Wat Saket la montagna dorata

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Sulla cima di una collina atipica, circondata un po’ da pagode e un po’ da grattacieli, si trova questo tempio suggestivo incluso in un piccolo bosco metropolitano di palme e fiori.  La grande stupa dorata e lucente, visibile anche da lontano, è il punto di arrivo di un’intensa scalata di gradini nel silenzio assoluto. Recatevi in taxy o tuk tuk fino al distretto di Rattanakosin per scoprire il Wat Saket, un luogo di culto isolato eppur ombelico della metropoli thailandese. E no, non si tratta dell’ennesimo tempio di Bangkok. 

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Ma da dove nasce questa collina? E’ un rilievo naturale? In realtà no. Anzi ni. Una collinetta prima c’era ma il volume e l’aspetto di oggi sono dovuti all’accumulo di detriti di una costruzione precedentemente crollata. Il tempio si basa sul progetto di un enorme chedi che si accasciò al terreno, l’ammasso di materiali delle rovine negli anni si convertì una piccola montagna coperta di vegetazione (sulla quale venne edificata una seconda struttura).  Più di recente la collina è stata cementata per evitare smottamenti ed oggi appare così, come un unico grande blocco che culmina con torri e guglie dorate.

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Il santuario custodisce reliquie appartenenti all’antica città nepalese di Kapilavastu e donate alla Thailandia dagli inglesi, per raggiungerlo si devono scalare 320 gradini in un percorso suggestivo che si arrotola a chicciola intorno al grande blocco del tempio, fino a una terrazza panoramica da urlo. Nelle ore più calde del giorno l’umidità è opprimente, mi ero promessa di cimentarmi nell’impresa all’alba o al tramonto (per ritrovarmici invece a mezzogiorno, solito colpo di furbizia). All’ingresso c’è una minatura del tempio e lungo il percorso si incontrano fiori, piante tropicali e piccole finte cascate, durante le festività di novembre i fedeli salgono tutti i gradini con un drappo rosso addosso, lo stesso che poi poggeranno sulla base del grande chedi come buon auspicio. Ci si trova al centro di un’enorme metropoli eppure per magia c’è solo silenzio, come essere fuggiti lontano semplicemente schioccando le dita.

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Ed è proprio la tentacolare Bangkok (ed una vista gratuita a 360°) il motivo principale per cui tanti turisti stranieri salgono le scale ripide che portano al tempio a tutte le ore del giorno. La terrazza permette di osservare la città da ogni angolo, si possono riconoscere facilmente quasi tutti i monumenti e i grattacieli più famosi. Terminata la visita ci fermiamo in una specie di piccolo bar vicino ai bagni pubblici, ci sono dei tavoli uno attaccato all’altro e nel menù un po’ scarno ma meglio di niente, si trovano dei frullati, gelati e frutta fresca.

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Se oggi è un’attrazione turistica e un luogo di culto armonioso e sereno, la sua storia al tempo della fondazione fu alquanto diversa, il Wat Saket era infatti un sito dedicato alla cremazione dei i defunti delle famiglie più povere, motivo per cui il quartiere dall’aspetto antico che si trova ai piedi del tempio è ancora oggi chiamato “La porta dei fantasmi”.  Nell’Ottocento in seguito alle epidemie c’erano così tanti corpi da dover sistemare che non riuscivano neanche a cremarli, spesso li lasciavano in balìa degli uccelli. Un’immagine horror e hitchcockiana ma che per quanto macabra aveva in sé una promessa di salvezza :nutrire gli animali e contribuire al ciclo della vita avrebbe aiutato il defunto a reincarnarsi e ottenere una sorte più felice di quella avuta nella vita passata.

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Le pire per le cremazioni hanno oggi lasciato il posto a delle belle pagode con decorazioni dorate, dall’alto delle terrazze non si vedono che fiori, alberi tropicali e lunghe file campane di preghiera,  il loro suono profondo si diffonde nell’aria mentre gli odori sono ancora quelli della città, smog e polvere si mescolano alle orchidee e alle buoganville in un cocktail gradevole/sgradevole a seconda di come tira il vento (e quale degli odori ti raggiunge per primo).

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