Wat Arun e Wat Pho, le due sponde del fiume Chao Praya

wat arun bangkok (1 di 1)-4

Iniziando a parlare di una città come Bangkok non ho che l’imbarazzo della scelta. La metropoli tentacolare misto di antico moderno e ultramoderno sotto molti aspetti mi ricorda Mumbai, soprattutto nella skyline, nelle file di taxi (non neri come quelli indiani ma rosa shoking) e nella distesa di edifici che si perde all’orizzonte tra case della gente comune e sfavillanti grattacieli. A Bangkok ho dedicato più tempo di quello che avevo in programma perchè non solo è enorme e attraente ma ci sono tanti luoghi d’interesse che non si possono depennare. Per esempio due bellissimi templi sulle rive opposte delle stesso fiume. Wat Arun, il tempio dell’alba, e Wat Pho, luogo dove il riposa in Grande Buddha Disteso, entrambi visitabili nell’arco di mezza giornata. Salite su uno dei frequenti battelli e passate da una sponda all’altra tra decorazioni floreali nate da un magnifico riciclaggio di materiali e una statua gigantesca ricoperta interamente d’oro

wat arun bangkok (1 di 1)-7

Wat Arun, un intricato mosaico di porcellane , marmi e smalti colorati che pare frutto dell’immaginazione di Gaudì quando è invece stato costruito qualche secolo prima prima della nascita del maestro del Modernismo Catalano (a proposito, non è che Gaudì si è fatto un giro a Bangkok?), le sue decorazioni sono belle, originali, opulente, ma hanno anche una genesi curiosa: sono frutto di un ri-utilizzo di materiali destinati a diventare rifiuti. Gli splendidi fiori fatti di mosaici a partire da pezzettini di porcellana nascono per recuperare il carico di frammenti che le navi cinesi usavano come zavorra, vecchi pezzi di porcellana ormai inutilizzabili. Una nuova vita letteralmente “sbocciata” tra le scalinate e le architetture del tempio. Senza la delicata rete di disegni Wat Arun non apparirebbe così bello e raffinato, colorato quando il sole gioca tra le sue guglie, luccicante al tramonto.

wat arun bangkok (1 di 1)-5

Nella mitologia hindu Aruna è colui che guida il carro del sole (Surya), Wat Arun è simbolicamente il tempio dell’Alba, del nuovo giorno e del nuovo inizio. L’area di Wat Arun nacque ancora prima della capitale della Thailandia, la sua fondazione significò l’aprirsi di una nuova era dopo la distruzione di Ayuthaya, per sigillare  l’inizio  re Taksin iniziò ad edificare un palazzo e un tempio come dimora per il Buddha di Smeraldo pensando di stabilire il cuore del suo regno su quella sponda del fiume.  Con la morte del sovrano le cose andarono diversamente, il suo successore spostò la città dall’altro lato, la stessa che nel giro di tre secoli sarebbe diventa immensa e popolatissima, trasformandosi dalla Thomburi di ieri alla Bangkok di oggi.

wat arun bangkok (1 di 1)-6

La storia del Buddha di smeraldo è alquanto rocambolesca e degna di un avvincente romanzo d’avventura. La statua, sicuramente non di smeraldo ma di pietre semipreziose (forse giada o quarzo luminescente) venne ricoperta di gesso per scoraggiare eventuali furti ma ciò nonostante venne rubata e portata in Laos. La sparizione di questa statua (preziosa soprattutto nel suo valore simbolico e spirituale) portò ad un conflitto tra il regno di Thailandia e lo stato in cui si nascondeva la refurtiva. Non sappiamo come andarono veramente le cose ma infine il Buddha tornò a Bangkok e nonostante fu costruito Wat Arun per ospitare la tanto amata statua, il Wat Pra Kaew divenne la sua sede definitiva, un importante luogo di culto, nonchè il complesso monumentale più visitato di Bangkok.

wat arun bangkok (1 di 1)-2

L’accesso al tempio è dal Tha Thien Pier, il molo addobbato con bandierine e piccole pagode multifunzionali. Si incontrano all’ingesso molti turisti ma anche monaci buddhisti in pellegrinaggio che scalano ogni grandino della grande torre con pazienza, senza mostrare alcuna preoccupazione per l’altezza o la pendenza della salita. Sconfitta dalle vertigini alla fine resto in basso (sono una fifona, non mi smentisco) e faccio una passeggiata nel giardino, dove i fiori di porcellana si sommano ai fiori veri, coloratissimi e onnipresenti.

wat arun bangkok (1 di 1)-10

Mi fermo anche a guardare nel mercatino i tessuti locali dalle tinte pastello, gli stessi che indossati e piegati ad arte compongono il sarong, l’abito tradizionale thailandese (una specie di gonna pareo ma molto elegante) oggi quasi scomparso dalla vita quotidiana e relegato alle cerimonie e al folklore. Per i pasti sono ricorsa spesso alle bancarelle di frutta sbucciata e venduta in sacchetti trasparenti. Anche alla fermata del battello se ne incontrano alcune, con  vetrine in cui esporre precisi ventagli di ananas, kiwi e papaya tagliati con precisione e sistemati a scala senza errori di un millimetro.

wat arun bangkok (1 di 1)-3

Riprendo il battello e passo dall’altra parte del fiume, dopo un fitto corridoio di venditori di cibo da strada (e tutti i fumi e le puzze connesse) appare finalmente il tempio di Wat Pho, uno dei luoghi più famosi di Bangkok la cui immagine appare in ogni guida, libro e cartolina. La sua costruzione venne iniziata a metà dell’Ottocento ed è uno dei luoghi più antichi della capitale. Il complesso si compone di diversi padiglioni che si snodano tra giardini, statue, chiostri e pittoresche decorazioni.

wat arun bangkok (1 di 1)-11

In un’immensa stanza rettangolare riposa il Grande Buddha disteso, una statua lunga più di quarantasei metri ed alta quindici, ricoperta d’oro e dai piedi costellati di decorazioni – racconto in madreperla. Sul soffitto e tutto intorno delicati disegni, intagli nel legno e pannelli dipinti che rappresentano la vita e la conversione del Buddha, episodi narrati come in un libro aperto ben chiaro agli occhi dei fedeli (più o meno come le vetrate di una cattedrale europea). Di fronte alla statua una lunga fila di ciotole rotonde attendono donazioni per i monaci, i visitatori lasciano un contributo e il suono delle monete rimbomba nella stanza come una preghiera.

wat arun bangkok (1 di 1)-12

La statua del Grande Buddha non è che una delle tante aule del tempio, per passare da un luogo all’altro si passa per un cortile con giardini curati nel quale si trovano piante e fiori di diversa provenienza e tipologia, dalle delicate orchidee agli alberelli potati ad arte per creare piacevoli geometrie. Il giardino non è solo un elemento decorativo ma un luogo di preghiera nel quale è custodito anche un albero sacro discendente del Bodhi Tree (la pianta di fico dove il Buddha ricevette l’illuminazione) che si trova a Bogdhaya, in India nello stato del Bihar.

wat arun bangkok (1 di 1)-14

Una lunga fila di statue del Buddha seduto guidano il percorso dal chiostro all’altare principale del tempio, luogo in cui si conservano le ceneri di re Rama I. La stanza è una delle più belle del complesso e ogni colore sembra annullarsi nello scintillìo dell’oro.  Aldilà del suo legame con il buddhismo e le famiglie dei regnanti del tempo, il tempio di Wat Pho è anche il centro in cui nacque e si sviluppò una prestigiosa scuola di massaggio e medicina tradizionale.  Tutto è silenzio, rigore, ordine e pulizia. C’è una scolaresca che ascolta attentamente le spiegazioni del professore, lui parla sottovoce per non turbare l’equilibrio del luogo e loro lo seguono con attenzione, immobili come pietre. Ancora qualche passo e varco la soglia di nuovo, bastano un paio di minuti per risentire il traffico, i taxi in cerca di clienti da trasportare, i banchi del cibo di strada con i loro fumi di arrosto o di fritto, le bancarelle di oggettisca e i bus parcheggiati più lontano, gli autisti aspettano e intando chiacchierano e si accendono una sigaretta.  Se avete ancora qualche ora di luce a disposizione abbinate le visite ai due templi a un giro in barca tra le case popolari lungo i canali, se non sapete quale imbarcazione è dedicata alla visita chiedete a un conducente di tuk tuk, vi porterà nel luogo esatto (aumentando la tariffa giusti di pochi baht).

wat arun bangkok (1 di 1)-15

CHE NE PENSI? Se il post ti è piaciuto, se hai domande oppure ho dimenticato qualcosa, lascia un messaggio. Sarò lieta di rispondere.