Ricordi di un vecchio viaggio in Messico (prima parte)

Messico 1 Tulum

Primavera 2005. Ne sono passati di anni e successe di cose. Il Messico, un viaggio zaino in spalla e per la prima volta in un posto veramente lontano. L’incontro con questa terra ha segnato l’inizio di un amore viscerale per il Sud America, passione che mi guida ancora e mi spinge a sognare nuove mete e ricordare ogni minimo dettaglio di ciò che ho visto, sentito e provato. Dovessi organizzare ora il mio viaggio in Yucatan e Chiapas forse lo farei in modo diverso ma da ventenne mi sono diretta nei luoghi di cui avevo sempre sentito parlare. Non mi dilungo in dettagli e consigli perchè non avrebbe senso, è passato troppo tempo e credo che le cose siano cambiate di molto, almeno dal punto di vista organizzativo. I miei appunti sono polverosi eppure alcune immagini non sfuggono, si intrappolano in una rete e ogni tanto come pesci pescati si agitano.

Due sono le parole che durante il viaggio ho sentito in ogni luogo, una è “Plaza de Armas” l’altra “Ruinas“. Se c’è una troverete anche l’altra perchè dove arrivano le armi le città diventano ruinas, è una storia vecchia ma più attuale che mai. Quanto è interessante poi questo Nuovo Mondo! Che infondo era già antico ai tempi dell’arrivo dei primi coloni spagnoli. La versione scolastica raccontava una favola diversa, e soprattutto faceva calare una tenda nera su tutto ciò che c’era prima degli assatanati conquistatori. Ma in questi luoghi la civiltà esisteva, e non una soltanto. Se ancora oggi si continua a studiare, a scavare, a liberare rovine dalla giungla, è un po’ anche per cercare di rimediare ai danni di una distruzione di massa che ha coinvolto vite umane ma anche un patrimonio inestimabile di tradizioni, arti e conoscenze. Non ci restano che le ruinas .

Messico 2

La civiltà Maya ha molti volti e vari climi, fu un insieme di città stato che presentavano caratteristiche in comune e che coprivano un territorio che va dal Sud del Messico al Salvador. Ai turisti spesso restano impressi gli effetti più feroci e grotteschi di queste culture, sicuramente difficili da comprendere oggi e da giustificare. Tuttavia credo che il medioevo europeo e l’impero romano non furono di fatto meno truculenti di quanto lo siano state le popolazioni precolombiane e i loro riti. Nell’anno del mio viaggio a Chitchen Itza si poteva ancora salire sulla Grande Piramide, simbolo della città sacra tolteca che un tempo era anche meta di pellegrinaggi. Il monumento più famoso, oggi una delle sette meraviglie del mondo, é collegata al culto di Kukulkan (o Quetzalcoatl il serpente piumato) sacerdote barbuto e sovrano che morendo predisse un suo ritorno, semplificando (e non di poco) il primo approccio di Cortés e dei suoi uomini, altrettanto barbuti e venuti dal mare. Un inganno e una beffa del destino che fece entrare senza resistenza gli spagnoli in terra messicana, almeno in un primo momento e almeno secondo il mito.

Chitchen Itza è un parco archeologico di dimensioni enormi, nel quale vagare nella storia fino a perdersi. Non si può lasciare il Messico senza averlo visto. Concedersi un’intera giornata a camminare tra le rovine di questa città perduta è un’emozione grandissima. Mistero, imponenza, precisione maniacale, motivi eleganti, decorazioni macabre. Si gioca sulle sensazioni estreme. Teschi, figure umane, la strana posa della statua di Chac Mool, il giaguaro rosso, divenuta anche per gli esperti un indovinello senza risposta. Il tempio dei guerrieri e il suo colonnato, l’osservatorio astronomico e il cenote sacro, un pozzo naturale usato anche per rituali e sacrifici umani. Impossibile non incuriosirsi davanti ai resti dello stadio per il juego de la pelota, una spianata nella quale sono ancora visibili gli anelli dove doveva passare una palla di caucciù contesa tra due squadre. Una specie di calcio dei tempi antichi legato al culto del Sole. Attraverso l’esito delle partite era possibile ricevere e interpretare segnali dagli dei e il gioco precedeva rituali e venerazioni.

messico 5

Qualche ora in autobus e da Chitchen Itza si giunge alla città dell’Alba una delle più recenti e ricche colonie Maya. Un antico porto baciato dal mare e da nuvole bianche. Tulum, oggi una distesa di rovine in una location spettacolare a ridosso del Mar dei Caraibi, tra palme inclinate e una vegetazione fitta in cui sollazzano decine di simpatiche iguane. Certo gli architetti del tempo costruirono Tulum come base commerciale in una posizione strategica e non conoscevano ancora il volto dei turisti che vi sarebbero giunti da ogni dove per ammirare quello scenario da cartolina.

messico playa del carmen

Non se ne ha mai abbastanza del Paradiso. Quindi non si può evitare una sosta nelle stupende spiagge della Riviera Maya. Schivando Cancún mi sono diretta verso Playa del Carmen, un nucleo turistico ancora vivibile, almeno ai tempi della mia visita,  e Isla Mujeres, isoletta tropicale nella quale circolare solo a piedi tra guesthouses economiche gestite da messicani, ristorantini e spiaggette dalla sabbia bianca. Spero che le cose non siano cambiate, o per lo meno che siano mutate in modo positivo. Non so che impressione mi farebbe tornarci oggi, undici anni dopo.  E chissà dove è finita la mia prima compattina digitale, ricordo che quando stavano per finire le batterie a stilo, puntualmente nel mezzo di un’escursione, iniziavo a sudare freddo e frugare nella borsa come una folle.

chichen itza

Forse ciò che mi manca più del Messico, aldilà del mare dalle tinte pastello, è il cibo piccante ovunque, ardente ma fresco e dalle note fruttate, detto così sembra un controsenso. Combinazioni diaboliche di peperoncini da far impennare in un secondo la Scala di Scoville. Non c’è da sorprendersi se questi frutti del Nuovo Mondo sono presenti in quasi tutti i piatti messicani, dalla cioccolata ai fagioli; non solo agiscono da tonici e da antidepressivi ma aiutano la digestione e la conservazione dei cibi (facoltà preziosissime date le temperature), la loro storia corre indietro di circa 9000 anni (novemila!!!) ed è strettamente collegata all’eredità storica del Paese. Dagli Aztechi e Maya alle tavole di tutto il mondo. Un tocco vivace e anche un’immagine bella da guardare, oggi diventata un simbolo di buon auspicio in un’area immaginaria che si estende virtualmente dal Sud Italia… all’India (e anche più in là). Ne basta poco per rendere tutto più bello e attraente, forse il peperoncino ha davvero delle proprietà magiche come ritenevano gli antichi.

 

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