Cosa vedere ad Ayutthaya in un giorno

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Molto prima di Bangkok c’era Ayutthaya (e ancora prima Sukothai). L’attuale capitale della Thailandia non era che un’area paludosa e un villaggetto di pescatori anche meno di tre secoli fa, il cuore dell’antico impero del Siam batteva più a nord, in un’isola ritagliata dai fiumi nella pianura grazie a un capolavoro di ingegneria antica, in quella che oggi è una foresta di rovine sorgevano i luoghi di culto più importanti, gli edifici pubblici e i palazzi del potere.

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Potenza economica, culturale e soprattutto commerciale, Ayutthaya fu una capitale ricca e raffinata, ammirata anche dagli europei che al ritorno dai loro viaggi in Oriente ne raccontavano lo splendore.  I frammenti ancora in piedi, pendenti, decapitati e reclinati verso il suolo sono il nocciolo che resta intatto dopo che è stato consumato il frutto. L’invasione birmana della Thailandia pose la parola fine al dominio della capitale, l’Antica città è oggi un grande giardino archeologico con rovine di templi, palazzi e statue sacre nascoste tra gli alberi, e anche tra le radici, come la più iconica immagine del posto: il volto del Buddha incastonato in un albero nei pressi del tempio di Wat Mahatat.

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La costruzione dei primi edifici pubblici di Ayuttaya non fu casuale ma la rappresentazione in terra della cosmologia hindu – buddhista, con una divisione degli spazi pensata per riprodurre il paradiso, l’inferno e il mondo materiale emulando il Monte Merut, residenza degli dèi dei miti hindu. Guardando dall’alto la piantina di Ayutthaya ancora oggi appare un anello ritagliato dal suolo da una linea fluviale circolare, un luogo circoscritto creato a tavolino sfruttando il corso di tre fiumi. La città, circondata da un anello d’acqua, dal punto di vista pratico aveva tutte le carte in regola per essere un grande nucleo economico e politico, i canali i rendevano veloci gli spostamenti di cose e persone e rendevano il cuore di Ayutthaya un nucleo isolato e facile da difendere (soprattutto dopo la vittoria su Angkor Wat e la crescita dei commerci internazionali).

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L’insieme di templi e palazzi nella prima fondazione della città si basava su un’organizzazione spaziale simili a quella usata dalla civiltà Khmer per erigere Angkor Wat. Ayutthaya venne pensata come una città nella quale materia e spirito diventavano un tutt’uno e i monumenti nascevano come ripetizione di un ordine di perfezione universale. Il suo nome si ispira a Ayodhya, regno del dio Ram, una delle principali figure della mitologia e della religione induista, protagonista del Ramayana l’epica che ha influenzato fortemente la cultura thai ed è ancora oggi conosciuta, recitata e studiata.

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Tra le rovine della città perduta dominano i colori caldi, l’arancione dei mattoni in argilla cotta, delle porzioni di muro crollato, ma anche delle vesti che ricoprono l’immagine del Buddha e le cordicelle votive di fiori. Alcuni nuovi templi, popolati da fedeli in preghiera e da distese di scarpe al suolo appena prima dell’entrata, sono a poca distanza dagli antichi luoghi di preghiera. Nel corso del tempo però le richieste dei regnanti cambiarono, e così anche le scelte degli architetti, il progetto ideale non venne più rispettato e sorsero nuovi edifici in ordine sparso, per esigenze pratiche e non più esclusivamente ideali e spirituali. L’età d’oro di Ayuttaya fu dal 1350 al 1767, anno in cui venne invasa, saccheggiata e distrutta, trasformandosi in un luogo fantasma prima di essere riscoperta dal turismo.

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Disponendo di un giorno per vedere l’antica capitale a nord di Bangkok, cosa scegliere? Essendo un luogo molto visitato e ben organizzato ci sono tante valide alternative, dalla gita full day messa in piedi da agenzie locali alla visita libera con spostamenti in treno, taxi e tuk tuk. Il fai da te richiede qualche energia in più per trovare i mezzi e contrattare, ma con il vantaggio di poter saltare il pranzo (che normalmente è incluso nei tour e porta via un po’ di tempo alle visite).

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Da non perdere all’interno del parco archeologico è il Wat Ratchaburana, le rovine di un tempio costruito in memoria dei due fratelli del re Boromracha, uccisi in duello per la successione al trono. Ancor oggi maestoso, ampiamente decorato e con immagini dei Naga e di Garuda, l’aquila celeste della tradizione hindu associata a Vishnu (e simbolo della Thailandia) e i naga i serpenti sacri. Uomini uccello e uomini serpente, cugini e nemici in eterno conflitto per dispute familiari legate anche al possesso dell’Amrita, il nettare dell’immortalità.  Non è raro in Thailandia trovare templi edificati dai sovrani regnanti in memoria di quelli appena defunti, o celebrativi delle gesta eroiche di personaggi nobili straordinari. La cripta del tempio conteneva inestimabili tesori: stupa d’oro, statue del Buddha, amuleti e reliquie. Sulla trafugazione misteriosa della refurtiva (nel 1957) girano diverse leggende, ma una cosa è certa, gli autori non riuscirono a farla franca ed oggi i reperti sono stati recuperati ed esposti al Museo Nazionale.

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In prossimità di Wat Ratchaburana si trova il Wat Mahatat, dopo una lunga fila di rovine di statue antiche, facendo un po’ d’attenzione, si può scorgere il famosissimo volto di Buddha “intrappolato” tra le radici di un albero di banyan. Secondo la leggenda posta ai piedi dell’albero per essere protetta e risparmiata al saccheggio dei birmani, o secondo altri rubata dal tempio e poi trascinata a fatica per alcuni metri, finchè non venne abbandonata accanto all’albero e nel tempo inglobata miracolosamente.

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Un tempio ancora oggi spettacolare è il Wat yai Chai Mongkhon, costruito nella seconda metà del 1300 d.C. al quale sono stati aggiunte anche altre strutture più recenti nel corso degli anni, famoso per il lungo viale di statue del Buddha vestite di sgargianti tessuti gialli. In quest’area vive da secoli una comunità di monaci provenienti dallo Sri Lanka. E’ un complesso piuttosto grande che include anche tempietti moderni per offerte votive e venditori di sottilissimi fogli d’oro che i i fedeli in preghiera le applicano con le proprie dita sulle statue sacre fino a coprirle completamente.

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Consiglio di salire sulla terrazza per vedere l’insieme dei templi e di rovine antiche dall’alto. Le scale non sono troppo ripide e in pochi minuti avrete davanti una bellissima vista, le statue sacre circondate dai giardini con palme, fiori e piante di ogni tipo, le torri appuntite dei templi immerse nel verde. Oltre alle grandi torri con guglie e terrazze panoramiche, non uscite senza dare uno sguardo  alla bella statua bianca del Buddha reclinato, una grande scultura sacra coperta di un tessuto giallo, principale luogo di culto e di preghiera.

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Il Wat Chai Watthnaram è un altro tempio dell’Auytthaya perduta che non si può assolutamente depennare dalla propria lista. Dedicato alla Vittoria e alla Prosperità, fù l’ultima grande meraviglia che aggiunse nella skyline della capitale del Siam, terminato nel 1630 era una delle immagini più suggestive dell’ultimo secolo di vita di Ayutthaya. La torre centrale in stile Khmer (un tempo ricoperta di lastre di oro e stagno) è circondata da altre otto torri più piccole, collegate da gallerie sotterranee, un vero gioiello, in tutti i sensi, splendente al contatto coi raggi del sole. Nel piccolo molo poco distante attraccavano le barche dei sovrani (si poteva raggiungere il posto solo navigando l’acqua dei canali). Oggi le decorazioni sono state rimosse e trafugate tuttavia anche senza la preziosa copertura il tempio è ancora intatto e maestoso.

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Il Wat Na Phra Men è il monastero che sorge di fronte al luogo in cui venivano cremati gli appartenenti alla famiglia reale durante il regno di Ayutthaya. Nel tempio si custodiscono alcune venerate statue del Buddha (di cui una in cui appare seduto non al suolo con le gambe incrociate ma su di un trono, una posizione alquanto inusuale). La statua più bella è la grande immagine del Buddha dorata e con abiti regali , gli stessi indossati dai sovrani nell’ultima fase del regno. Nel giardino si trovano anche alberi sacri di ficus e rovine di parti antiche del monastero andate distrutte. La sala principale ha un’architettura molto accattivante, con guglie d’oro e decorazioni articolate, tanto da sembrare una cattedrale dell’architettura tradizionale thai.

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Giungendo da Bangkok verso Ayutthaya si incontra inoltre il Bang Pa In Palace, sontuoso insieme di palazzi, padiglioni, giardini artistici e templi considerata la Residenza d’Estate della famiglia reale thailandese. Un complesso elegante quanto bizzarro, si passa dall’architettura cinese a quella vittoriana, ai ricami dorati dei templi thai fino a immagini della fantasia, torri arcobaleno e ponti scenografici sull’acqua. Una residenza molto particolare che merita sicuramente una visita (e della quale tornerò a parlare con calma in un altro post).

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