Cuenca la colta, la ricca e la sofisticata

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Girando per l’Ecuador non vi capiterà di vedere un altro luogo come Cuenca. Incontrerete altre città interessanti, anche con più storia e più monumenti, ma la natura soave ed ospitale di questo luogo non ha rivali. Moderna, pulita, ordinata e soprannominata “Atene del Sud America”.  Che cosa chiedere di più? L’ho scoperta al fianco di amici ecuatoriani che mi hanno trasmesso non solo le vibrazioni positive di Cuenca ma anche un abbraccio, un’ospitalità perfetta e tanta saporitissima comida. E poi sono la coppia più bella del mondo (grazie e ancora grazie).

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Perché Cuenca è la città ideale del benessere ecuatoriano? Innanzitutto ha un centro coloniale bello. Ma non bello e basta o bello così così. E’ bello in modo inaspettato, vasto e splendido. Si cammina per ore a piedi in una lunga distesa di centro storico, molti viali pedonali chiusi al traffico, mercati di fiori, giardini con panchine e negozi di ogni tipo. Si respira un’aria molto europea, a volte mi pare di stare in Spagna, altre a Parigi. In giro si incontrano persone elegantissime, oppure ragazze in tuta e ciabatte che scendono di casa per un succo fresco o un gelato, più avanti signore che vengono dai villaggi vicini con gli abiti tradizionali sgargianti e l’immancabile cappellino.

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Ma Cuenca non vive solo nel passato, è una città moderna, vivace, industriale e anche più sicura degli altri centri urbani. Il fiume Tomebamba scorre dividendo in due la città, confine tra parte moderna e l’antica. Lungo il corso ci si siede per rilassarsi, bere qualcosa o chiacchierare. Ci sono bar con piccoli balconcini sospesi, le casas colgantes, se il vostro hotel si trova nei pressi del fiume sicuramente avrà da qualche parte una veranda che da lontano pare quasi una serra. Strano che anche nella Cuenca spagnola, della quale doveva essere la riproduzione nel Nuovo Mondo, ci sono case pensili, ma in quel caso nella roccia. Oltre alle architetture lungo il fiume che cosa c’è di originale marcato Cuenca? La risposta sta in un cappello, erroneamente noto con il nome di panama. El Sombrero de Paja Tojilla è l’articolo di artigianato più prestigioso, esportato in tutto l’Ecuador e nel resto del Sud America. Il punto di partenza è una tipologia specifica di paglia ma la sua lavorazione può durare anche otto mesi.

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Per visitare tutto il centro un giorno non basta. Ogni vicolo merita di occupare uno spazio nei ricordi. Tante le chiese, i barrios tradizionali, patios con fiori, passaggi coperti, archi e portici. Ci sono molte librerie, i cuencanos sono colti, vestono bene e si curano tantissimo. La facciata della cattedrale ricorda vagamente Notre Dame (sarà la giornata di pioggia), mentre la cupola azzurra riporta i colori vivaci della cultura india ecuatoriana. Ma Cuenca è anche un museo a cielo aperto di porte, portine e portoncini. Chiavistelli, chiavi, catenacci. Se vi piacciono almeno un po’ avrete da fare per giorni. Mettetevi a osservare. Molte sono degli autentici pezzi d’antiquariato. E anche case più moderne a volte scelgono di inserire (o inglobare in una finta uscita) porte antiche come valore aggiunto.

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I frullati con latte e ghiaccio non si vendono per le strade ma nei bar, alcuni con tavoli stilosi, altri più spartani. Scelgo la seconda opzione ma non me ne pento. Oltre ai succhi, alle marmellate di frutti esotici su pane tostato (la più buona quella di guanabana), non resisto al richiamo del caffè. E che caffè. Nero, in tazza grande, caldissimo e con un aroma cioccolatoso da scovare a chilometri. Così buono che mi farei tranquillamente 16 ore d’aereo solo per berne un altro.

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Oltre alla cattedrale e al lungofiume un altro simbolo della città è La cruz del Vado, una croce piantata dagli spagnoli per allontanare le piene del fiume. Nel quartiere alto molte case sono state restaurate e appaiono nel loro aspetto nostalgico. Ci sono anche molti negozi di artigianato locale, alcuni economici, altri proprio no. Mi passa davanti un autobus turistico rosso a due piani. Ancora una volta mi sembra di stare in Europa, e benché apprezzi le diversità ogni tanto, soprattutto in un lungo viaggio, questo senso di sicurezza è appagante. Come sentirsi per un po’ a casa.

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Una Cuenca piacevole, all’avanguardia e colta che non interrompe il legame con ciò che c’è stato prima, la storia è un filo invisibile che tiene in piedi il presente. Questo alla base anche del culto de los antepasados, una sorta di venerazione della memoria il cui riassunto potrebbe essere “senza ieri non c’è oggi, e nemmeno domani”. Ma la cosa più bella di questa città per me sono i cittadini. Cuenca è sobria ma anche barocca ed elegante, esattamente come loro. Gli abitanti appaiono allegri, rilassati e straordinariamente gentili. E’ la città più bella dell’Ecuador, la più gioviale, la più serena.

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