva riportarci in centro però è rotto, ne chiamano un altro con molta calma e nel frattempo aspettiamo fuori dall’aeroporto, ai bordi della strada. Arriverà, si, Si Dios quiere. Sento dei vaghi bisbigli in lontananza, gente che si lamenta e si mostra scocciata. Eh no, la pazienza anche se non l’avete doveta tirarla fuori, per essere arrabbiati col mondo Cuba è proprio il posto sbagliato.

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