Le meraviglie del Wat Phra Kaew e del Palazzo Reale di Bangkok

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Girando per Bangkok vedrete tante cose, statue monumentali, orchidee, decorazioni, mercati, templi bellissimi. Niente è paragonabile però alla magnificenza degli edifici del Grande Palazzo Reale e del Wat Phra Kaew, un insieme di monumenti pubblici e religiosi belli da portar via il fiato e l’attrazione turistica principale della città.  Tutti quelli che atterrano al Suvarnabumi prima di ripartire fanno una sosta lì per vedere con i propri occhi le immagini da cartolina simbolo del paese.

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Cortili, templi, giardini con alberi monumentali e un’intensa passeggiata tra meraviglie, la Royal Bangkok sulle sponde del fiume è una concentrazione di arte a prova di mal di testa e torcicollo. Stucchi, vetri colorati, statue brillanti, si passa dal blu cobalto al verde bosco, e non manca nemmeno l’arancione, il rosso e l’argento.  Le pagode, i mosaici colorati, le statue d’oro, i possenti guardiani in pietra del tempio, guglie sottili che si illuminano al primo raggio di sole. Non si sa dove guardare. Attraversare l’ingresso della biglietteria e il primo porticato è compiere un viaggio nel tempo lasciando alle spalle la città odierna per immergersi nelle meraviglie dell’antico impero del Siam.

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L’edificio più imponente è il Wat Phra Kew, il tempio che custodisce la veneratissima statua del Buddha di Smeraldo, una pagoda ricoperta di lamelle splendenti color blu e porpora. La scultura custodita nella sala principale  è in realtà molto piccola (e non è di smeraldo ma di fluorite), alta poco più di quaranta centimetri e da lontano non si vede neanche troppo bene. Tuttavia è il luogo più sacro del buddhismo in Thailandia, uno spazio condiviso da fedeli e turisti, c’è chi prega in silenzio e chi osserva esterrefatto la bellezza della sala.

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Oggi il re di Thailandia non abita più nelle stanze del Grande Palazzo Reale, la residenza storica, con le sue splendide decorazioni è un museo preso d’assalto dai visitatori. I palazzi e templi monumentali iniziano a nascere a partire dal 1782, quando Bangkok sostuendosi ad Ayuttaya, divenne la nuova capitale del Regno del Siam. Quest’area prestigiosissima, e legata ai culti religiosi e dell’imperatore, un tempo era abitata dalla comunità cinese. Costretti ad abbandonare le loro dimore per non ostacolare i nuovi progetti edilizi, gli immigrati si trasferirono nella Chinatown poco distante (e che esiste ancora).

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Il complesso religioso e governativo riprende lo schema di Angkor Wat con pagode, sale, corridoi, possenti statue e giochi di prospettive. Una bellezza che da sola vale il costo del viaggio e ogni fatica. Difficile scindere potere temporale e spirituale nella cultura thai, per quanto forte sia la devozione al Buddhismo anche il re è (ed è sempre stato) oggetto di venerazione del popolo.

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Taxi e tuk tuk vi porteranno tranquillamente nei pressi del palazzo ma il modo migliore per arrivare è il battello sul Chao Praya scendendo al molo Tha Chang Pier. Dalla biglietteria si entra nella foresta di palazzi religiosi dominata dal grande stupa dorato. Figure magiche e miti sembrano prendere vita ad ogni sguardo, gli austeri giganti armati di spada, demoni nella cultura siamese, e poi Garuda e i Naga, l’aquila simbolo della Thailandia e il serpenti, cugini e nemici provenienti dalla mitologia hindu. Motivi splendidi e sempre diversi ornano le colonne, i portali e le finestre.

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Per evitare noiosi inconvenienti seguite alla lettera il dress code consigliato, indossate solo indumenti lunghi e al massimo t shirts. Non entrate con canottiere e pantaloni corti, vietata anche la pancia scoperta e le ciabattine. Per coloro che si presentano all’ingresso senza gli abiti adatti è possibile affittare per pochi baht alcuni scialli e pantaloni (orrendi ma almeno non resterete fuori).

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