Efeso antica meraviglia

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Un lungo percorso discendente che da un paesaggio collinare come tanti conduce tra strade, colonne, marmi e ciò che resta di imponenti edifici, tra i fasti di una delle città più importanti dell’antichità. Un porto commerciale, luogo di culto, metropoli multietnica e tollerante, provincia romana ai confini con l’Asia e dalle enormi ricchezze. Sto parlando di Efeso, oggi grande parco archeologico dove perdersi nel passato e scoprire ancora una volta l’eleganza e la bellezza del mondo classico.

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Ok. Non a tutti piace camminare per chilometri sotto il sole tra ruderi, capitelli infossati nell’erba e centinaia di rovine. Eppure una passeggiata lungo le vie lastricate di Ephesus riuscirà a convincere anche chi di solito davanti all’archeologia non si emoziona. Il sito è ben conservato e sembra di entrare di colpo in una città romana, anche se il suo aspetto non è più quello di un tempo non è difficile immaginare che sia stata uno dei più bei luoghi dell’antichità.

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Dal punto di vista turistico è facilmente raggiungibile, si può visitare durante un’escursione dal porto di Izmir (Smirne) se si è in crociera nel Mediterraneo, o partendo dalla vicina Kusadasi, località di soggiorno balneare nella Costa Turchese. Ma il suo nome, Ephesus, da cosa deriva? Alcuni dicono dal nome di una regina delle amazzoni, fondatrici leggendarie della città, altri dicono da apis (ape) l’animale simbolo del luogo e collegato al culto di Artemide.

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E a proposito di Artemide… se incontrerete la sua immagine, o la statuetta nei negozi di souvenirs, vedrete una figura femminile dalle tante mammelle, o forse testicoli di toro usati per i sacrifici. Alla dea della fertilità era dedicato ad Efeso un tempio colossale, una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico. L’Artemision, così si chiamava, negli anni del suo splendore, veniva visitato da turisti e pellegrini dell’epoca provenienti anche da luoghi molto lontani.  Pare che sia stato quattro volte il Partenone di Atene. Distrutto dallo scemo di turno in cerca di notorietà, ricostruito da Alessandro Magno e poi nuovamente buttato giù su comando dopo la diffusione del cristianesimo. Una storia sfortunata, il culto di Artemide, e ancor prima di Cibele, venne dimenticato con il progressivo cadere delle colonne.  E oggi delle 127 ne resta solo una, rimessa in piedi con un bello sforzo, e pure in rovina.

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La Efeso romana invece mantiene un aspetto decisamente migliore e la splendida struttura della Biblioteca di Celso, un tempio della cultura e delle arti, cattura tutti gli sguardi dei turisti in transito. Si cammina per la Via Arcadiana, passando per l’antico porto e l’agorà, dal mare giungevano le merci a quella che un tempo era la Lidia, e presto venivano messe in mostra e commercializzate nel grande mercato cittadino. Era un porto di mare, ma nel senso migliore del termine, una terra orientale ai confini con l’occidente nella quale si scambiavano non solo oggetti e materiali ma anche lingue, cibi e culture.

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Il mare si allontanò e Efeso perse anche la sua importanza nei commerci del Mediterraneo. E il luogo dimenticato viene riscoperto oggi dai turisti di massa provenienti da ogni dove. Il parco archeologico è molto grande e comprende resti di edifici pubblici e ricche domus con mosaici, la via dei Curati, il tempio delle vestali e le terme. Molto ben conservati anche i bagni pubblici e il tempio di Adriano, straripante di dettagli e decorazioni. Incisa sul pavimento marmoreo la pubblicità di un lupanare (con l’immagine di una donna e la direzione ben segnalata con la sagoma di un piede) e antichi giochi di gruppo per passare il tempo. Il teatro di modello greco, scavato sul colle e immenso, poteva ospitare quasi 25.000 spettatori ed è ancora oggi in ottimo stato.

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Un museo a cielo aperto che si percorre camminando, quasi in punta di piedi, tra il marmo delle strade e dei monumenti.  E come a Roma i gatti prendono il sole accoccolati sulle rovine, noncuranti dei turisti, delle guide schiamazzanti, delle macchine fotografiche e delle diverse lingue parlate. Semplicemente ignorano. E infondo adesso è casa loro. Il tempio di Artemide è crollato, così come l’enorme basilica, non ci sono più nè i pellegrini, nè i marinai, nè mercanti. Secondo alcune leggende i gatti si avvicinano ai luoghi in cui si trovano gli spiriti, chissà se tra le vertebre marmoree di Efeso riescono ancora a vedere l’aspetto dell’antica città.

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