Mosca e il gelido inverno russo

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Dove inizia la città? Dall’alto un’immensa e omogenea macchia di periferia, arrivi in centro e ancora credi di essere lontanissimo dalla Piazza Rossa quando basta attraversare un arco per poterla calpestare. Dal finestrino dell’autobus file di strani negozi di alimentari che vendono un po’ di tutto, dai biscotti ai pezzi di ricambio per il trapano elettrico. Showrooms internazionali e a pochi passi empori tuttofare in stile sovietico con etichette dei prodotti dai colori standard, pressochè identiche per ogni cosa. Mi hanno detto che Mosca o la si ama o la si odia. Forse no. E’ una città che non conquista, che lascia indecisi. Ma che va vista almeno una volta nella vita.

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Si capisce già dal primo giorno che è una città culturalmente molto omogenea. Andando contro corrente all’aspetto delle moderne nuove città global, Mosca è una metropoli di soli russi, o quasi. Diversi sono i livelli sociali ma regna una sola etnia, i tratti somatici si assomigliano. I conti in banca anche no. Ed ecco che accanto alle signore con il fazzoletto sbiadito, e il cappotto che ha visto diverse stagioni, appaiono i figli di papà vestiti come modelli con auto di lusso, autisti, portaborse e carte di credito da sceicchi. Mosca è anche questo. La storia socialista, la nuova scalata economica pure un po’ selvaggia, la tradizione e l’aspetto più russo della Russia. Tanto che San Pietroburgo a confronto sembra una città pienamente europea.

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Cosa mi ha delusa di Mosca? La visita del Cremlino, avevo grandi aspettative, mi immaginavo di trascorrerci un giorno intero ma tutti si è esaurito in poche ore. E’ bello vagare tra i diversi piani del GUM, i grandi magazzini della Piazza Rossa, o tra i cunicoli di San Basilio, ma niente di indimenticabile davvero. Con la cucina russa non sono entrata in sintonia, troppi bolliti e strane salse acidine. Veder passare sfilate interminabili di viali grigi, larghi come un’autostrada ed anonimi accanto a tante, troppe, sale da gioco e locali per soli ricchi. Interessante si, ma dopo un po’ annoia. Cosa mi è piaciuto più di Mosca? L’inverno. Vedere le auto che guidano sopra a lastre di ghiaccio come se niente fosse . Scoprire che le macchine parcheggiate la sera davanti all’hotel al mattino quasi sprofondano sotto la neve (e nonostante tutto riescono a partire nel giro di pochi minuti). Sarà ancora visibile la piccola insegna della metro? O sarà sparita sotto la nevicata? La Moscova ghiacciata, le strade pennellate di bianco ma sempre trafficate. Rifugiarsi in uno dei tanti locali riscaldati e accoglienti a mangiare e bere in proverbiale lentezza, il pasto deve durare a lungo se si ha un disperato bisogno di riscaldamento, l’armatura di felpe, giacconi e maglioni ogni tanto va riposta per prendere respiro.

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Mosca mi ha messo davanti un freddo e un gelo mai provati prima. Tra i – 16 , -18 gradi di giorno, di notte non voglio neanche saperlo. Per fortuna nell’hotel oltre alla moquette leopardata e nature morte varie c’erano anche temperature da sauna. Girare da turisti con un freddo del genere è un’impresa e non ne varrebbe la pena se non si trattasse di Mosca. La grande austera capitale russa diventa più bella sotto la neve. Acquista quel fascino che forse in condizioni meno avverse neanche possiede. Come un makeup che la rende splendente il ghiaccio copre palazzoni enormi e squadrati, strade popolari tutte uguali che si dimenticano appena voltato l’angolo.

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Non sono sicura che Mosca mi sia piaciuta fino in fondo, più che altro ho qualche dubbio che continuerebbe a piacermi senza l’inverno. L’inverno tosto con il quale i cittadini convivono in totale naturalezza. Ma alcune sensazioni non le scorderò mai, per esempio la gioia nell’entrare di nuovo tra le mura dell’hotel e passare dalle temperature glaciali al tepore di casa, i piedi sopra al pavimento riscaldato e tutto il vento, la neve e il ghiaccio solo fuori dalla finestra, una proiezione da gustarsi con calma dall’altro lato del vetro. Uscivo come l’omino del logo della Michelin, camminavo con la leggerezza di un orso e sempre facendo attenzione di non compiere scivolate olimpiche su ghiaccio. Collant di lana, calzettoni termici, pantaloni mimetici da cacciatore, maglia di micropile, maglione e piumino superimbottito lungo fino al ginocchio. Un equipaggiamento che ricorda le gite di Fantozzi – Filini, abbastanza goffo ma ultilissimo, senza i multistrati non sarei riuscita a stare fuori dalla mattina alla sera con il freddo polare. Riuscire a non scivolare pattinando sulla Piazza Rossa è quasi impossibile. Anche con le scarpe più robuste l’equilibrio è precario. San Basilio sembra piccola piccola, quasi un modellino. Più bella da fuori che da dentro con le sue cupole colorate che sembrano vistosi cupcakes.

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Non si può percorrere a piedi la Piazza Rossa nelle ore in cui è aperto il mausoleo di Lenin, prima di partire controllate gli orari del coprifuoco. La fila per chi va a visitare la salma del celebre leader comunista, è lunga, lenta e ben sorvegliata. La sosta nella sala in cui è esposto il corpo è di pochi secondi e prima di entrare bisogna spogliarsi dei propri averi, niente borse, buste, macchine fotografiche, telefoni, etc. Tutto in custodia delle alte guardie in uniforme. Ammetto che sono alquanto fobica per questo genere di cose, insomma, trovarmi faccia a faccia con corpi imbalsamati e cerati mi fa piegare le gambe. Se davanti a Lenin non ho avuto paura è perché nel suo letto pare praticamente vivo. Addormentato e in perfetta forma. Alla fine ho fatto bene ad entrare. Si esce dalla camera buia sotterranea, qualche scalino scivoloso e di nuovo lo spazio aperto immenso della Piazza Rossa.

Un antidoto al freddo è camminare, continuare a camminare sempre e mangiare molto. Ulitsa Arbat, la chilometrica via pedonale moscovita, è il luogo migliore per fare entrambe le cose. Niente automobili, niente caos ma una fila di negozi curiosi (antiquari, souvenirs particolari, artigiani) e taverne tipiche con caminetti accessi. Un’atmosfera calda e piacevole per prendersi una pausa dall’inverno russo e dall’austerità generale di Mosca. Troverete in giro turisti di ogni nazionalità e non vi sentirete più soli in un mondo che scrive in cirillico. Proprio per il suo aspetto accogliente e antico è un po’ il rifugio di tutti coloro che sono di passaggio.

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Veloce ed efficiente la metropolitana di Mosca è un museo sotto gli occhi di tanti passeggeri distratti. Si discende con una scala mobile in picchiata verso il basso. Impossibile guardare i volti delle persone che passano al senso contrario, solo una macchia in movimento di volti, capelli, colbacchi e giacconi pensanti. Le stazioni della metro sono molto belle, dopo la prima sensazione di venire ingoiati nelle viscere della terra sopraggiunge la sorpresa per ciò che si trova all’interno, si aprono ambienti decorati ed eleganti, seppur super affollati perché Mosca è una città immensa e popolatissima.

E un consiglio. Prima di partire per la Russia con un viaggio autonomo è importante darci dentro col cirillico. Memorizzare l’alfabeto equivale a rendere più facile ed economico il viaggio. Riuscendo a leggere si possono evitare costosissimi spostamenti in taxi e si è liberi di usare la metro (nella quale tutti i cartelloni sono scritti SOLO in cirillico, quindi aiuto!). Ricominciare dall’ ABC vi tornerà immensamente utile all’atto pratico, la fatica di un giorno rende turisti indipendenti in giro per Mosca, esenti dalle frustrazioni (e anche dalle truffe). Non partite senza fare i compiti a casa!

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