civiltà precolombiane

Macchu Picchu, l’ultimo pezzetto di un impero

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Aguas Calientes, una mini città ai piedi delle montagne nata per gli operai che costruirono la ferrovia tra le Ande. Per arrivare in questo luogo remoto (e apparentemente anonimo) ci si sveglia all’alba da Cusco e il tragitto in treno è indimenticabile. Dal finestrino i paesaggi della Cordillera e in basso le acque veloci dell’Urubamba. In un lungo tratto i binari sembrano costeggiare il corso del fiume sacro. Fuori dalla stazione siamo praticamente a pochi passi da Macchu Picchu anche se ancora dal basso non si vede, gli unici indizi sono le millemila cartoline esposte nelle varie tiendas a gestione familiare. Anche i visitatori attorno a noi sono pochi. L’accesso al sito viene limitato per garantirne la sopravvivenza nel futuro. E su questo il turismo peruviano non cede a compromessi. La salute di Macchu Picchu è più importante di fare cassa.

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Il Perù è una tavolozza di colori

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Un viaggio può cambiare la vita. Non è solo una frase fatta che troppo spesso vedo pubblicata nei social. Può accadare sul serio e non volevo crederci. Non ho idea di cosa sia successo dentro di me durante il tempo che ho passato in Perù, non ci sono stati eventi in particolare ma un insieme di sensazioni, immagini, suoni, incontri che mi hanno resa diversa poco alla volta. E’ un luogo che per ragioni che non conosco nemmeno io mi porterò sempre dentro e in modi diversi continuerò ad amare. La sua bellezza è innegabile ma il vero motivo mi sfugge. E forse non voglio nemmeno saperlo, mica si può essere razionali su tutto.

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Ricordi di un vecchio viaggio in Messico (seconda parte)

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Ripensando al viaggio in Messico ricordo che i bus erano confortevoli e anche puntuali. Non è stato difficile spostarsi e prenotare tutto in loco, a bordo ho visto una marea di film americani sottotitolati.  Non soffrire il mal di movimento mi ha aiutata a passare il tempo anche negli spostamenti più lunghi, sei ore, otto ore, intere nottate spese a rigirarmi su un sedile, per fortuna la strada era una fettuccia distesa. E da entrambi i lati uno strano nulla. Mi ricordo l’ingresso in Chiapas e la foresta che diventava ad ogni chilometro più fitta, l’aridità dello Yucatan lasciava spazio ad una natura rigogliosa e smeraldina. Tutto prendeva vita, l’aria si faceva più umida, l’ombra diventava profumata di foglie e preziosa. La Natura tornava a sorridere all’uomo e bastava guardarsi intorno per vedere cascate dall’acqua limpida e i frutti di questa alleanza.

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